23.9.13

Splinter Cell: Blacklist - la recensione -



Difficile parlare oggi di un videogioco che non sia GTA V.
E, lo ammetto, se a questo nuovo capitolo delle vicende di Sam Fisher non avessi giocato prima dell'uscita del mio ritorno per le strade di Los Santos, ammette che probabilmente questa recensione sarebbe uscita con molto ritardo. O mai.
E sarebbe un peccato perché il nuovo gioco della Ubi Soft è pieno di qualità, anche se manca, sostanzialmente, d'innovazione. Del resto però, c'è da dire che quando si è provata la strada della sperimentazione all'interno della serie (con Splinter Cell: Conviction, il capitolo precedente a questo), quasi si uccideva il marchio e quindi, forse è melio così.
Dunque, tutto il discorso del gameplay riprende le fila da quanto era stato fatto in Double Agent (quarto episodio della serie), incorporando al suo interno molte soluzioni ben funzionanti di altri titoli Ubi Soft.
C'è l'indicatore circolare di visibilità preso di peso da Far Cry 3 e, sempre dal titolo survival c'è tutta l'intelligenza artificiale dei cattivoni, c'è la struttura delle mappe che sembra uscire da un Assassin Creed come, sempre dalla saga degli assassini, sembrano prese le corse sui tetti, una certa maniera di appendersi e nascondersi, il modo in cui la folla reagisce al nostro passaggio e tante, ma proprio tante, animazioni. La fase di briefing delle missioni (molto accurata e completa) è stata presa invece da un altro gioco targato Tom Clancy: Ghost Recon - Future Soldier- (sempre Ubi Soft).
Il resto è un Splinter Cell piuttosto classico: ci si infiltra, ci si muove nelle ombre, si uccide silenziosamente e si fanno sparire i cadaveri (caratterista eliminata nel molto criticato Convinction). Se invece essere furtivoi non fa per voi, potete sempre aprirvi la strada con tonnellate di piombo. Non è una strategia che il gioco premia, ma è comunque possibile metterla in atto.
La campagna single player è piuttosto lunga e articolata e, attraverso un hub mascherato in stile Mass Effect (in sostanza, l'aereo-base di Fisher è il luogo da cui si può accedere a tutti gli aspetti del gioco, senza mai dover ricorrere a un menù) si può prendere parte a tutta una serie di missioni aggiuntive, sia per il gioco solitario, sia per il cooperativo che per il multiplayer competitivo. I bonus e il denaro accumulato potranno essere spesi per migliorare le abilità e l'equipaggiamento del proprio personaggio e saranno utilizzabili in qualsiasi modalità di gioco. Questo aspetto è l'idea migliore di Blacklist perché abbatte ogni separazione tra le tipologie di gioco offerte dal titoli, permettendo al giocatore di muoversi da un aspetto all'altro senza mai uscire dalla storia e senza soluzione di continuità.
Fate una missione della campagna principale, la completate, investite i soldi equipaggiati in una nuova arma, usate la nuova arma in una partita di team deathmatch online, vincete, fate altri acquisti, insieme ad un compagno giocate una missione co-op che, una volta completata, vi sarà un piccolo vantaggio nella prossima missione della campagna in solitario. E via da capo.
A parte questo aspetto davvero riuscito, il resto del titolo si attesta su livelli medio alti: la realizzazione tecnica è più che dignitosa (anche se il motore grafico appare un poco obsoleto rispetto alla concorrenza attualmente sul mercato), il gameplay decisamente rodato (pure troppo, diranno alcuni) e la sceneggiatura molto ben scritta.
Quindi, in conclusione, questo Blacklist è un gioco solido, con tanti contenuti, realizzato con competenza, che stravale il prezzo che costa.
Ma allora perché non mi strappo i vestiti?
Un poco perché il titolo non propone davvero nulla che non si sia visto in qualche altro capitolo della serie o in qualche altro gioco della casa che lo produce (e sì: vedere le stesse interfacce grafiche, le stesse animazioni e le stesse texture non sarà qualcosa che inficia effettivamente sul gameplay ma da al gioco un'aria da discount che non gli giova), e un poco perché l'ultima avventura di Sam Fisher esce in un periodo in cui ci sono almeno tre capolavori sulla piazza (Last of Us, Diablo III e, ovviamente, GTA V), giochi che davvero spingono al limite la Current Gen, anticipando meravigliosamente la next.
Se fosse uscito un solo anno fa, questo sarebbe stato un titolo imprescindibile, oggi è solo un gioco con cui ingannare il tempo nell'attesa delle nuove console, nel caso in cui abbiate già completato i titoli di cui sopra: bello, ma non indispensabile.
Il discorso, ovviamente, decade se siete appassionati della serie perché, in questo caso, sappiate che Blacklist è il capitolo più ricco, completo e ben orchestrato


3 commenti:

scheletro ha detto...

a me è piaciuto molto e considerando che una play non ce l'ho, diablo 3 non mi ha sconfinferato(vuoi aste online e la costrizione a rimanere connesso) e spendere i soldi per gta non mi va(sarà forse che dopo tutti gli assassin creed fotocopia, gli open world li digerisco poco e pagarli a prezzo pieno per quanto belli e ben fatti mi rode) posso dire che è uno dei pochi titoli che mi hanno appassionato.

ps. che ne pensi dell'idea malsana di kojima di rendere MGS un open world? e sopratutto che diavolo di senso ha farne un altro se il 4 è finito come è finito?

RRobe ha detto...

Diablo 3, su console, non ha l'asta e non ha l'obbligo di restare online. Oltrw al fatto che è migliorato sotto molti altri aspetti.

Nico ha detto...

Per il multiplayer non c'è mai un cane...