25.3.14

Lukas non mi doveva piacere.


Capita alla volte che quando ci si confronta con un libro, un film, un fumetto, un videogioco, lo si valuti non sulla base di quello che davvero è ma sulla base di quello che avremmo voluto che fosse. E lo scarto tra le due cose genera un'insoddisfazione del tutto ingiustificata di cui l'opera in esame e chi l'ha realizzata non ha davvero nessuna colpa. E' uno dei tanti tranelli del fare critica da cui è bene cercare di stare sempre lontani.
Ecco, quando ho iniziato a sentir parlare di Lukas, io ci sono cascato in pieno.
Perché io ho una mia idea e visione di come dovrebbe essere il fumetto Bonelli del futuro e la differenza tra questa mia idea e quella di Michele Medda, mi hanno portato ad avere un pregiudizio nei confronti della serie. Pregiudizio che, nel corso dei mesi, leggendo interviste e anticipazioni, non ha fatto altro che rafforzarsi sino a quando ho avuto modo di leggere il primo albo in .pdf.
Che, ovviamente, non mi è piaciuto.
Ma non era una cosa grave. Mica è detto che se si lavora per una casa editrice poi ti debba piacere tutto quello che quella casa editrice stampa. Ce ne sono un sacco di fumetti Bonelli che non mi sono piaciuti e non ne ho mai fatto particolare mistero o dramma. Del resto, neanche il rispetto profondo che nutro per Medda come autore e professionista, mi ha mai impedito di valutare con sereno distacco le sue cose e credo che lo stesso valga per lui nei confronti delle mie e di quelle di qualsiasi altro sceneggiatore della SBE.
E' giusto e naturale che sia così.

Solo che, in questa caso, avevo torto marcio.
Perché un paio di giorni fa ho preso in mano la versione stampata del primo albo di Lukas e me lo sono letto come se lo leggerebbe un lettore normale (ovvero: uno che poi non scrive sui forum per far vedere di saperla lunga), con la mente sgombra e lo spirito sereno e, sorpresa, me lo sono gustato dall'inizio alla fine come non mi capitava da anni con un fumetto Bonelli.
Perché è un buon fumetto, ben scritto e splendidamente disegnato.
Certo, il suo protagonista è molto meno ruffiano e piacione di come lo avrei fatto io.
Certo, il suo linguaggio è apparentemente più tradizionale rispetto a quello che avrei usato io.
Certo, quella voce in terza persona con quel lettering è una cosa che io avrei fatto diversamente..
Ma IO non c'entro nulla con Lukas.
Io sono quello che Lukas lo legge e Medda è quello che lo scrive.
E lo ha scritto proprio bene, riuscendo a mediare il suo tradizionale piglio indisponente nei confronti delle aspettative del pubblico senza però perdere nemmeno un grammo della sua integrità autoriale.
Lukas è un personaggio a basso tasso empatico che al lettore regala poco.
La città in cui vive, anonima ma tanto simile alla Milano dell'Expo, è un luogo che non ammette facili fascinazioni. Non ci sono rimandi post-moderni, o citazioni, o strizzatine d'occhio di nessun tipo.
Come da tradizione di Medda, il lettore non viene mai imbonito.
La storia è quella, il linguaggio è quello, se vi piace, bene, se non vi piace, circolare che qui c'è gente che lavora.
Il tutto confezionato con una sceneggiatura impeccabile dal punto di vista della distribuzione delle informazioni, del ritmo e (come sempre quando si parla di Medda) e dei dialoghi.
Come già per Caravan, Michele Medda scegli la via della mancanza di compromessi.
A differenza di Caravan però, questa volta c'è la piena volontà e consapevolezza di fare un fumetto popolare e avventuroso, nel pieno solco della tradizione bonelliana.
Ma non è solo questo.
Perché, sì, è vero, Medda opera nel solco della tradizione, ma di quella tradizione prende solo il meglio, scartando tutto quello che non va.
C'è una narrazione limpida e ordinata degli eventi.
Ma non ci sono gli insopportabili spiegoni.
Ci sono dialoghi funzionali alla storia narrata.
Ma non chiacchiere ridondanti.
L'albo si legge grossomodo nello stesso tempo degli altri Bonelli.
Ma la gestione degli stacchi dona a tutta la vicenda un ritmo sostenuto che fa sembrare il tempo di lettura molto più breve.
In poche parole, Lukas è sicuramente un albo Bonelli (cosa che non direi di Orfani, per esempio) ma è un albo Bonelli 2.0 ripulito di tutti quei difetti che una nostra certa maniera di fare fumetti si trascina dietro.
Un portatore sano della nostra tradizione e scuola fumettistica che ottimizza e rimette a lucido, piuttosto che rivoluzionare, e che riesce a dare nuova linfa al fumetto italiano popolare, senza tradirne mai le caratteristiche che lo rendono tale.

Insomma, mi è piaciuto.
Mi è piaciuto anche se è diverso dalla mia idea di Bonelli del futuro.
E non vedo l'ora di leggere il secondo numero.