6.6.13

Stato Nemico.


Non sono uno che pensa che tutti gli sbirri siano bastardi.
Non credo che sia una divisa a fare un uomo, credo che un uomo sia quello che sia.
Ma credo pure che una divisa, un uomo, possa cambiarlo.
Renderlo migliore, spingendolo ad assere all'altezza degli ideali che quella divisa rappresenta, o renderlo peggiore, facendolo aderire a un distorto spirito di corpo che spesso diventa legge del branco.

Non penso quindi che quello che è successo a Cucchi sia il fallimento etico e morale di un'istituzione.
Credo che sia il fallimento etico e morale di alcuni uomini.
Che però, in quella istituzione, hanno trovato un sistema di valori deviato che ha dato sostegno, approvazione e asilo alla loro terribile natura. Amplificandola e rendendola legittima.

Ora, uno Stato sano guarderebbe a questa cosa e vedrebbe dove si annida il male.
Che non è solo nel cuore degli uomini. Ma è una massa tumorale che corrompe e inquina il DNA del sistema stesso.
Uno Stato sano farebbe in modo di estirpare questo tumore.
Punendo gli uomini e curando, allo stesso tempo, quel sistema che ha permesso a quegli uomini di agire indisturbati.

Ma se lo Stato non lo fa, se lo Stato quel tumore se lo cura come fosse un figlio, allora lo Stato stesso è quel tumore. E quel tumore non uccide solo Cucchi. Ma logora ogni giorno tutti noi.
Le nostre speranze. Il nostro spirito. La nostra capacità di credere.

Se lo Stato non agisce per il bene. Allora agisce per il male.
Ed è nostro nemico e nemico di tutto quello che c'è di giusto.

Ieri è andata in scena una vergognosa pantomima in cui degli uomini grigi hanno insultato la verità, servendo e proteggendo quella massa tumescente che loro credono sia lo Stato.

Ma lo Stato non è quello che credono loro.
Lo Stato siamo noi.

E io non mi sento servito.
Io non mi sento protetto.
Io mi sento pestato, violentato e poi mandato a battere sulla Salaria da un pappone con l'alito cattivo e la mano pesante.

E vorrei che qualcuno, una volta tanto, pagasse.
Perché il Re non è nudo.
Il Re è scuoiato, le sue budella sono in bella vista e la merda tracima da lui per colarci addosso.

Ieri, per l'ennesima volta, ci hanno detto che siamo oltre le linee nemiche.
In uno stato ostile che ci vuole morti o servi.
Bisogna prenderne atto.
E agire di conseguenza.












26 commenti:

Omero ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
elphio ha detto...

"nessun commento"...
Così deve restare...

federico ha detto...

Ottimo pezzo.

Omero ha detto...

un'uomo?

Davvero?

Avion ha detto...

Stai parlando male della magistratura, tappo tre montagne ed evoco "popolo dell'agenda rossa".

Giovanna Falletti ha detto...

Davvero l'unico commento intelligente che sapete fare è "un'uomo"????

Omero ha detto...

Sì che si nota "un'uomo".
Se si vogliono fare ragionamenti importanti, se si pretende di commentare e comprendere la forma è importante sennò rimani il solito illetterato che ha letto quattro libri e piscia fuori dal vaso.

Avion ha detto...

Sì vabbè

RRobe ha detto...

Per Omero: sì, era un typo. Uno, per tutto il resto del pezzo era scritto giusto. E' stato corretto venti secondi dopo che il pezzo è stato postato.
Scusa per aver urtato la tua sensibilità.

el mauro ha detto...

Magari il re fosse nudo. Si riderebbe di lui, e forse con lui.
Maledetti sempre.

Omero ha detto...

Bravissimo, sapersi correggere quando si sbaglia è importante.
Pretendo tanto da chi si vuole buttare in commenti politici.

Davide ha detto...

Roberto, poco tempo fa mi è capitato di vedere il film Romanzo di una Strage, che racconta anche l'episodio del Pinelli che "si getta" dalla finestra. Non ricordo le parole esatte ma a un certo punto c'è una frase il quale succo è: "se esce fuori la verità, nessuno mai più si fiderà di una divisa in questo paese". Ho paura che questo sia il mood di fondo di tutte queste inchieste che finiscono con assoluzioni preannunciate. In Italia ne abbiamo a decine, purtroppo. Mi domando se sia un sistema di difesa dello stato e degli uomini che per esso agiscono (cosa non giustificabile, ma che Macchiavellicamente potrei capire) o se peggio sia in effetti un sistema di fondo governato da un vero e proprio "altro stato" non dissimile da quello di LicioGellica memoria perchè, be', in questo caso la mia inquietudine sale a livelli paranoici. La mia paura, insomma, è che quelli che tu indichi come "alcuni uomini" e dei quali sottolinei un fallimento lapalissiano, in questo agire non vedano per nulla un fallimento ma un piano da perseguire con tenacia e irreprensibile continuità da anni. Ovviamente, spero di sbagliarmi.

215 ha detto...

non sto capendo, chi fa commenti politici dev'essere letterato? chi non sa scrivere bene non può esprimere un parere?
senza considerare quanto inutile sia stato farlo notare...boh vabè.
il web genera mostri

comunque, sono d'accordo col post, una volta tanto.

e il commento di Giovanardi sulla sentenza?

Ombra ha detto...

.

ivothor ha detto...

Bravo Roberto.Davvero. grazie di esprimere quello che in molti pensiamo con parole sincere e uno stile unico.

scott ha detto...

ricordo quando il Doc fece un pezzo su "Diaz", e ci fu una specie di reazione popolare al grido di "Non succederà, perchè noi non lo permetteremo". Bhè, io mi sono rotto. Quando si vuol far qualcosa, contate su di me.

Djo! ha detto...

"oggi ho avuto una discussione con un mio amico, lui è uno di quelli bravi, bravi a credere a quello in cui gli dicono di credere."

pieno di brava gente a 'sto paese, troppa.

glaurito ha detto...

Io credo che prima di esprimere un'opinione, bisognerebbe leggere le motivazioni della sentenza di assoluzione. Lo dico da avvocato che si è trovato dall'una e dall'altra parte della barricata in processi del genere, e molto spesso la realtà dei fatti è ben diversa da quella che raccontano i media che, ovviamente, tendono, per ovvi motivi, a cavalcare ed amplificare le tesi che più suscitano l'interesse dell'opinione pubblica. Diverso è il discorso sulla coincidenza o meno della realtà processuale (cioè quello che è emerso dalle testimonianze in giudizio ecc.) con quella "vera" (che nessuno, in giudizio, potrebbe aver raccontato). Ma i giudici possono decidere soltanto sui fatti così come portati al loro esame in dibattimento, ed è solo sulla base di quelli che noi li possiamo e dobbiamo giudicare. Tutto ciò non toglie ovviamente che io stesso abbia conosciuto, nella mia professione, ripetuti casi di abusi da parte delle forze dell'ordine, che vanno stigmatizzati in maniera dura come ha fatto Roberto. Ma prima (o senza) di leggere gli atti processuali e le motivazioni della sentenza Cucchi, non esprimerei opinioni così trancianti, tutto qui.

RRobe ha detto...

Nella migliore delle ipotesi, diranno che non si è potuta attribuire la colpevolezza a individui determinati. Nelle peggiore, che non esiste colpa. 8n entrambi i casi, qualcosa muore.

albrecht virgolo ha detto...

Se era in custodia in un luogo ben preciso e sotto la supervisione di persone identificabili, e conseguentemente a suddetta custodia il ragazzo riscontrava segni di maltrattamenti, tra cui un paio di fratture alle vertebre, mi domando come sia possibile che non si riesca a risalire ai responsabili dei maltrattamenti. Cos'è, si guardavano fra loro facendo roteare l'indice?

Questo atteggiamento ha un nome ben preciso.

COWABUNGA, Dude! ha detto...

Io non capisco una cosa: dal momento che un tizio viene preso in custodia (si dice così, no?) esiste un qualche responsabile di questa custodia? Anche se non si può risalire a chi abbia effettivamente dato le manganellate a Cucchi, non andrebbe condannato chi era responsabile della sua incolumità? esiste tale figura? se una nave affonda, il primo responsabile è il capitano. Per i medici è la stessa cosa. Non dovrebbe essere la stessa cosa per le forze dell'ordine? Le fratture e tumefazioni non sono comparse da sole, una volta appurato che sono state fatte prima di arrivare in ospedale, i colpevoli non dovrebbero venire fuori da sè?

COWABUNGA, Dude! ha detto...

*intendevo i responsabili, non i colpevoli

buonipresagi ha detto...

Il discorso di "se esce fuori la verità, nessuno mai più si fiderà di una divisa in questo paese" è molto buffo, perché in realtà è grazie a quella logica che non ci si fida più.
Se non è stato nessuno, se l'Istituzione fa quadrato, allora è stata l'Istituzione. Se quelli che hanno sfondato a calci il torace di un giornalista inglese fuori dalla Diaz non sono dei nomi e cognomi, allora sono delle divise. E chiunque indossa una divisa può essere potenzialmente uno di loro. Come faccio a fidarmi? Come posso fidarmi del poliziotto che mi controlla lo zaino al concerto quando magari due anni fa stava picchiando ragazzini con il manico del manganello?
Nei rari casi in cui lo Stato riesce a punire se stesso succede che lo spirito di corpo diventa branco.
A Bologna due settimane gli agenti del turno di notte volevano mettersi tutti in malattia per protestare contro una sentenza che aveva condannato un collego per avere sfondato i denti a una ragazza con una manganellata in manifestazione.
Dopo le sentenze di condanna della Diaz un sindacato di polizia ha mandato in giro per Genova dei camion con manifesti assolutori per la polizia.
Abbiamo visto le reazioni alla sentenza per Federico Aldrovandi.
Ampie fette della popolazione delle divise non si fidano più da un bel pezzo, proprio perché lo Stato non è capace (e/o non vuole farlo) di prendere e accompagnare alla porta quelli che con una divisa addosso sbagliano (dalle cazzate in su: quante macchine della polizia vedete mettere la sirena e il lampeggiante per bruciare i semafori rossi e poi staccarli appena passati?)

Filoberto Alamari ha detto...

Il problema è che lo Stato di per sé non esiste: esistono le persone, ed esiste un sistema.
Le persone possono sbagliare, ma il problema grosso è quando il sistema non funziona, e non ha neanche gli anticorpi reagire e correggersi.
Questo purtroppo non vuol dire che il sistema stia morendo, può conservarsi anche se funziona a scapito delle persone, o contro i principi per cui è stato creato.
L'impressione che siamo di fronte a questo tipo di situazione purtroppo è grossa, ma la rabbia non basta, o si trasforma in forza di cambiamento e cura, oppure fa solo male..
dopo questo bel pippero però ne so quanto prima, e la rabbia me la tengo!

Tyler ha detto...

"Ma lo Stato non è quello che credono loro.
Lo Stato siamo noi."

Sicuro?

E se lo Stato fosse stato e ora fosse un oligarchia egoisticamente sorda alle richieste di "noi" (il popolo, cioè "we, the people") ?
A ben vedere è questo che divide l'elettorato: la visione dello Stato e le metodiche sul cambiamento dello stesso.
Chi è di destra grida "I want!"
Chi è di sinistra grida "I believe!"
E i grillini "I want to believe!"

Hendioke ha detto...

@KOWABUNGA: Sì, esistono i responsabili ma si tratta di altra responsabilità.
Nel processo che si è da poco concluso s'è cercato di capire chi è stato, concretamente, a malmenare Cucchi. Trattandosi di un processo penale, il cui scopo è mandare della gente in carcere a non godere più delle libertà più elementari per svariati anni (svariati in teroia ma non apriamo la triste parentesi della applicazione ad cazzum delle norme pro reo in questo Paese) e quindi nessun giudice sano di mente designerebbe uno come colpevole senza esserne certo.

Questo purtroppo fa sì che se prove forti non ci sono e tutti roteano l'indice c'è poco da fare...
Al di là del processo penale c'è la possibilità di agire per via amministrativa. La Pubblica Amministrazione responsabile del circuito carcerario o di quel singolo istituto compie una indagine interna, che probabilmente non troverà i diretti colpevoli ma che può comunque finire con sanzioni tipo sostituzione del direttore, trasferimento di massa, se si arriva molto vicini alla verità licenziamenti e interdizione dai pubblici uffici, "commissariamento" dell'istituzione.

Insomma, la P.A., volendo, potrebbe fare in modo che anche se non si saprà mai chi è stato di preciso a tutti i funzionari coinvolti arrivi forte e chiaro il messaggio che lo Stato è incazzato e non tollera certe cose.
Il problema è che in Italia lo Stato su questo versante è lento e indolente, un po' perchè a tutti i livelli la Pubblica Amministrazione è una corporazione, un po' perché i funzionari non completamente colpevoli coinvolti dall'azione disicplinare protesterebbero in strada facendo scene strappalacrime sull'ingiustizia dell'essere puniti per cose non commesse, che loro sono gente onesta e su e giù e tutti i giornali che oggi si indignano per Cucchi sarebbero lì, penne e microfoni alla mano, a trasformarli in povere vittime dellO Stato brutto e cattivo.

E, a sto punto, allo Stato, chi glielo fa fare?