31.5.13

Come si diventa Orfani.


Oggi alle 16, nello spazio Fandango Incontro (a Palazzo Incontro, in via dei Prefetti 22), nell'ambito della mostra l'Audace Bonelli, avrà luogo una piccola conferenza con me e Emiliano Mammucari, dove parleremo della nostra prossima serie a colori per la Sergio Bonelli Editore.
Dai, fateci un salto.
Emiliano fa i disegni.


30.5.13

M'hanno fatto Cavaliere della Uallera d'Oro.

Per quanto io mi porti dietro la nomea di polemico attaccabrighe, la verità è che (in tempi recenti, lo ammetto), mi sono molto calmato e vi sfido a trovare roba davvero pesante qui sul blog, nel ultimi mesi.
Però questa ve la devo riportare perché mi ha fatto troppo ridere.

Pescata dalla bacheca di un, bho, definiamolo aspirante fumettista, di cui non farò un nome per tutelarlo (almeno un pochettino).
Riporto testualmente:

"La massoneria è un potere che influenza tutto. Serve a fare carriera? Serve a farvi arrivare in alto? E' entrata anche nel fumetto...guardate voi stessi queste copertine e fatevi un opinione da soli. Io non ho molto da aggiungere!!!"

Allegato a questo messaggio, tre copertine:



Per i non iniziati (è proprio il caso di dirlo), la tesi è che io sono un massone (o sostenuto da una qualche loggia massonica) e che il mio recente incarico come curatore di Dylan Dog dipende da questo. La simbologia di tre copertine di John Doe (su cento), lo dimostra chiaramente.

Capito? E' perché sono un massone.
Non per i vent'anni di professionismo e le centinaia di pubblicazioni.
No. E' perché sono un massone.



Mi diverte sempre vedere come certe persone siano costrette a fare delle giravolte mentali per conciliare una realtà che continua a dargli torto.


28.5.13

Di nuovo Akira!



Dunque, domani torna in sala Akira.
Per un solo giorno.
Nuova versione, tutta sistemata e messa a lucido e via dicendo.
Io ci vado. Perché ogni occasione di vedere il capolavoro di Otomo su grande schermo deve essere colta.

In più, c'è pure un evento.
Qui di seguito vi posto un estratto del comunicato stampa:

Akira torna al cinema: il 29 maggio evento speciale presso il cinema Adriano di Roma!
Everyeye, in collaborazione con Nexo Digital e Massimo Ferrero Cinemas, è lieta di invitarvi all'evento speciale Akira presso il cinema Adriano di Roma.
Ospiti speciali e premi offerti da Dynit per una serata all'insegna dell'animazione giapponese di qualità.
L'appuntamento è per lo spettacolo delle 18:00, con il capolavoro di Katsuhiro Ōtomo, Akira, e i 6 minuti in anteprima di Evangelion 3.0: non mancate e ricordate che i cosplayer sono i benvenuti!


QUI trovate informazioni più dettagliate.



27.5.13

Dylan Dog goes Social!


Dunque, a QUESTO INDIRIZZO trovate la pagina Faceboook di Dylan Dog, curata dal sottoscritto.
Per ora è praticamente vuota ma presto si riempirà di contenuti di varia natura.
Soprattutto, ospiterà tutta una serie di interventi riguardanti il rinnovo della testata, nell'ottica di rendere tutto il processo non solo trasparente ma anche aperto a consigli  e considerazioni.
E' una pagina amichevole, nel senso che permette i commenti. Non abusatene perché le critiche sono ben accette, gli insulti e le vuote provocazioni, meno.


QUI, intanto, trovate i primi appunti di scrittura.


24.5.13

Game of Thrones - il Trono di Spade - S03E08


In ritardo ma l'ho vista.
E che non si dica mai che permetto alla vita reale di mettere in secondo piano le cazzate.

Dunque, non è che ci sia poi molto da dire.
La chiave narrativa della stagione ormai è chiara, come è chiaro che, a conti fatti, tutta l'opera sarà giudicabile solo nel suo insieme e non nelle singole parti.
Come ottavo tassello di questo arazzo, la puntata non delude.
Ha un bel ritmo, alcune belle sequenze, i soliti meravigliosi dialoghi, delle interpretazioni sempre di primissima classe. Aggiungiamoci pure fotografia, luci e color correction di altissima classe e una messa in scena che ha mascherato bene i limiti di budget di quella che, comunque, rimane una serie televisiva, e il gioco è fatto.

A margine:

- Arya che se ne va a spasso con il Mastino è uno dei miei momenti preferiti dell'intera storia ed è stato reso benissimo.
(no, dico... ma quanto è simpatico il Mastino?)

- La capacità di chi fa il cast di questa serie di trovare sempre l'attore giusto è sorprendente.
(voglio una serie solo su loro tre)

- Il grado di nudità, scene di sesso esplicite e volgarità nei dialoghi ha toccato una nuova vetta. Mi chiedo fino a dove si spingerà la HBO.
(e questo è niente, giuro)

- Se ve lo state chiedendo (e io me lo sono chiesto), l'attrice che interpretava la prostituta nel campo dei mercenari si chiama Talitha Luke-Eardley.



- Forse la mia memoria mi tira brutti scherzi ma ho l'impressione che le divergenze con i romanzi stiano aumentando in maniera rilevante. E questo è un bene.

23.5.13

Topolino 3000


Vi direi di precipitarvi in edicola e comprarlo, ma sarebbe inutile, visto che è andato esaurito in un attimo.
Albo SPETTACOLARE con tutti i migliori disegnatori e sceneggiatori disneyani che danno il meglio di loro.
Valentina De Poli ha pensato e prodotto un capolavoro, e lo ha mandato in edicola al prezzo di due euro e quaranta centesimi.
Cercate di procurarvelo, ne vale davvero, davvero, la pena.

22.5.13

Dylan Gate!!



Dunque, la mia intenzione sarebbe stata quella di iniziare a parlare sul serio dell'approccio e del tipo di lavoro che aspettano me e Franco Busatta nei prossimi giorni ma Internet è quello che è, e sembra che tutti siano interessati solo a sapere quanto c'è di vero in una serie di indiscrezioni circolate sul web.
Vediamo quindi di fare chiarezza per passare  poia parlare di cose più rilevanti

Come ho detto, è in atto un processo di riflessione e rinnovamento per Dylan Dog. È un processo a cui sta prendendo parte attivamente Tiziano Sclavi e che ha coinvolto me e Paola Barbato in maniera particolare. Questo processo ha fatto sì che Tiziano abbia mandato una mail piena di spunti, idee, suggerimenti, preferenze e, soprattutto, consigli e indirizzi di massima, a un gruppo (estremamente ristretto) di sceneggiatori che non hanno partecipato in prima persona alle nostre discussioni.
Ovviamente, questa mail non sarebbe dovuta essere divulgata.
Non perché contenesse chissà quale indiscrezioni ma, semplicemente, perché conteneva ipotesi e proposte, non realtà assodate.
Metterla in giro è stato stupido.
Spacciarla come verità, scorretto.

Quindi andiamo a chiarire.

Moriranno davvero alcuni personaggi del cast? Se dipenderà da me (e pare che dipenderà proprio da me), no. Uccidere un personaggio, a meno che la cosa non sia narrativamente davvero utile, non è mai un bene.

Dylan sostituirà davvero la sua esclamazione tipica? No. Le persone parlano in un modo e non lo cambiano. Detto questo, magari la gente si stufa di dire sempre la stessa roba e, ogni tanto, varia (o ve lo siete scordati che ogni tanto Dylan esclama pure "Bloody Hell!").

Dylan avrà un cellulare e un computer? Probabilmente sì, se trovo una maniera sensata di metterglieli in mano senza che la cosa appaia posticcia e se mi tornerà di effettiva utilità in termini narrativi.

Bloch andrà in pensione? Questo è un mio pallino da anni quindi è probabile che lavorerò per fare in modo che accada.
Ma questo non significa che Bloch (che è il mio personaggio preferito della serie) uscirà di scena.

La tariffa oraria di Dylan aumenterà?
Non mi pare una cosa così rilevante in termini narrativi ma sì. Ma, soprattutto, che vi frega? Pensate di assumerlo?

Comunque sia, tutte questo cose sono dettagli. Non è di queste cosine che sarà fatto il rilancio del personaggio.
Se me ne darete modo, ve ne parlerò con calma nei prossimi giorni. Un passo alla volta.

Cominciando a parlare di Dylan Dog.



Dunque, se oggi fosse un giorno come tanti, vi racconterei di quanto ci siamo divertiti al Salone Internazionale di Torino, di quanto le vendite di Mater Morbi stiano andando bene, di quanto abbia trovato bizzarra la mia visita negli studi di Deejay e di come l'incontro in Feltrinelli fosse gremito.
Però oggi non è proprio un giorno come tanti perché, proprio durante l'incontro in Feltrinelli, Mauro Marcheselli, direttore editoriale della Sergio Bonelli, ha deciso di farmi un bello scherzo e ha reso pubblica una notizia che pensavo sarebbe rimasta privato ancora per qualche giorno (se volete vedere come sono andate le cose, QUI ci sono i video).
In brevissima: su incarico diretto di Tiziano Sclavi, sono stato nominato nuovo curatore di Dylan Dog, che significativo che mi prenderò cura di mandare in edicola ogni mese tutte le testate legate al personaggio, sceglierò gli autori, approverò i soggetti, supervisionerò le sceneggiature, rivedrò i disegni, stilerò la programmazione e cose così.
Un mucchio di lavoro che, fortunatamente, non farò da solo visto che, accanto a me, ci sarà Franco Busatta, già mio curatore su Orfani.
Franco lavorerà dalla sede di via Buonarroti, dove si occuperà degli aspetti più pratici e organizzativi del lavoro (dal coordinamento, alla revisione finale) mentre io lavorerò da Roma, badando agli aspetti creativi e a quelli legati alla comunicazione di tutta la faccenda.

Come siamo arrivati a questa cosa?
E' presto detto: Tiziano Sclavi e la Sergio Bonelli Editore hanno ritenuto necessario un cambio di rotta per il l'Indagatore dell'Incubo. Dylan Dog è la seconda testata più venduta della casa editrice (e, di conseguenza, la seconda testata più venduta d'Italia) ma è anche quella che, in termini percentuali, perde più lettori ogni anno. E' una situazione problematica a cui bisogna provare a mettere riparo perché l'approccio portato avanti fino a questo momento non si è rilevato sufficiente.
Quindi, iniziamo a smentire le voci che già hanno iniziato a circolare:

Non ci sono stati complotti e riunioni segrete.
Ma solo delle normali consultazioni tra la casa editrice, Tiziano Sclavi e un novero di autori che sono stati chiamati a esprimere il loro parere. Queste riunioni, alla luce del rinnovamento fortemente voluto da Tiziano, hanno portato a identificare nel sottoscritto la persona a cui affidare l'incarico.

Giovanni Gualdoni non è stato crocefisso in sala mensa e nemmeno cacciato dalla casa editrice con ignominia. Giovanni ha fatto il suo lavoro, secondo la sua visione del personaggio. Lo ha fatto in piena autonomia e con il sostegno e l'avallo della casa editrice (la stessa autonomia e sostegno che avrò pure io). Se ha fatto degli errori di valutazione (e tutti ne fanno), sono errori tanto suoi quanto della casa editrice e nessuno (io per primo) pensa che la situazione in cui si trova oggi Dylan Dog, dipenda da lui. Io non sono chiamato a correggere gli errori di Giovanni. Io sono chiamato a provare un approccio diverso, nel segno del rinnovamento, quando a Giovanni era stato chiesto un lavoro nel segno di un certa tradizione. Tutto qui.
Detto questo, Giovanni è sempre in forze alla redazione della Sergio Bonelli Editore (anche se non più nella redazione di Dylan Dog) e già al lavoro su un nuovo progetto. E io gli faccio il mio in bocca al lupo sin da adesso.

Detto questo, passiamo a noi.
Cosa sono chiamato a fare?
Rinnovare il personaggio senza stravolgerlo.
Adeguare il linguaggio (narrativo) delle sue storie al sentire dei tempi moderni.
Riportare Dylan Dog nel presente.
Tornare a fare storie di Dylan Dog che non solo piacciano ai lettori e alla casa editrice ma in cui il suo creatore, Tiziano Sclavi, si possa riconoscere.
Come intendo farlo?
Ve ne parlo nel prossimo pezzo.


20.5.13

Deejay... Deejay Television...


Ma che ne sapete voi di quando noi vecchi guardavamo Jovanotti che lanciava i video di Falco dall'Acquafan di Riccione...

Comunque, oggi alle 16, se vi capita di sintonizzarvi sul programma Occupy Deejay su Deejay Tv (il canale numero 9 del digitale terrestre), potrete vedere il sottoscritto che parla di Mater Morbi e di altro.
C'é pure lo streaming?
C'è pure lo streaming.


16.5.13

Agenda.


Da domani mi trovate al Salone Internazionale del Libro di Torino.
Sarò allo stand Bao, insieme a Massimo Carnevale per firmare e disegnare le copie di Mater Morbi.
Ci rimango fino a domenica.

Lunedì, invece, alle 18 e 30 sono a Milano, alla Feltrinelli di Corso Buenos Aires. A fare la stessa cosa.

Insomma, se vi trovate, passate e fatemi ciao.


15.5.13

Fast & Furious 6 - la recensione -



Premessa per non creare fraintendimenti.

Ci sono vari livelli, gradi e sfumature per giudicare come "bello" un film action di quelli con gli eroi che sparano frasi ironiche e coatte e in cui le cose esplodono con una frequenza improbabile.

Lo si può intendere bello perché divertente, senza pretese, graziato da un gran ritmo e da scene assurde ed esagerate (Battleship, per esempio).
Lo si può intendere bello perché visivamente così esagerato da trascendere i suoi limiti narrativi e diventare altro (Transformers 3, Bad Boys II).
Lo si può intendere bello perché, a prescindere dai suoi risultati al botteghino, ha al suo interno una serie di intuizioni narrative e visive da porlo fuori, lateralmente e un paio di passi più avanti, rispetto a tutto il resto (Speed Racer).
E poi lo si può intendere bello perché effettivamente un bel film, solido in tutte le sue parti, con uno script da mandare a memoria e una regia perfetta. Ovverosia perché è un bel film a prescindere da qualsiasi contestualizzazione.
The Last Boyscout, per esempio, appartiene a quest'ultima categoria. Tutta la serie di Arma Letale pure, la serie di Die Hard (esclusi gli ultimi due capitoli), Predator, Rambo (il primo), True Lies, Last Action Hero... Fast Five.
Senza scherzi. Che già è strano che il quinto capitolo di una serie sia superiore a tutti quelli che lo hanno preceduto, ma quello che rende Fast Five un film d'azione superiore alla norma è che non solo è un grandissimo action, e quindi (sovra)carico di tutte le peculiarità del genere, ma è proprio un bel film a prescindere, di quelli che quando ne parli non hai bisogno di contestualizzare per tesserne le lodi.

Ecco, Fast & Furious 6 non è la stessa cosa.
Ha un cast fantastico (Vin Diesel, The Rock, Michelle Rodriguez, Luke Evans, Gina Carano, la mia adorata Gal Gadot, Tyrese Gibson, Sung Kang, Ludacris, Jordana Brewster e il biondino inutile).
Ha un certo numero di scene in cui Vin Diesel e Dwayne Johnson volano, spaccano culi e si strizzando l'occhiolino in un trionfo bromance senza eguali.
Ha una scena in cui un aereo in fiamme partorisce un'automobile e una in cui un camion in corsa sputa fuori un carro armato (!!).
Che si mette subito a schiacciare automobili e a sparare sull'autostrada (!!!) .

Però, tutto questo non basta per farne un bel film in quanto tale.
Perché Fast & Furious 6 è solo un bel film action di quelli che ti impongono tutta una serie di compromessi per poterli apprezzare.

Bisogna sorvolare, per esempio, su una sceneggiatura che ha perso la formula del capitolo precedente perché non riesce ad equilibrare lo spazio da dedicare a ogni personaggio (finendo per tagliarne fuori alcuni e trascurarne altri), che si dilunga in cose non interessanti (tutta l'improbabile storia del ritorno di Letty, per esempio), che non riesce mai a creare un collegamento emotivo tra lo spettatore e i personaggi, che è goffa, involuta, inutilmente articolata e, a tratti, molto noiosa.

Bisogna sorvolare sul fatto che, nonostante l'incredibile successo della serie al botteghino e nonostante la scena del carro armato, c'è la crisi mondiale e questo film è fatto a risparmio rispetto al precedente, che le location sono meno affascinanti, che la stragrande maggioranza delle scene chiave è girata di notte (per facilitare gli interventi in CGI), che la visione d'insieme è meno ariosa e ardita, che non ce ne frega davvero un cazzo di vedere Paul Walker che va in prigione a fare il duro, che le automobili non sono venerate dallo sguardo del regista come nei precedenti capitoli, che la regia di Justin Lin è tornata a essere meno controllata e più confusa (siamo più dalle parti di Tokio Drift che di Fast & Furios e Fast Five).

Bisogna sorvolare sul fatto che non ci sia una, dico una, battuta di quelle che poi esci dal cinema e aspetti per tutta la sera il momento giusto per ripeterla.

Ma, nonostante tutto questo, il sesto capitolo dello Svelto e del Furioso è un film d'azione che da la paga alla media delle produzioni simili attuali.

Ci sono un mucchio, ma davvero un mucchio, di scene memorabili.

Ci sono Dwayne Johnson e Vin Diesel che ormai hanno una tale sintonia che vorresti vederli sempre insieme, magari in un film dedicato esclusivamente a loro due.


C'è Vin Diesel che fa una roba che nemmeno il più ardito dei supereroi si permetterebbe di fare e la sala esplode ad applaudire.


C'è la scena del carro armato, che potrebbe stare dentro al secondo tempo di Bad Boys II senza sfigurare.

C'è Gina Carano, che staresti a vederla pestare gente per ore (e che non è proprio credibile che la Rodriguez riesca ad allungargli un paio di ceffoni).

C'è Luke Evans, che in un cast dominato da due colossi come Vin Diesel e Dwayne Johnson, riesce a essere magnetico solo mettendosi un paio di baffi, alla faccia del biondino inutile che sono sei film che ci prova e fallisce.

E c'è pure una bella colonna sonora, che quando torni a casa apri Spotify e te la risenti muovendo la testa avanti e indietro.

Ma non c'è nulla più di questo.
Che lo ripeto, basta e avanza per fare di Fast & Furious 6 un film superiore alla media del prodotto interno lordo del genere action degli ultimi vent'anni. Ma che non è sufficiente per metterlo accanto a colossi del genere.

Da vedere?
Sì. Anche un paio di volte (pure tre).
Ma non di più. Alla quarta visione rinunciate. E magari rivedetevi Fast Five o il quarto capitolo, che sono entrambi superiori.

















Ma.











Ma gli ultimi venti secondi di film, quelli del contro epilogo a Tokio, valgono da soli il biglietto.
L'arrivo di un nuovo cattivo in scena e l'attore che lo interpreta, bastano da soli a candidare il settimo capitolo di Fast & Furious come il vero "film spaccaculi di ogni tempo" e io ho iniziato ad avere le fregole per vederlo sin da oggi.
Questa serie non finirà mai.



14.5.13

Game of Thrones - il Trono di Spade - S03E07



Meglio.
Meglio e peggio.
Meglio perché il livello di coerenza e coesione è aumentato rispetto alle prime puntate e adesso le varie scene, se non legate da un flusso narrativo interconnesso, sono almeno unite l'una con l'altra da un discorso generale sensato (almeno nella maggior parte dei casi) e coerente.
Peggio perché, a conti fatti, continuiamo ad assistere a scenette.
Certo, una scenetta dopo l'altra, a sommarle tutte, la trama viene fuori. Ma i singoli episodi continuano a mancare di una "spina dorsale" che lasci il segno.
In sostanza, scavando nelle memoria, non riesco a isolare il ricordo di un singolo episodio di questa stagione (con l'eccezione, forse, di quello che ha preceduto questo). Questo potrebbe essere un problema come anche no. Molto dipende da come si fruisce la stagione e da cosa si cerca da un prodotto di intrattenimento.
Detto questo, continuo a stupirmi di quanto la HBO con GoT (e con Girls) stia spostando il limite di quello che si può e non si può mostrare al grande pubblico (e il fatto che sia un programma via cavo riduce solo marginalmente la questione).

Ultimo appunto, permangono le solite perplessità su alcuni aspetti della messa in scena: possibile che non ci fosse il modo di mettere a schermo qualche decina di comparse in più nelle scene con John Snow e i bruti? Sembra che stiano andando ad assaltare Castel Black in cinque.

13.5.13

Dylan Dog: Mater Morbi - Edizione Bao -

Se non sapete di cosa si tratta, andate QUI.


Il volume è pronto per essere distribuito.
Verrà presentato a fine settimana, al Salone Internaziona del libro di Torino.
Noi siamo entusiasti della resa finale perché questo libro segna non solo un'eccellenza nell'ambito delle produzioni di pregio legate ai personaggi della Sergio Bonelli Editore ma avvia anche una collaborazione tra la casa editrice di Via Buonarroti e la Bao Publishing, editore che negli ultimi anni si è distinto per la cura e l'attenzione con cui segue ogni prodotto, dalla produzione alla vendita e, sopratutto, alla comunicazione.
I risultati si stanno già vedendo perché gli ordini su Amazon sono ottimi e lo stesso si può dire per il mercato delle librerie di varia e per le fumetterie. In poche parole, orima ancora di raggiungere gli scaffali, questo libro è un successo.
Grazie alla Sergio Bonelli Editore, a Tiziano Sclavi, a Massimo Carnevale, alla Bao e a tutti quelli che hanno partecipato al volume, per averlo reso possibile.


Detto questo, se non lo avete ordinato e vi interessa, potete farlo subito da QUI, con un bello sconto.
Oppure potete venirvelo a prendere dalle mie manine (o da quelle di Massimo), allo stand Bao, al Salone del Libro di Torino.
Oppure, potete passare alla Feltrinelli di Corso Buenos Aires, a Milano, il 20.
O ancora, se proprio siete gente cattiva, potrete aspettare di trovarvelo tra le mani per caso (dovrebbe arrivare in libreria dal 23 maggio) e poi comprarlo lo stesso, perché con quell'edizione, quei disegni e quel prezzo, è davvero un acquisto obbligato.


A margine, su Amazon è anche disponibile l'edizione per Kindle (Classico, Fire e per tutte la applicazioni per Android e iPhone) a un prezzo interessante.
E' la prima volta che un prodotto Bonelli arriva su questa piattaforma e, anche di questo, siamo piuttosto orgogliosi.

Io, intanto, disegno Dylan con il cellulare, e cerco di rilassarmi.




Piccola esclusiva su Dragonero.


Quella qui sopra è l'illustrazione che abbellirà il primo capitolo del gioco di ruolo di Dragonero, edito dalla Wyrd Edizioni e che verrà lanciato in occasione di Lucca Comics & Games 2013.
Il disegno è di quel talento puro di Gianluca Pagliarani e i colori del bravissimo Paolo Francescutto del Gotem Studio.
Il manuale, di 250 pagine e zeppo di illustrazioni di questo tipo,  è previsto sia in una versione cartacea (in un'edizione a tiratura limitata e in una versione print on demand), sia in edizione digitale.
Ciliegina sulla torta, il sistema di gioco con cui verrà portato in vita l'universo di Dragonero è quello del gioco di ruolo fantasy più amato del momento (anche dal sottoscritto): Pathfinder.
I gdr carta e penna non muoiono mai. Fortunatamente.


p.s.
già che ci sono, vi ricordo che la pagina di Dragonero su FB è QUESTA, che QUI trovate il blog, che l'albetto promozionale gratuito della serie è disponibile nella catena di negozi Gamestop e attraverso l'eshop di Multiplayer.it e che questa qui sotto è la copertina del numero 1.


11.5.13

SCUP!


Oggi, insieme a Mannelli e a Rotundo, sono allo SCUP! di via Nola 5.
Dalle 19.
Chiacchiere e disegni dal vivo.


Disegnini con il Galaxy Note 2

Ora, è grosso come una padella e ok.
Ha talmente tante impostazioni e settaggi che ti viene il mal di testa e ci ho messo tre giorni solo per capire come escludere gli effetti sonori delle notifiche perché non è per nulla intuitivo.
Però, cazzo, con la sua penna Wacom, ci si disegna che è una bellezza.





8.5.13

Game of Thrones - il Trono di Spade - S03E06



La quadratura del cerchio.
Finalmente abbiamo una puntata con una dignità propria, con un proprio tema portante e che, in qualche maniera, spicca su tutte quelle che l'hanno preceduta perché ha effettivamente qualcosa da dire che non riguarda le meccaniche narrative interne della serie stessa.
Il discorso tra Ditocorto e Varys era esattamente quello che ci voleva per dare coesione e senso a una trama che, sin qui, è stata presentata in maniera troppo sfilacciata e discontinua.
Aggiungo che l'episodio è forse il punto più alto mai raggiunto dalla serie per quello che riguarda fotografia, illuminazione e color correction, che gli attori danno tutti una gran prova delle loro indiscutibili qualità, che le singole scene sono tutte molto belle e ben scritte e che, nel complesso, si è gestita meglio che in precedenza la continua alternanza di siparietti scollegati tra di loro (nonostante non abbia apprezzato quello d'apertura sul cicciobomba dove viene raccontata una roba che, sostanzialmente, non si è vista, e quello su Bran che era davvero buttato a caso nel calderone generale).
Insomma, se continuiamo su questa strada, forse questa terza stagione si porta a casa un bel risultato.




Xl, Sasha Grey, Mauro Uzzeo e io.


La copertina di XL che trovate in edicola questo mese.


Dentro ci trovate il pezzo scritto dal me e da Mauro Uzzeo sul nostro incontro con Sasha Grey.


C'è anche una mia illustrazione a tutta pagina, con i colori di Stefano Simeone.
Sulla rivista è più bella. Sarà la carta patinata.

Yuppie.


7.5.13

Le Streghe di Salem (The Lord of Salem) - la recensione -


Scrivo questo pezzo fuori tempo massimo perché l'ho rimandato all'infinito, sapendo bene che sarebbe stato complicato.
Perché Lord of Salem non è un film riuscito e non è nemmeno un film sbagliato ma bello.
E' un film sbagliato e basta.
Che a me è piaciuto un sacco. E cercare di spiegare perché sarà una faticaccia.
Ma perché darmi tutto questo cruccio per un film minore dalla diffusione limitata?
Perché è diretto da Rob Zombie, uno dei pochi registi horror degli ultimi dieci anni che sembrava avere qualcosa da dire. E perché c'è quella dea di sua moglie come protagonista.

Ora, chiariamoci: Rob Zombie non è un genio, ma qualche freccia al suo arco ce l'ha.
In particolare, è bravo a intercettare le tendenze e a declinarle secondo la sua estetica.
Lo ha sempre fatto con la musica, mettendo a segno una felice commistione tra hard rock, industrial, doom, heavy metal e elettronica, cavalcando e affiancando tutta l'ondata nata da Marylin Manson e Nine Inch Nails e gli è venuto bene anche con il cinema.
Almeno per qualche tempo.
Perché al suo esordio alla regia nel 2003, Zombie è un regista che sa dove sta il suo asciugamano, per dirla con le parole di Douglas Adams.
Il suo primo film, House of 1000 Corpses (la Casa dei 1000 corpi da noi), è una rilettura psicotronica, blasmefa, post-modernista del classico di Tobe Hopper, Texas Chainsaw Massacre.
E' un film furbetto, facile, per molti versi anche moltovisto, nobilitato però da tonnellate di gusto e stile. E, soprattutto, è un film pienamente nel suo tempo.

Passano due anni e Zombie ci riprova.
Il mondo dell'horror è percorso dalla moda del torture porn e di un rinnovato interesse verso il genere rape & revenge degli anni '70.
Zombie fiuta il cambiamento nell'aria e confeziona il suo capolavoro: The Devil's Reject (La Casa del Diavolo, da noi).
Il film è una lunga e crepuscolare cavalcata criminale che rimanda a opere come I Spit on Your Grave   e Straw Dogs ma che, sopratutto, ha un debito grosso come una casa sempre con Sam Peckinpah e il suo Mucchio Selvaggio. Per me è un piccolo capolavoro e questo è quanto.

I due film successivi sono mezzi passi falsi.
Hollywood capisce che Zombie è effettivamente un regista capace e cerca di inglobarlo in quel gigantesco meccanismo che tutto mangia, tutto digerisce e tutto trasforma in escremento.
L'Halloween di Rob Zombie è sicuramente il meno peggio dei molti remake fatti dai film di Carpenter ma questo non lo trasforma in un buon film in senso assoluto. Ci sono alcune cose molto carine ed è girato con un mestiere evidente. Ma lo stile di Zombie diventa  più anonimo e il film è dimenticabile.
Le cose vanno meglio e peggio con il seguito.
Meglio perché il film è decisamente più personale.
Peggio perché Zombie non è in grandissima forma.
Il risultato è un film  bello-brutto che sfiora più spesso il ridicolo che il sublime.

Passano tre anni e Zombie torna a girare un film personale.
Ora, in Italia non ce ne siamo ancora accorti perché siamo la provincia della provincia ma, mentre da noi parliamo ancora di hipster e ritorno delle mode anni '80, nel resto del mondo è  tutta l'estetica e la musica legata al satanismo che sta andando fortissimo.
Artisti come Justin Bartlett, Florian Bertmer, Scarful, lo splendido libro fotografico True Norwegian Black Metal,  band musicali come gli Orchid o Uncle Acid e, nel cinema, un gioiello come The House of the Devil di Ti West, hanno rilanciato le atmosfere tipiche del satanic-panic e di film come Rosemary's Baby e Omen. 
Il diavolo è tornato a essere figo, insomma.
E Zombie, che come dicevamo le tendenze le sa intercettare (le tendenze, non le mode, che quelle son buoni tutti) si è detto: "Pur'io, prima che arrivi un Eli Roth qualsiasi e sia troppo tardi!"
E quindi, ecco Lord of Salem.
Che è un film che gioca a mostrare tutti i suoi rimandi a Roman Polanski e Stanley Kubrick ma che cela (godendo del fatto che il film non lo ha visto quasi nessuno) il suo debito enorme con il già citato The House of the Devil di Ti West.
Ora, il film di West è rigoroso, asciutto, minimale e folle nella sua smania di apparire come una pellicola girata nei primi anni '80. West con quel film ha fatto il suo capolavoro e poi non è più stato in grado di esprimersi nemmeno alla metà di quel livello.
Adesso, non è che Zombie possa arrivare fresco, fresco e sperare di replicarlo.
Più che altro perché gli manca quella ossessione maniacale da nerd che caratterizza West.
Zombie è una rockstar e le rockstar, per quanto possano voler dimostrare di saper fare le cose a modino e con tutto il rigore necessario, alla fine voglioni l'esaltazione del pubblico perché dell'algido apprezzamento tutto cerebrale non sanno che farsene.

Quindi, Lord of Salem è un film che vorrebbe essere austero e giocato tutto sulla tensione.
Ma poi ci sono i mostri nascosti negli angoli a fare "bu" allo spettatore, come il peggiore dei film j-horror.
E' un film che vorrebbe essere asciutto e sobrio.
Ma poi non resiste alla tentazione di mostrare quello che non andrebbe mai mostrato, dando sfogo alle pulsioni estetiche più pacchiane (e divertenti) del regista.
E' un film che non vorrebbe essere facile.
Ma c'è il culo di Sheri Moon Zombie sempre in bella vista.
E' un film che vorrebbe essere grave, solenne e cupo.
Ma si risolve come una pellicola noiosa e, a tratti, involontariamente comica.
E' un film che vorrebbe essere solido.
Ma ha una sceneggiatura ballerina e il metaforone talmente marchiano da risultare stucchevole.

E, nonostante tutto questo, mi è piaciuto.
Perché più degli ultimi due Halloween è senza ombra di dubbio un film di Rob Zombie.
Più nel male che nel bene, sia chiaro.
Più negli eccessi scomposti che nella forma ricercata.
Più nella mancanza di una maturità contenutistica e formale che nella potenza della visione.
Più, insomma, per tutto quello che non ha permesso a Zombie di essere davvero un grande piuttosto che per le sue qualità.
Ma, perlomeno, è un film personale.
Sbagliato. Brutto. Noioso.
Ma anche coraggioso, privo di compromessi, privo di ironia (e questo, nell'horror, è un bene di questi tempi ), offensivamente serio e capace di suscitare sensazioni forti (anche negative).

Un film di un autore, non di un pupazzo senz'anima, chiamato a girare un horror da supermercato.
E sì, se lo vedrete, probabilmente vi farà incazzare.
Ma per me è un buon segno.

Qui sotto, un galleria di disegni dedicati al film.
Non tutti i fumettisti che ho portato a vederlo mi hanno ringraziato, lo ammetto :D







ancora Valerio Nizi



questa è mia.