21.3.14

Captain America: the Winter Soldier - la recensione -


Si può valutare Captain America: the Winter Soldier sotto tre punti vista:

- come un film puro e semplice (sequel del mediocre Captain America: first avengers)
- come un adattamento cinematografico del personaggio
-come ultimo capitolo della serie di storie che i Marvel Studios stanno realizzando per trasportare su pellicola il loro universo

Per questa ragione, ho deciso di dividermi in tre e darvi tre recensioni diverse, il Super Nerd, il Nerd e la Persona Normale.

IL PARERE DI RROBE SUPERNERD
qui insieme al sempre brandizzato Giacomo Bevilacqua.

Winter Soldier è una figata.
La trama complessiva si espande e si intreccia, collegandosi tanto ad Avengers quanto a tutti gli altri film della Marvel Studio e alla serie televisiva Agents of Shield. Mai nessuno aveva avuto l'ardire di portare al cinema un arazzo così complesso e stratificato e si ha davvero l'impressione di stare vedendo nascere qualcosa di nuovo e diverso in termini di linguaggio narrativo. Per molti versi, è la stessa cosa che Stan Lee e Jack Kirby fecero con i fumetti, nei lontani anni '60, solo portata al cinema oggi.
 Tutto è così coerente e pianificato che si potrebbe quasi arrivare a dire che il Marvel Cinematic Universe (un universo tangente ma parallelo a quello "ufficiale" dei fumetti, denominato Universo 616) è ormai il "vero" universo Marvel, l'unico che in qualche maniera riesce a tenere in vita la visione originale dei suoi creatori.
Il film parla lo stesso linguaggio dei Avengers e, vista la presenza di una parte estesa del cast del film di Joss Whedon, ne sembra quasi un'estensione e un completamento. Il tocco di Whedon (supervisore di tutti i film legati ai supereroi dei Marvel Studios) si vede in ogni dialogo e in tante scene chiave.
Inutile dire che, come è ormai tradizione, la prima scena dopo i titoli di coda (ATTENZIONE: sono due), apre interessanti scenari per il futuro seguito di Avengers.
Insomma, sotto il punto di vista della continuity e della creazione di un inedito universo cinematografico coerente e continuativo, Winter Soldier è un tassello fondamentale. Molto più rilevante, per esempio, del secondo capitolo di Thor.


IL PARERE DI RROBE NERD
Terry Richardson non sei nessuno

In linea teorica, Capitan America è uno dei miei personaggi preferiti della Marvel.
In linea pratica, sono così poche le storie davvero buone del personaggio che la mia passione per lui è più una questione di fede che di altro. Tolto il ciclo di Lee e Kirby e le poche storie di Steranko, i fumetti aventi  Capitan America come unico protagonista raramente si sono elevati al di sopra della mediocrità.
Più spesso sono invece sprofondati nella palude della più bieca retorica, del ridicolo e della noia. La verità è che, nei fumetti, il Capitano mostra il meglio come personaggio solo quando inserito in un gruppo (di cui, ovviamente, diventa il naturale leader). Notevoli eccezioni a questa regola sono il ciclo di storie realizzato da Mark Waid e Ron Garney di metà anni '90 e la più recente, lunghissima run di Ed Brubaker.
E' quindi una buona notizia che Winter Soldier prenda spunto proprio dalle storie di Waid e Brubaker, (con una spruzzata delle storie di Steranko e parecchi (ma proprio tanti) elementi presi dalla minisere: Nick Fury vs. Shield.
Il risultato è un film molto più convincente del predecessore.
Un adattamento cinematografico che finalmente ci mostra un Capitano sempre in movimento, sempre in corsa, sempre lanciato verso quella che per chiunque altro sarebbe una morte certa, ma e che per lui è solo il riscaldamento mattutino.
Cap, in questo film, è un personaggio a cui si vuole bene (complice anche una convincente interpretazione di Chris Evans), un uomo tagliato fuori dal tempo che cerca in qualche maniera di inserirsi in un mondo in cui non ha più alcun amico in vita e in cui il suo unico amore è invecchiato e in fin di vita.
Ma, soprattutto, quello che ci restituisce il film è un eroe di quelli che non se ne fanno più.
Integerrimo nel suo rispetto per i valori migliori del sogno americano (anche, e soprattutto, quando è lo stato e il sistema stesso a cercare di pervertirli), dinamico e coatto il giusto, come un vero eroe d'azione deve sempre essere. Questo Cap è la summa di quanto di meglio si è visto nei fumetti e io non posso che amare questo film per la maniera in cui lo ha portato su schermo.
Le cose vanno molto meno bene per quello che riguarda Falcon (personaggio inutile quanto nel fumetto), qui rappresentato anche con un costume orrendo. Nella norma Nick Fury (Samuel Jackson ormai lo interpreta con il pilota automatico tanto è banale) e, tutto sommato sufficiente Vedova Nera (per quanto la Johanson cerchi di fare di tutto per farci dimenticare quanto è bella, ostinandosi a voler recitare).
Resta stranamente sullo sfondo (ed è strano, visto il titolo della pellicola) il Winter Soldier. Che c'è ed è un badass mica da ridere, ma che trova pochissimo approfondimento sia a livello di storia personale, sia a livello di caratterizzazione (ed è un peccato perché Sebastian Stan ha una bella faccia).
Nel film appaiono anche (brevemente) Batroc e Crossbones.
E poi c'è Redford. Ma lui è un discorso a parte e ne parliamo nell'ultima parte della recensione.
In conclusione, sotto il profilo del "è un bel film perché porta bene sullo schermo un personaggio Marvel", questo secondo capitolo delle avventure di Capitan America vince e vince bene.
E non è per niente poco.

IL PARERE DI RROBE
dio come passano gli anni

Il cinema è cosa altra.
Questo è una puntata di un telefilm, pimpata con qualche soldo in più (nemmeno tanti) e mandata in sala.
Sul serio: questo non è cinema.
Non ha il respiro del cinema. Non ha l'occhio del cinema. Non ha il tempo del cinema.
E la cosa non stupisce perché Whedon (di cui rimango un super fan), il cinema non lo sa fare. Lui fa televisione e la fa benissimo. Il fatto che adesso faccia televisione proiettandola su un gigantesco schermo d'argento, non cambia di una virgola questo fatto.
Ma perché parlo di Whedon invece che dei due registi della pellicola, Anthony e Joe Russo?
Intanto perché sono due, e quando i registi sono due, vuol dire sempre che, in realtà, non è nemmeno uno.
E poi perché è noto a tutti che Whedon metta lo zampino in maniera molto invasiva su tutti i film Marvel, arrivando a rimontarli, a rigirare scene e ad aggiungere dialoghi. Quindi, ignoriamo i due pupazzi messi sul set per gridare "AZIONE" e "STOP" e parliamo del vero artefice di questo film: Joss - ho fatto Avenger quindi sono un vero regista di cinema perché nessuno ha notato che era girato come una puntata di Buffy - Whedon.
Whedon ha un tocco speciale per i dialoghi. E' molto bravo con l'ironia. Gestisce il ritmo in una maniera meravigliosa se si tratta di cose da quaranta minuti. E pensa in formato 4:3.
C'è poco da fare.
Non c'è un momento in tutto Captain America: the Winter Soldier in cui il film si apra davvero e respiri.
E non parlo solo di spettacolarità ma anche, semplicemente, di profondità di campo, di ampiezza dello sguardo.
Per capirsi: è più cinamtografica la serie di True Detective, per occhio e ritmo, che tutto Winter Soldier.
E sì che su Winter Soldier ci sono tre (dicasi TRE) Helicarrier che decollano, un mucchio di combattimenti, un bell'inseguimento tra le strade e un sacco di divi della Hollywood che conta.
Ma niente, non è cinema.
Mai.
Anzi, sì.
In un momento sì.
E' un attimo sul finale, in cui Redford, inquadrato in piano americano, si volta verso dei tipi e fa il suo sorriso.
Quel sorriso che se avete visto almeno un buon film con Redford, dovreste conoscere bene.
Redford sorride e si stringe nelle spalle, come a dire "e che ci volete fare?".
E per un attimo, un attimo soltanto, Winter Soldier vi porta a Hollywood. La grande Hollywood.
Poi ripiomba nel via cavo.
E pazienza.