5.11.13

Gipi - Unastoria - recensione


C'è un vantaggio nell'avere come amici degli artisti incredibilmente dotati: puoi vedere in anticipo da che parte arriverà il colpo. Come diceva Cassius Clay, “è sempre il pugno che non vedi quello che ti stende al tappeto”, e io credo che se avessi letto Unastoria, il nuovo libro di Gianni Pacinotti, (in arte Gipi) in uscita questo fine mese per i tipi della Coconino, come un semplice e ignaro lettore, senza quindi averne seguito da vicino la genesi, ne sarei stato travolto.
“Vola come una farfalla, pungi come un'ape”, diceva ancora Clay. E questo è quanto ha fatto Gianni. Solo che la sua è una farfalla di cemento armato che si poggia sulle spalle di chi la guarda e lo schiaccia, costringendolo a a terra, stritolato sotto il peso di un'umanità dolente e invincibile. C'è tanta bellezza in questo nuovo libro di Gipi. Ed è questa la sua cosa più crudele e dolorosa. Perché non è difficile accettare le tenebre, la disperazione e la follia quando dentro e intorno a te non c'è altro. Ma se fuori dalla tua prigione (o casa di cura, come in questo caso) il mondo è talmente bello e fuori portata, la sofferenza diventa insostenibile. Terence Malick ha sprecato parecchie ore di buona pellicola per dirci che la natura è indifferente alle sofferenze dell'uomo. Non riuscendo ad aggiungere altro. Gianni ce lo dice in centoventi pagine, aggiungendo molto di più. Una Storia è un stralcio di vita, senza un reale principio, senza una reale conclusione, che ci racconta se non il senso dell'esistenza, almeno la sua mancanza di un senso. E ci lascia costernati davanti a tanto meraviglioso orrore. In termini quanto più semplici possibili, il nuovo libro di Gipi è la sua opera che mi è piaciuta di più, che più mi ha colpito ed emozionato, quella che più mi ha atterrito e commosso. Un libro che, da solo, mi ha fatto sentire umano e, come tale, orribile e bellissimo al tempo stesso.
Non faccio fatica, insomma, a definirlo il libro a fumetti più bello dell'anno e a dirvi che se non lo leggerete, non solo farete torto a un autore arrivato alla sua piena maturità e consapevolezza ma, principalmente, farete un torto a voi stessi.