17.9.13

Gravity - la recensione -


Per quanto io ami perdere tempo prendendo molto sul serio delle cose trascurabili, la mia idea di cinema, di cinema vero, è piuttosto radicale.
Per ridurla in termini semplici, per me il cinema più puro e degno d'attenzione è quello che trasforma la parola scritta in immagine in movimento nella maniera più estrema. Per farvi capire, per me C'était un rendez-vous di Lelouch è lo zen del cinema e trovo che sua un film incredibilmente ben scritto, pure se racconta solo di una lunga corsa tra le vie di Parigi, senza una parola e con solo una scena realmente narrativa (quella finale).
In quest'ottica non è quindi difficile capire che tra i miei registi preferiti ci siano il primissimo Spielberg, Kubrick tutto, Hawks per larga parte, Peckinpah sprazzi, il primissimo Leone, tutto il Kurosawa non neorealista, l'Hitchcock più estremo, il John Ford non ancora consapevole di essere John Ford, Carpenter, Mann, Friedkin, Truffaut, Tarkovsky, Ridley Scott (quando in forma), e che tra i miei film preferiti ci siano Duel, Distretto 13, Solaris, Lo Squalo, Un Dollaro D'onore, 2001 Odissea nello spazio, Il Mucchio Selvaggio, Ombre Rosse, Gli Uccelli, Intrigo Internazionale, L'Ultimo dei Moicani, L'Infernale Quinlan, Alien.
In sostanza, la mia idea di cinema riflette il concetto orientale che il pensiero e la parola che non si trasformano in azione-gesto, sono pensieri e parole inutili, se non dannosi.
E per questa ragione che nutro una passione per il cinema d'azione più insensato. Non tanto perché mi piacciono i botti e le esplosioni (anche) ma perché gli action movie e le loro estremizzazioni, si avvicinano spesso (quasi sempre in maniera inconsapevole, purtroppo) a questa idea di cinema (vedere alla voce Transformers 3).
Ma perché sto facendo questa premessa?
Perché sto per dirvi che, per me,  Gravity di Alfonso Cuarón, è un capolavoro assoluto e vorrei che vi fosse chiara la ragione.

La storia in due righe:
due astronauti rimangono alla deriva nello spazio e devono trovare un modo di "conquistare la Terra".
Fine.

E il film è tutto qui.
Solo che è di più di un Open Water nello spazio perché Cuarón non è un mediocre regista di serie B come tanti ma è uno che ha talento (tantissimo talento) che studia e che ha una profonda consapevolezza del mezzo espressivo che ha tra le mani.
Non c'è una singola sequenza di Gravity che non sia cinema nella forma più pura e potente.
Non un movimento di camera che non sia scrittura.
Non un'inquadratura che non abbia il valore di centinaia di pagine di testo.
Tutto è così pregno di linguaggio che persino la molesta presenza a schermo di Sandra Bullock viene redenta di ogni colpa, trasformandosi pure lei in raffinato strumento di narrazione.

ATTENZIONE: adesso ripeterò la parola "spazio" un centinaio di volte.

Essere un regista significa trovare un proprio sguardo sulle cose all'interno di uno spazio finito, accettando i limiti e le imposizioni intrinseche di queste processo.
L'ambientazione di Gravity permette a Cuarón di liberarsi da queste costrizioni perché lo spazio scenico del film è infinito, sgombro da qualsiasi ostacolo e sollevato dal peso della gravità.
Questo significa che ogni cosa che inquadra e la maniera in cui la inquadra, sono frutto solo della sua volontà e non toccati da limiti tecnici o fisici. In mano a un regista meno consapevole, tutta questa libertà si sarebbe potuta tradurre in un disastroso sfoggio di sterili virtuosismi utili solo a fare fare "ohhhh" allo spettatore, invece Cuarón  non perde mai il filo del suo discorso e mette tutto al servizio della narrazione.
La sua capacità di raccontare attraverso le immagini in movimento è talmente limpida, precisa e a fuoco che i (pochi) dialoghi presenti sono quasi una fastidiosa concessione al pubblico più facile che vuole pure l'aspetto "umano" piuttosto che una reale necessità della pellicola.
Lo spazio, inteso come luogo fisico in cui è ambientata la vicenda, diventa ragione del linguaggio (e Cuarón  lo sfrutta per fare una lezione teorica e pratica di cinematografia), il linguaggio, diventa ragion d'essere del film.
Cosa sarebbe il cinema libero da tutti i legacci che lo costringono al suolo?
Sarebbe 2001 Odissea nello Spazio. 
Se però il capolavoro di Kubrick non fosse disponibile, sarebbe Gravity.



12 commenti:

AlmaCattleya ha detto...

Adesso anche nel teatro si fa avanti quest'idea. Ovvero che se una parola non è fatta di gesto (anche semplice e significativo) sia inutile e da scartare.
Si parla appunto di un teatro di carne

Toms ha detto...

solito Recchioni,con una recensione può distruggerti un film che aspettavi da tanto o farti appassionare di un film a cui ti fregava poco o nulla

Avion ha detto...

Tanto per sapere se e come "venderlo" agli amici quando proporrò di andare al cinema: è un film lento e un po' "zen" in cui lo spettatore medio si rompe il cazzo, è c'è anche molta azione?

Avion ha detto...

O c'è molta azione, non "è". :|

RRobe ha detto...

Ha un tensione che ti uccide e non respiri un attimo.

joeclay ha detto...

Grazie, per stupidità/pigrizia avrei snobbato questo film. Grazie.

DennyColt ha detto...

Pacific Rim ufficialmente detronizzato?
(comunque spiegazione pure utile a decifrare pareri che dai su certi altri film)

Ma cos'è che dicevi l'altro giorno riguardo Stalker, 2001 e Akira? Devo essermi perso nel marasma di FB.

omoragno ha detto...

Dopo aver visto il trailer lo aspettavo scimmiato, ma temevo fortissimo il rischio Open Water, appunto (se ne è parlato nei commenti di un recente post sull'Antro). Grazie per aver fugato questo mio dubbio. Ci androCCI sicuramente. :)

riccardo ha detto...

adoro come scrivi e quindi non posso fare a meno di leggerti, ma superquoto toms!

sherlock ha detto...

Children of men, il penultimo film di Cuaron, di ben 7 anni fa, l'ho trovato meraviglioso! Uno dei più bei film che io ricordi.
Mi sa che non posso perdermi questo Gravity dunque.

Ciro Marandola ha detto...

Caspita, hai citato nell'articolo i miei registi e film preferiti. Nella mia lista però c'è anche Tarantino. Devo vederlo questo Gravity.

joeclay ha detto...

Perché si scrivono queste cose? Ma soprattutto, perché leggerle?
http://www.minimaetmoralia.it/wp/nuovo-cinema-paraculo-greviti/