18.12.13

Come il paguro e l'attinia.


Quello che potete leggere qui sopra è l'editoriale dell'ultimo numero della versione da edicola di The Walking Dead, scritto da Andrea Ciccarelli sotto lo pseudonimo di Zed (presumo visto che un paio di giorni fa ha scritto le stesse cose sul profilo FB) ed edito dalla casa editrice di Ciccarelli stesso, la Salda Press.
Per contestualizzare, l'edizione da edicola di TWD è una ristampa in bianco e nero e in formato quaderno (o "bonellide") di quattro episodi della serie regolare USA.

Adesso, a una prima lettura, ho trovato l'editoriale irritante.
Poi ci ho pensato sopra e ne ho riso, perché il livello di mistificazione è tale non può essere altro che uno scherzo.
Vi spiego perché: Ciccarelli, nell'edtoriale, mette sullo stesso piano un'operazione editoriale come quella condotta dalla Salda con TWD con gli albi della Sergio Bonelli Editore, glorificandosi della "via nuova al fumetto" da lui aperta.
Adesso, giusto per capire la differenza sostanziale che passa tra un albo Bonelli e un albo di TWD della Salda, in termini produttivi, basta ragionare sul fatto che la Bonelli i fumetti li produce, la Salda i fumetti li compra quando sono già stati prodotti da altri.
Che significa questo?
Che una casa editrice come la Bonelli il prodotto lo crea e lo produce in tutti i suoi aspetti, investe capitali suoi sul suo mercato interno, facendo lavorare un sacco di gente (sceneggiatori, disegnatori, letteristi, redattori, grafici, impaginatori, tipografi, distributori) caricandosi tutti i rischi.
Dai prodotti che produce, la Bonelli genera un guadagno che poi reinveste, nella produzione di altri prodotti.
Che è la stessa cosa che fa la Image con TWD in USA.
Cosa fa, invece, la Salda Press e Ciccarelli?
Investe i suoi capitali fuori per comprare un fumetto estero, lo stampa in Italia, genera un guadagno dal mercato interno, che poi reinveste sul mercato estero, continuando a dare soldi a chi i fumetti li produce (fuori). In questo processo dà lavoro a un grafico,a un impaginatore (a meno che non sia sempre il grafico), in teoria a una redazione (dico "in teoria" perché la Salda è, praticamente, un desktop publisher), a una tipografia e al distributore.
L'investimento della Bonelli per produrre un albo a fumetti è 1000. Quello della Salda per fare un albo di TWD, 10.
A essere generosi.
I soldi (tanti) la Bonelli li investe sul mercato interno e dal mercato interno ne prende (sempre tanti).
I soldi (pochi) la Salda li investe sul mercato estero ma li prende dal mercato interno (e ne prende molti di più di quanti ne investa).

Ora, basterebbe questo per trovare grottesco l'editoriale di Ciccarelli.
Ma è solo l'inizio.
Sì perché Andrea definisce il suo albo un "bonellide".
Ecco, non è nemmeno questo.
Con il termine "bonellide" in genere si intendono albi prodotti in Italia ma non dalla SBE.
Albi come John Doe, David Murphy: 911, Walter Buio, Long Wei, Suore Ninja e tanti, tanti altri.
Fumetti che sono stati nel solco della tradizione, alle volte, ma che alle volte hanno pure sperimentato tanto, prendendosi tutti i rischi del caso.
Serie e miniserie PRODOTTE da editori che ci hanno messo fatica, impegno, creatività e i soldi per realizzarle (soldi veri, non gli spiccioli che servono per comprare una serie dell'estero). Investendo i loro capitali sul mercato interno, creando ricchezza (in caso di successo), creando lavoro (in ogni caso) e creando personaggi che diventano patrimonio del nostro fumetto.
TWD, che è un BELLISSIMO FUMETTO, è un prodotto che Ciccarelli compra dagli USA già fatto, pagandolo molto poco (rispetto a quanto gli costerebbe produrre davvero un fumetto) e che stampa e distribuisce. Se TWD ha dei meriti (e li ha) sono di chi lo scrive, di chi lo disegna e di chi ci mette i soldi per realizzarlo.
Ciccarelli e la sua Salda Press non hanno nessun merito nell'esistenza di TWD.

Il tutto ignorando il fatto che il rischio di creare una proprietà intellettuale nuova e quello di ristampare una proprietà intellettuale  già di successo (e con una serie televisiva alle spalle), è incomparabile.

Vabbè, direte voi, ma Ciccarelli almeno ha avuto l'idea di mandarlo in edicola in quel formato e ha avuto successo.
Peccato che l'idea non è di Ciccarelli.
Ristampare fumetti USA in formato bonellide era un'idea che vennne a Traini negli anni '80 (Conan) e poi ripresa da Lupoi nel 1990, con la Star Comics (Il Punitore). A Traini le cose andarono bene per qualche tempo. A Lupoi no, perché il mercato era diverso perché, il Punitore (a differenza di Conan) aveva un tipo di linguaggio troppo distante da quello Bonelli e per varie altre ragioni.
Ciccarelli ha riproposto la stessa idea e, grazie al momento favorevole, grazie al fatto che il linguaggio di TWD è così ordinato da somigliare parecchio a quello Bonelli, e grazie, sopratutto, alla serie televisiva, ha avuto fortuna.
Ma, facciamo a capirsi: di che fortuna e successo parliamo?
Perché a giudicare dal redazionale, pare che l'edizione di TWD stia vendendo come le rosette a mezzogiorno e non è così. TWD sta facendo la fortuna della Salda perché a fronte di costi molto contenuti (non è un fumetto prodotto, ricordate?), va bene per una casa editrice che con tutti i suoi altri prodotti faticava a raggiungere le duemila copie di vendita.
Ecco, diciamo che, a fronte di un investimento minimo e rispetto agli altri prodotti Salda, TWD è un successo. Ma, per capirsi, con il suo volume di vendita, in Bonelli verrebbe chiuso domani.
Vende molto meno di Rat-Man. Vende meno di quanto ha venduto John Doe nei primi tre anni e Orfani (lo cito perché Ciccarelli ha sentito la necessità di tirarlo in ballo) non lo vede nemmeno con il cannocchiale.

Quindi, di che si discute?
Di un editore che si sta arrogando meriti di linguaggio e artistici che non sono suoi (ma di chi quel fumetto lo ha fatto e prodotto), di un editore che si fa bello di un'idea editoriale che non è sua (ma di Traini e poi di Lupoi), di un editore che parla di un successo che esiste solo se contestualizzato rispetto ai suoi standard.
In sostanza, si discute di niente.

A margine: la Panini è stata a lungo criticata per il fatto di essere una mera impachettatrice di prodotti altrui e di comportarsi come una specie di parassita per il mercato italiano, a causa del fatto che non produceva nulla e che investiva capitali italiani su prodotti esteri e basta. E questo nonostante la Panini, nella sua storia, ha prodotto numerosi fumetti italiani.
La Salda, fino a oggi, ha prodotto due volumi di Oudeis.
Fine.
Il resto lo ha comprato da fuori e stampato per il mercato italiano.
Ah, no... Leo Pulp lo ha comprato dal mercato interno per ristamparlo. 
Era prodotto dalla Bonelli.

Strano, eh?