17.7.13

Il Peso della Forma

pezzo apparso per la prima volta nel numero di giugno 2013 della rivista XL.


Semplificando brutalmente, la filosofia occidentale scinde forma e contenuto contrapponendoli in una dicotomia conflittuale. Quella orientale e giapponese, in particolar modo, ci dice invece che la forma E' contenuto, che il vuoto è pieno, che il segno è significato oltre che significante.
Ecco, a seconda dalla parte del mondo da cui si guarda Alessandro Baronciani, il suo lavoro assume una valenza diversa. Insopportabilmente vacuo, stilisticamente congelato, privo di forza e intensità, per un lettore abituato alla “ciccia” del fumetto occidentale, rarefatto, evocativo, elegante, per chi frequenta contesti meno provinciali. Stabilire quali delle due visioni sia la più corretta non è semplice e la nuova raccolta distorie edite dalla Bao non aiuta in tal senso. Perché la forma del libro è talmente tanto azzeccata e incisiva da definirne i suoi contenuti e dargli un senso compiuto. Forse, con un'edizione diversa, questa antologia di storie realizzate tra il 1992 e il 2012, sarebbe risultata disomogenea, vuota e priva di senso, ma questo libro ha la forma che ha, non un'altra.
E in base a quella forma va valutato. Perché non si può separare l'opera di Baronciani dall'aspetto, visivo, fisico e tattile che assume. Il suo stile è la sua sostanza. La sua forma è la sua narrazione.
Dimensioni, grammatura della copertina e della carta degli interni, tagli della pagina, grandezza del segno a china, equilibrio tra bianchi e neri, distribuzione delle vignette. Si comincia a leggere un libro di Baronciani quando lo si guarda sul bancone e si prosegue quando lo si prende in mano, lo si sfoglia e lo si odora. Leggerlo è solo la fine del viaggio, non l'inizio.
E così, come per Le ragazze dello studio di Munari, quando chiudo Raccolta 1992-2012 dimentico immediatamente di cosa parla ma ricordo in maniera limpida le sensazioni che mi ha dato.
Sono tutte piacevoli. E non è poco.



2 commenti:

Artan ha detto...

lo vogliamo dire che il titolo spacca?

andrea ha detto...

Grande artista, e bella recensione!