4.6.13

Di LONG WEI. Una sequenza inedita e una cosa da fare.


Dunque, da un paio di giorni è arrivato in edicola Long Wei, nuova proposta a fumetti dell'Aurea Editoriale di Diego Cajelli (sceneggiatore) e Luca Genovese (creatore grafico).
Long Wei è un thriller metropolitano, con tante arti marziali e pestaggi di varia natura, ambientato a Milano.
E' scritto molto bene e raccontato per immagini ancora meglio. Ha le copertine di LRNZ e nei prossimi numeri vanterà i disegni di alcuni tra i più promettenti disegnatori d'Italia, gente che se iniziate a seguirla oggi, tra qualche tempo direte: "io quello lo seguivo sin da quando non era ancora famoso!"
In senso assoluto, Long Wei è una serie coraggiosa. Per come Diego l'ha concepita, per come Luca e gli altri l'hanno disegnata, per come è stata promossa e tutto il resto.
E il mio consiglio è di andare in edicola e comprarlo.







Qui sopra una bella sequenza di Luca Bertelè.

E qui, di solito, finiscono i miei messaggi quando si tratta di segnalare un prodotto che mi piace.
Invece, questa volta, mi dilungo.

Perché c'è un discorso da fare a proposito della stagione che stanno vivendo i bonellidi (gli albi di formato Bonelli non editi dalla Bonelli, per capirsi).
Un discorso che avrei dovuto fare prima ma che non ho mai trovato la maniera giusta.
Adesso, la maniera non l'ho ancora trovata, quindi ve la metterò giù piatta, senza tanti giri di parole.

I bonellidi stanno morendo.
E non perché non trovano più il loro pubblico ma perché, un pubblico, non lo raggiungono proprio.

Breve riassunto:
dieci anni fa i bonellidi potevano contare su un venduto medio per i primi numeri, che si aggirava attorno a un terzo della tiratura iniziale. Certe volte andava leggermente meglio (e si gridava al successo), certe volte leggermente peggio (e si mugugnava in silenzio). Poi le vendite calavano e ci si assestava, sopra o sotto la sopravvivenza, a seconda della bontà del prodotto.
Attorno a questo meccanismo si era quindi sviluppato una sorta di modello economico che, grazie ad un pareggio (il numero di copie vendute necessarie a coprire tutte le spese) di poco inferiore alle diecimila copie,  permetteva a tante testate di campare più o meno decentemente, riuscendo- in qualche caso - a portare a casa qualche soldo.
Diciamo che questo periodo si può circoscrivere in un periodo che va da John Doe n.1 (sessantamila copie di tiratura del primo numero, ventiseimila di venduto), a David Murphy: 911 n. 1 (trentacinquemila copie di tiratura del primo numero, sedicimila copie di venduto). Nel mezzo, Detective Dante (Partito intorno alle diciottomila e poi assestatosi a poco più di diecimila) e le molte testate Star (qui le cifre non le faccio perché, pur conoscendolo che sufficiente precisione, sono comunque dati riportati e non frutto di osservazione diretta).
Da un certo punto in poi, complice la crisi, i cazzi e i mazzi, il mercato si è contratto e questa proporzione si è abbassata. Non in maniera rilevante, ma di quel tanto che bastava per rendere certe operazioni economicamente sfavorevoli.
Poi, in tempi recentissimi, le cose sono peggiorate.

Fine riassunto:
Dove sta il problema?
A causa di una serie di ragioni troppo lunghe e complicate da stare a spiegare (tutta roba legata ai meccanismi distributivi), oggi il problema non è più vendere o non vendere un fumetto. Ma mettere quel fumetto in condizione di poter essere venduto.
Il discorso è semplice: facciamo che un editore stampi un prodotto in un numero di copie che diremo CENTO.
Questo cento raggiunge il distributore nazionale e questo, per tutta una serie di ragioni, ai distributori regionali manda solo NOVANTA. I distributori regionali, sempre per ragioni loro, ne distribuiscono OTTANTA.
Di queste ottanta, gli edicolanti ne, rimandano indietro, con resa immediata (lo stesso giorno che le copie gli arrivano) dieci .
Alla vendita, quindi, arriva SETTANTA. Di questo settanta se ne vende, se tutto va bene, un terzo.
Che è tipo VENTITRE .
Cifra che non somiglia per nulla a quel "poco meno di un terzo su cento" su cui l'editore aveva fatto conto.
E le testate chiudono.
E resta solo la Bonelli.
E i giovani sceneggiatori e disegnatori, interessati al fumetto popolare, non hanno più possibilità di fare esperienza e farsi vedere.
E il lettore ha una scelta sempre meno variegata.
E gli editori diventano ancora più cauti pavidi.
E le tirature si abbassano.
E, se continua così, il fumetto bonellide si estinguerà dall'edicola nei prossimi due anni. Forse molto prima.

E tutto questo che c'entra con Long Wei?
C'entra perché è un bel fumetto. Un fumetto coraggioso.
Che in edicola non si trova.
Perché la tiratura (trentacinquemila copie) che non è bassa ma neanche alta, in edicola non basta per contrastare il fenomeno che vi dicevo prima.
E allora bisogna chiederlo all'edicolante. E magari insistere pure.
Che se insisti con l'edicolante, poi capita che l'edicolante insista con il distributore e alla fine, le copie in edicola ci arrivano.
E magari le cose cambiano.
Perché se non cambiano, poi non lamentatevi che si faccia solo un certo tipo di fumetto, in Italia.
Che la colpa è pure vostra.
E mia.