3.12.13

Il Nao di Brown - intervista al fratello bravo di quello di Preacher -

Dunque, Il Nao di Brown è davvero un libro bellissimo di cui mi piacerebbe parlarvi a lungo e con attenzione.
Così come mi piacerebbe parlarvi del suo autore, che si merita ben più che la semplice definizione de "il fratello bravo di quello di Preacher".

Ma non ho tempo e non ho forza, in questo periodo.
Quindi, facciamo così: lascio la parola a Daniela Odri Mazza, che lo ha intervistato. Sul suo sito, trovate la versione in inglese. Qui sotto quella nel nostro idioma.





Il Nao di Brown, è una storia che parla di disagio interiore e della conseguente ricerca di un equilibrio che sia il più vicino possibile a quella cosa chiamata felicità. 

L'autore, il britannico Glyn Dillon è stato recentemente in Italia per due appuntamenti, ospite dell'editore Bao Publishing. Prima al Treviso Comic Book Festival (quando ho letto il suo libro la prima volta) e poi a all'appena trascorsa edizione di Lucca Comics and Games (quando ho riletto il suo libro per la terza volta - si, lo so, ma ne valeva la pena -  che dentro c'è veramente "tanta roba").

Nel frattempo, ha vinto anche il premio "Best Book" ai British Comic Awards.

Gli ho chiesto di incontrarci per per scambiare due chiacchiere su questo lavoro proprio a Lucca, tra una dedica e l'altra abbiamo trovato qualche minuto per questa intervista: 



# Il titolo
Allora, direi di cominciare dal titolo: "Il Nao di Brown".
All'inizio della storia c'è l'incontro tra la protagonista, Nao, e il suo amico, Steve. Lui le dice dice qualcosa del tipo: "Mi scusi, è qui il Nao di Brown?" Faccio quella che rovina i giochi di parole, me lo spieghi?
Beh io ho un'amica, Chloe, e il suo cognome è Brown, e noi la chiamiamo "La Chloe di Brown". È solo uno stupido scherzo che facciamo con i miei amici, come "Il Duca di York", come se "Brown" fosse un posto.
Il nome "Nao" è venuto da un mio amico mi ha presentato alla sua ragazza giapponese chiamata Nao. Ho pensato che fosse un nome perfetto per un personaggio, perché in inglese si pronuncia come "adesso" ("now"). 

# La copertina
Ora soffermiamoci sulla copertina. So che quando hai iniziato questo progetto era totalmente differente. Nella prima versione - che ho visto sul tuo sito web http://www.naobrown.com -  era in primo piano il personaggio di "Abraxas" (che metaforicamente rappresenta Nao, nella storia contenuta all'interno di quella principale). Potresti dirmi qualcosa su questa transizione da quell'immagine a quella attuale?
Ho iniziato con quella perché sentivo che per molti versi riassumeva gran parte dei contenuti, perché era in bianco e nero e il pensiero che sia tutto o  bianco o nero è un problema connesso con il disturbo ossessivo complessivo (ndr da cui Nao è affetta). C'è il tema della polarità e il fatto che fosse tra la luce e l'oscurità, con un faro puntato su "Abraxas". Pensavo che mettesse insieme un sacco di cose.
Ma l'avevo disegnata veramente molto tempo fa. Una volta ad una fiera del libro il mio editore si sentì dire da un editore francese una cosa del tipo: "Ci piacerebbe fare il libro ma non credo che la copertina funzioni ... " e poiché l'avevo disegnata tanto tempo fa, mi è sembrato potessero avere ragione. Raccoglieva alcuni elementi ma non catturava l'essenza dell'intero libro, come invece avrebbe dovuto fare.
Per questo ho deciso di fare un altro disegno. Ma ho dovuto farlo molto rapidamente perché eravamo sotto scadenza.
Così in due giorni è nata questa copertina: 


Beh, sei un genio! Ha raccolto perfettamente tutti gli elementi chiave della storia.

Ah ah!, No, non sono un genio! A volte le cose accadono e vengono fuori così, vanno al posto giusto. Sono stato fortunato.

# La lavatrice
Penso che la ragazza con la testa-lavatrice è una delle migliori icone che abbia mai visto su una copertina di un graphic novel. E' vero che tuo figlio aveva paura di questo elettrodomestico?
Sì, ne aveva paura. Ma non quando era in funzione, solo quando lo sportello era aperto e c'era solo un buco nero. Un buco davvero buio... assolutamente non era di suo gradimento.
Quindi hai preso ispirazione dalla tua vita a casa.
Oh, sì, molto. Ho lavorato a casa, al piano di sopra.



# Gregory 
Gregory può risolvere i guasti delle lavatrici, ma non può risolvere i problemi di Nao. Eppure, per certi versi, il loro rapporto funziona, come un aiuto reciproco.
Prima di tutto, vorrei chiederti perché hai scelto per il personaggio quest'aspetto da grosso barbuto... 
Ma forse la domanda giusta è: è nato prima il personaggio di Ichi o quello di Gregory?
Originariamente Gregory doveva essere il personaggio principale...si trattava di un libro molto, molto diverso. Ed era lui quello ossessionato con Ichi e Nao ... lei era l'oggetto delle sue attenzioni amorose.
Ma poi lei è diventata più interessante ... ha fatto un passo avanti sotto i riflettori.
Gli avevo già attribuito molti pensieri, dunque era diventato un personaggio a tutto tondo da cui poter partire.
Ma tutto è cambiato quando ho deciso che Nao avrebbe avuto la sindrome ossessivo-compulsiva. È diventata più importante, era ovvio che tutto dovesse incentrarsi su di lei (ndr anche l'ossessione per il manga di Ichi)
Gregory non è il tipico uomo inglese che mi aspettavo....
Oh, non lo so!
Voglio dire, pensando allo stereotipo di "British Man"..
Beh, io non so cosa possa significare dal tuo punto di vista .... perché io sono un uomo inglese!
Quel che posso dire è che non ho voluto fosse tipicamente bello. Mi piaceva l'idea che fosse grosso, con dita robuste e le  mani grandi, ma allo stesso tempo poetico, che fosse in grado grado di recitare poesie e avere un cuore poetico... morbido dentro, ma che da fuori sembrasse un giocatore di rugby.

# Parliamo di Nao
Lei è così graziosa, adorabile. Amo tutte le sfumature d'emozione che fanno capolino sul suo viso. È così "reale".  È vero che ti sei ispirato a una musa del rock'n'roll come Kathleeh Hanna, la cantante delle "Bikini Kills"?
Sì, mi piace Kathleen Hanna, hai visto la foto sul mio sito?! Quando stavo cominciando il libro, ascoltavo la musica che pensavo sarebbe piaciuta a Nao, quindi ... non ero stato un grande fan delle "Bikini Kill" quando ero più giovane, ma ho pensato che lo sarebbe stata Nao. Così ho iniziato ad ascoltare tutta quella roba e a starci dentro, e poi l'altra sua  band "Le Tigre", che è fantastica, così ho ascoltato un sacco di musica che non avevo mai conosciuto prima, nel tentativo di creare Nao. Perché non volevo che lei fosse solo una versione di me e dei miei gusti. Quindi sì, in questo senso penso che Kathleen Hanna è stata una grande fonte di ispirazione per me.

# L'illuminazione: parliamo di meditazione
Quando Nao va al centro buddista, sembra che sia alla ricerca di un esercizio, da aggiungere ai suoi "compiti a casa". È vero? Sul tuo blog racconti di aver iniziato la meditazione come sana abitudine quotidiana. Ci puoi dire qualcosa al riguardo ?
Mi sono avvicinato alla meditazione più o meno nello stesso periodo in cui sono venuto a conoscenza della sindrome ossessivo-compulsiva di mia moglie (ndr ne aveva sofferto da giovane). Una dei miei compagni descrisse come, quando cercava di meditare, i pensieri continuavano ad andare e venire, andare e venire, e lei si sentiva frustrata perché pensava che lo scopo della meditazione fosse quello di cercare di "smettere di pensare".
Il fatto è che, se tenti di fare qualcosa di simile durante la meditazione, ti risulta impossibile farlo. È un po' come se si agita un bastone in un secchio d'acqua e poi ci si ferma... alla fine l'acqua si ferma da sola. Non cerchi di fermarla tu... Si calma naturalmente, senza sforzo. Così è la meditazione. 
Ho pensato questo, e ho visto parallelismi tra la frustrazione di quella donna e la frustrazione di qualcuno che ha il disturbo ossessivo-compulsivo, quando i pensieri continuano a venire e venire e venire. Così ho pensato che le due cose potessero andar bene insieme.
E poi dopo ho imparato che un sacco di persone che hanno questo problema trovano effettivamente aiuto nella meditazione. Così ho studiato e ho iniziato a creare il personaggio.

# Hafu
Possiamo dire che la caratteristica Hafu di "Nao" è una metafora della tua duplice ispirazione artistica, proveniente sia dai fumetti europei che giapponesi?
Sì, è vero. Mi piace perché sono un grande fan dei fumetti europei (Bande dessiné e fumetti) e sono diventato ancora più appassionato di manga mentre stavo scrivendo il libro. Sono stato un fan di Katsuhiro Otomo per molto tempo, poi ho iniziato a leggere nuovi manga e sono stato certamente influenzato da loro.


# Londra
In quali aree di Londra la storia è ambientata? Perché hai scelto quei luoghi?
L'appartamento di Nao è il mio appartamento, dove vivo ora. Volevo che sembrasse molto reale, così ho disegnato tutti i posti che amo.
Il centro buddista è il centro buddista che frequentavo, e tutti i pub sono pub veri, ce n'è uno di Soho ...
Credo di essere riuscito a inserire nella storia tutti gli appartamenti in cui ho vissuto, a Londra.
Ad esempio, quando Steve sta cercando di inserire la chiave nella sua porta, quando lui è disperato perché deve andare in bagno, quello è un appartamento in cui vivevo a Kings Cross. E poi, quando lo vediamo correre, sullo sfondo c'è un altro appartamento, da lì si può vedere  la finestra della mia vecchia camera da letto.
Dunque i tuoi fan possono venire a Londra e intraprendere il "viaggio di Nao"!
Sì, il "Nao Tour". Per lo più nel nord e nord-ovest di Londra ... e Soho.
Ebbene, in futuro, lo farò!

#Fare fumetti è un lavoro pericoloso
Ho letto in un'intervista che ti ha fatto Paul Gravett che Il Nao di Brown ti ha richiesto uno sforzo così intenso che sei finito in ospedale due settimane dopo il completamento del libro. Sul serio? 
Per completare il libro, nell'ultimo anno ho lavorato sette giorni alla settimana, a partire alle 9:00 del mattino e fino alle 03:00 del mattino. Già, delle giornate lunghissime, e sette giorni alla settimana. Ho sempre avuto problemi con il mal di schiena, ma quando ho finito - anche durante la metà della lavorazione ho avuto una tendinite per circa due settimane tanto che non riuscivo nemmeno a tenere una penna, quindi è stato davvero fastidioso, ma sono dovuto andare avanti e finire - ... insomma quando ho finito la mia schiena è improvvisamente andata e agonizzante sono andato in ospedale e ci sono dovuto rimanere per cinque o sei giorni.
Il fumettista è un lavoro pericoloso!
Sì, è un lavoro pericoloso, e nessuno lo sa!

# tecnica
Chiudiamo la nostra chiacchierata parlando di qualcosa di tecnico. È la prima volta che ti sei cimentato in un libro scritto e disegnato da te. Dimmi qualcosa di particolare su come hai lavorato. 
Non ho voluto usare l'inchiostro, perché molto tempo fa, quando facevo fumetti (ndr negli anni novanta), non mi piaceva inchiostrare, mi sono sempre piaciute le matite e ho sempre pensato di avere una linea più dinamica con quelle... mentre inchiostrando non ero capace di mantenere la stessa vitalità del tratto. 
Ma a quei tempi non usavamo i computer... Ora con il mio scanner a casa e il computer, posso regolare l'intensità della linea in photoshop ed è fantastico per me, perché mi permette di mantenere la mia matita come linea principale. 
E poi ho passato gli ultimi quindici anni dedicandomi a storyboard per il cinema e la televisione e l'ho fatto sempre a matita, così ora ho una linea pulita. Quindi, mi sentivo molto più a mio agio così, con quel metodo, e sapevo che, con il compito di portare a casa duecento pagine di fumetto, avevo bisogno di sentirmi veramente a mio agio. 



7 commenti:

rae ha detto...

tuttalpiu' il fratello PIU' bravo.

giuglio ha detto...

oh, finalmente una cosa su cui non concordo con rRobe!
Nun me tocca' Steve Dillon: la sua "Occhi al cielo" [intendo l'espressione] è per sempre nella Storia del fumetto
Ok, poi lui ci ha marciato tantissimo, però io je vojio bbene e te lo devi popo che lascia' perde, okkei?!?!

PaoloArmitano ha detto...

Steve Dillon mi piace,perche' e' essenziale.
Il fratello non lo conoscevo...e da quel che vedo,e' un mostro!! Me lo devo procurare questo volume

Daniele Mattei ha detto...

A me Steve Dillon non piace, anche se, i testi di Ennis sono fantastici.
Invece questo fumetto è sia ben disegnato che ben scritto, davvero un fumetto da leggere e merita il volume di pregio della Bao edizioni.

Tarlo Viola ha detto...

Non ho ancora letto l'articolo, ma quella copertina in bianco e nero coi robot sovrapposti è bellissima cavolo *-*

Appena lo vedo lo agguanto

joeclay ha detto...

Un po' fuori argomento, ma neanche tanto dal momento che mi aggiro per la fiera della piccola e media editoria di Roma cercando di scegliere fra "Mater morbi", "Una vita" e il "Nao di Brown", giuro che in uno stand è in vendita "La leadership secondo Tony Soprano". Geni.

antonio stelitano ha detto...

Quanti fratelli sono in tutto? Così posso regolarmi.