12.12.13

Lo Hobbit: la desolazione di Smaug - la recensione -


QUI la recensione del primo capitolo.

Dunque, cercherò di essere breve ma fallirò.


PREAMBOLO
Questo secondo capitolo de Lo Hobbit, esattamente come il precedente, esce in HFR, ovvero a 48 fotogrammi al secondo (da questo momento in poi: FPS).
Cosa significa? Che è tutto molto più fluido e definito. La tecnologia dei 48 FPS al secondo è cosa abbastanza comune per le riprese sportive (dove apporta un reale miglioramento della fruizione dell'azione) ma è ancora una rarità assoluta per il cinema.
Questo tipo di tecnologia è una mano santa per la stereoscopia perché permette al regista di realizzare movimenti di camera veloci, pan laterali e tante altre cose che, in genere, con le normali riprese stereoscopiche, vengono male.
In sostanza, un film in stereoscopia in HFR non ha tutti i difetti che di solito sono associati a questo tipo di tecnologia. E' grossomodo questo il motivo per cui Cameron sta insistendo tanto perché l'HFR diventi il nuovo standard cinematografico.
Ma se da una parte l'HFR elimina tutta una serie di problemi, dall'altra parte ne crea di nuovi.
Come, ad esempio, che tutto quello che viene girato con questa tecnica sembra un episodio dell'Ispettore Derrick.

Adesso, lo spettatore medio davanti alle immagini in HFR ha quattro tipi di risposta:

- Ha un cervello molto reattivo che si adatta subito alla nuova frequenza delle immagini e non avverte alcun fastidio.

- Ha un cervello normale e ci mette qualche tempo ad abituarsi, ma dopo non ci fa più caso.

- Ha un cervello restio a questo tipo di velocità delle immagini e non riesce ad adattarsi, quindi si lamenta per tutto il tempo che se voleva vedere un documentario di Piero Angela stava a casa.

- Ha un cervello restio a questo tipo di velocità delle immagini e non riesce ad adattarsi, ma non vuole fare figuracce con gli amici e non lo dice.

Io appartengo alla seconda categoria.
Avverto un certo fastidio all'inizio ma poi mi abituo e, ad un certo punto, inizio pure ad apprezzare.
Questo significa che, esattamente come per il capitolo precedente, ho visto la prima quarantina di minuti di questo film stando a disagio perché tutto, ma proprio tutto, mi sembrava artefatto.
C'è anche da dire che la pellicola non fa nulla per aiutarti in tal senso perché la prima parte del film è di gran lunga la meno riuscita sotto il punto di vista degli effetti e dell'illuminazione.
Poi è arrivato Smaug e il mio cervello è, semplicemente, esploso.


DISCLAIMER
La mia capacità di giudizio riguardo al film Lo Hobbit - la desolazione di Smaug - è compromessa causa DRAGO.

Sul serio: mai sullo schermo si è vista una creatura simile.
E non solo perché è fatto particolarmente bene in termini artistici ma perché, grazie all'HFR, è vero.
E' un meraviglioso, enorme, terrorizzante, spettacolare, affascinate, maligno, drago VERO.
E visto che Smaug occupa tutto l'atto finale del film, qualsiasi cosa ci sia prima passa in secondo piano.
Ma visto che sono un professionista, ve ne parlerò comunque.

La recensione de Lo Hobbit- la desolazione di Smuag - fino a quando non appare il DRAGO.

Eh... insomma.
Nel senso, ci sono cose belle, cose carine, cose discutibili e cose brutte.
Intanto, c'è ancora Radagast. Certo, il suo ruolo è stato ridotto quasi quanto venne ridotto quelle di Jar Jar Binks in Episodio 2, però c'è ancora. Lui, la sua cacca di piccione tra i capelli e la sua fottuta slitta. Non serve a niente, non fa niente, ma c'è. E questo mi irrita non sapete quanto.
Poi c'è Legolas. Un mucchio di Legolas che fa tutte quelle cose discutibili (sia come idea che come resa a schermo) che faceva anche nella prima trilogia. Salta, si muove senza peso nello spazio, tira frecce a venti centimetri di distanza dal suo bersaglio, compie capriole e piroette, dice battute ridicole con una serietà imbarazzante. E via discorrendo.
Poi c'è un personaggio tutto nuovo, inserito per mettere almeno una bella ragazza in una storia che prevedeva soltanto tredici nani, un vecchio stregone e un Hobbit.
Cosa buona: la interpeta Evangeline Lilly (che è sempre un bel vedere).
Cosa cattiva: ... no, nessuna in particolare. E' un personaggio piacevole, ben scritto e con uno sviluppo inusuale. Mi è proprio piaciuta. Poi, sia chiaro, i talebani tolkeninani hanno già pronto il pupazzetto voodoo della Lilly e odierano tutto quello che riguarda lei e il suo personaggio, ma pazienza.
Poi c'è Sauron.
Sì, l'oscuro signore con seri problemi di congiuntivite.
Nel romanzo non c'era ma bisognava alzare il livello di minaccia e dramma della storia, quindi... eccolo mostrarsi con un lieve anticipo (creando qualche problema di continuty, secondo me) e catturare (tanto per cambiare) Gandalf.
Poi c'è Bard. Che nell'opera di Tolkien è quel personaggio senza alcuna caratterizzazione che appare all'ultimo, tira una freccia, uccide il drago e manda tutti a casa. In questo film, invece, è piuttosto ben costruito, ha una bella caratterizzazione alle spalle ed è ben interpretato. Per dire: mi sta più simpatico lui che il Granpasso cinematografico.
Poi ci sono gli elfi silvani e il loro regno (non mi hanno impressionato ma sono nella prima parte del film, quando il mio cervello guardava le cose e pensava solo a Fantaghirò).
E poi c'è tanto, tanto, materiale aggiunto. Estrapolato da altri testi di Tolkien o inventato di sana pianta.
E, sorpresa, è materiale buono, appassionante, drammatico e pieno di sfumature profonde e cupe.
Dite che l'originale spirito da fiaba del romanzo è tradito?
Vi sbagliate.
Lo spirito originale del romanzo è stato violentato da dodici stalloni e poi la gangbang è stata caricata su You Porn ma, a conti fatti, chissenefrega?
Il romanzo è il romanzo. Ce l'ho in libreria e oggi che ho visto il film è uguale a ieri, quando ancora non lo avevo visto. Questo è cinema. E' cosa altra.
E quindi, in sostanza, Lo Hobbit - la desolazione di Smaug - , fino a quando non appare il drago, è un film con parecchie luci e qualche ombra (ma cupa). Diciamo da sei e mezzo.
Poi appare IL DRAGO.


La recensione de Lo Hobbit - la desolazione di Smuag - da quando appare il DRAGO.

- Per i pignoli: sì, lo Smaug cinematografico è più una viverna che un drago (le braccia sono anche le ali). Ma le viverne hanno code da scorpione e non sputano fuoco, Smaug lo fa. Quindi, è un drago e non rompete -

Dunque, il film, da quando appare Smaug è...
Bho. Incredibile.
Il terzo atto è storia del cinema.
Mai, mai, mai, si è vista una creatura così maestosa, enorme, vera e tangibile.
Giuro, vedendo il film in stereoscopia HFR Smaug è REALE e sta proprio davanti a voi.
E mette paura. Ed è bellissimo. E vorreste che fosse il vostro migliore peggiore amico malvagio.
E' così figo che tiferete per lui per tutto il tempo, e che si fottano i nani, gli hobbit e la terra di mezzo tutta quanta.

"IO SONO IL FUOCO... IO SONO LA MORTE!!"

La verità è che Smaug obnubila la mia capacità di razionalizzare.
Sul serio. Non so che dirvi.
L'ho adorato. Ne voglio ancora. Ne voglio di più.
Se ci aggiungete che è doppiato da quel figo di Benedict Cumberbatch...

Quindi... sei e mezzo più quindici fa ventuno e mezzo, che diviso due fa undicivirgoladueespiccioli... arrotondiamo per difetto... il voto del film è 11.

Ma non prendetemi troppo seriamente.