15.10.13

Dodici di Zerocalcare - la recensione -


Esce oggi Dodici, il nuovo libro di Zerocalcare.
Ho avuto modo di leggerlo in anteprima, un paio di settimane fa e, prima di scriverne, ci ho rimuginato sopra per qualche tempo.
Ma prima di passare alle cose serie, rispondiamo subito alla domanda per il pubblico più di massa: fa ridere?
Sì, parecchio.Compratelo sereni.
Andiamo avanti.
Gli zombie invadono Rebibbia (e, presumibilmente, il mondo... ma chi se ne frega del resto del pianeta quando il tuo mondo è Rebibbia?) e Zerocalcare, l'Armadillo, Secco, Cinghiale e Katja devono farci i conti.
Apocalisse non-morta in salsa Shawn of the Dead, raccontata attraverso gli stilemi ormai consueti dell'autore romano: i personaggi della cultura popolare trasformati in metafore di altro, le meccaniche della nostalgia utilizzate come grimaldello per scardinare le difese del lettore, la fortissima appartenenza regionale (anzi, di quartiere, perché già se sei della Tuscolana sei fuori dal cerchio magico), l'umorismo come strumento utile per acchiappare il lettore e poi dargli qualcosa di diverso, che magari ti sta davvero a cuore, la narrazione attraverso flashback più o meno discontinui.
Ci sono belle pagine in questo Dodici. Anzi, a dirla tutta, ci sono pagine magnifiche in questo Dodici, picchi che forse avrebbero meritato più spazio e approfondimento.
Poi ci sono un sacco di momenti genuinamente spassosi e fulminanti.
E poi c'è il resto, che è una storia che non inizia (e questo non è un problema) e non finisce (e questo qualche problema me lo crea).
Perché se è vero che da lettore non ho alcun bisogno di sapere perché ci sono gli zombi, è invece vero che, sempre da lettore, avrei bisogno di capire dove vanno a parare i personaggi al termine di quelli che dovrebbero essere i loro archi narrativi. Cosa che, purtroppo, succede solo parzialmente.
Insomma, funziona tutto quello che già sapevo che Michele sa far funzionare benissimo mentre il resto, quello su cui Michele ha poca esperienza, scricchiola un pochettino.
Perché il racconto, specie se di genere, ha una sua drammatica interna che devi riuscire a servire se vuoi che tutto funzioni come deve in termini emozionali e  forse servirebbe anche un pizzico di rigore in più nell'utilizzo di certi strumenti narrativi (in particolare mi riferisco ai flashback e agli stacchi temporali).
Insomma, almeno in questo senso (dimostrando che è umano, grazie al cielo), Michele Rech deve ancora farsi un poco le ossa (o "magnare qualche pagnotta", come si dice dalle nostre parti). E meno male che sennò c'era da ammazzarlo.
Resta comunque ammirabile la sua volontà di provare a creare storie più articolate e profonde quando, e lui lo sa benissimo, una larga fetta del suo pubblico preferirebbe che gli continuasse a dare nulla più e nulla meno di quanto propone normalmente sul suo blog.
Infine, una nota sulle pagine dedicate a Rebibbia e ai pensieri di Zerocalcare (il personaggio, non l'autore): sono il momento più bello del libro, Michele. Ne voglio ancora.
In conclusione, consigliato?
Ovviamente, sì.

QUI trovate un'anteprima.



22 commenti:

Davide Angelini ha detto...

Letto anche io qualche giorno fa...sinceramente..."bah". Probabilmente è dovuto principalmente al "non inizia e non finisce" come hai giustamente detto, arrivi alla fine e pensi "...e ora? ma caccazz...no, spè, deve esserci per forza un secondo volume o.O" ...insomma, ce po stà che loro, nel loro microcosmo, non sappiano come l'epidemia sia partita (in un flashback verso il finale si accenna a qualcosa, ma in maniera molto mistificata dalla tv), ma la mancanza di un vero finale ti lascia veramente spiazzato, è un (falso, immagino) "to be continued" che non ho apprezzato

tavole molto belle, dialoghi un pò sottotono rispetto a quanto fatto in passato...anzi, non sottotono, ma più seriosi, con più messaggi "seri" e meno puramente comici (per quello, in fondo, resta il blog).

nel complesso non mi è dispiaciuto, ma mi ha lasciato con quella sensazione, quel "bah"

Giuseppe Qualunquementee ha detto...

sti zombie hanno rotto... ma è possibile che non si riesca ad inventare qualcosa di alternativo ?

- gli infiniti Residentevil;
- High school of the dead ;
- The Walking Dead;
- The Last Of Us;
- ultimamente, la web-serie di Multiplayer;
- adesso ZeroCalcare ;

ecc ecc ecc ...

cioè basta... capisco che è un genere quello del survivor-zombie che tira... ma basta... è da due anni che non si parla di altro.

Tarlo Viola ha detto...

@Giuseppe

Da quando ho iniziato a leggere un certo fumetto coreano tutte le storie di zombie mi sembrano banali.
Tale fumetto si chiama Wake Up Deadman, parla di due zombie rockettari che cazzeggiano per strada (finendo inavvertitamente con lo scatenare una rivoluzione degli zombi contro gli umani).

Zechiel89 ha detto...

Rrobe ho da poco finito di leggere il primo numero di orfani. È una figata assurda. Il colore è spettacolare. L'entrata in scena della squadra è ststa esaltante. Si vede proprio una cura certosina di dialoghi e armature e astronavi. Magari sarò banale o casual, ma questo nuovo stile della bonelli, tipo dragonero e ora orfani, mi ha riportato a leggere fumetti.

zorba ha detto...

Invece dell'argomento del post che ne pensi?

Annalisa Viola ha detto...

Io lo comprerò giovedì, quando andrò a seguire la presentazione che farà a Milano! Non vedo l'ora! *^*

David Piccini ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
RRobe ha detto...

Sono felice che ti sei vergognato della roba che avevi scritto, David.

David Piccini ha detto...

ecco, già che ci sei rimetti anche la tua risposta e la mia controreplica

RRobe ha detto...

Ma di che parli?

Isaia Maccali ha detto...

mi accodo ai "bah"...
si, divertente (anche se non ai livelli delle strip sul blog), ma quando cerca di fare "altro" non fa niente di esagerato (cosa che invece secondo me era il "polpo", che mi ha commosso tantissimo)... però rimane un grande che ha ancora molto da dire...

andmare ha detto...

Ottimi i disegni e divertente l'idea ma lo sviluppo della storia é, a mio parere, davvero troppo debole e confuso, non inizia e non porta da nessuna parte...
Non riesco a fare a meno di pensare che se fosse di un autore esordiente, dubito sarebbe mai stata pubblicata.

michelangelo giacomelli ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
michelangelo giacomelli ha detto...

invece a me è piaciuto.
le storie non devono per forza iniziare e finire da qualche parte.
è volutamente costruito come fosse una puntata di un serial televisivo qualsiasi sugli zombie, una puntata di quelle di metà stagione.
dove i personaggi andranno è un mistero e va bene pure così.
che fine ha fatto Haran Banjo dopo la sconfitta dei meganoidi e dopo che tutti hanno abbandonato la casa? mah!
e l'ultimo viaggio di Harlock dove lo porterà?
mah.
pure Ulisse ha ripreso il mare alla fine e chissà.
se proprio devo muovere una critica diciamo che 5-6 pagine in più non avrebbero guastato.
(scusate ho ripostato ma la tastiera bt ha le pile scariche ed era saltata qualche lettera)

La prima è in basso... ha detto...

Condivido la recensione. La storia è un po' debole, ma se avesse fatto l'ennesimo capolavoro lo si candidava al nobel.

Alex Freddi ha detto...

Per me il problema della gente che critica il finale aperto, è che non ha capito una cosa.
Questo non è un fumetto sugli zombie.
E' un fumetto sul rapporto di amore che lega gli abitanti di Rebibbia al quartiere.
E quindi il finale c'è, poche pippe..

RRobe ha detto...

Per me il finale aperto non è un problema. Il problema è che, all'interno della storia, i personaggi non compiono un reale arco narrativo e, in questo senso, le loro storie rimangono incomplete.

fra ha detto...

l'ho letto con grande ritardo perchè avevo paura mi piacesse meno degli altri libri, e quindi commento in ritardo.. alla fine mi è piaciuto, e mi è piaciuto meno degli altri libri. ma comunque tanto, tanto al di sopra di tante cose che purtroppo ci sono in giro. io a ZC lo adoro. comunque, qualcuno ha idee sul perchè del titolo? me lo devo rileggere perchè davvero non l'ho capito. forse è particolarmente evidente a tutti tranne che a me, perchè non trovo nessuno che ne parla!

leo_v ha detto...

Mi accodo a quanto detto da Fra.
...E rinnovo la domanda sul titolo! (allora non sono solo :) )
Dodici è l'orario della morte di ZC? No (avviene prima)
Dodici è l'orario dell'appuntamento? No (dopo)
Dodici è l'ora in cui finisce la storia? NO (molto dopo le 13)
Dodici metafora di qualcosa? (Cosa?)

..O è una cosa talmente evidente che sto impazzendo per nulla? Chi ci illumina? :)

RRobe ha detto...

Dodici ore. Come 24. Anche il font è lo stesso.

leo_v ha detto...

Può essere.
Però comunque non quadra totalmente. più che il font di 24 è quello dital-vintage della radiosveglia della storia, e l'arco narrativo non si svolge in 12 ore, ma in 5 massimo (vado a memoria).

Creatiway ha detto...

Per me il finale sono le pagine "beige" dove ZC pensa prima di morire o non morire. Questo è un lavoro che si avvicina di tanto ai film di "serie-b", a Tarantino.
Non è fondamentale la trama ma lo svolgimento.
"Dodici" è sicuramente il libro più ambizioso, ci vedrei bene un film. Bella anche l'idea dei flashback a colori e il "presente" in bianco e nero (comunque ripresa da un fumetto francese mi pare). L'unica cosa che non ho capito è la storiella "altrove".