2.4.14

Discorso lungo e non particolarmente gradevole per tutti gli aspiranti sceneggiatori (di Dylan Dog).


Dunque, partiamo da una premessa:
non ce la faccio.
Intendo a seguire tutto con la dovuta attenzione. Se seguite questo blog, lo dovreste aver capito visto che gli aggiornamenti sono diventati rari e sporadici quando prima erano frequenti e giornalieri.
Semplicemente oggi, tra prima e seconda stagione di Orfani, nuova serie in cantiere, la cura editoriale di oltre duemila pagine all'anno di Dylan Dog, qualche progetto parallelo che comunque o mi serve per sentirmi ancora un essere umano o che si sposa con la mia idea di quelli che sono i doveri di chi fa il mio mestiere, la vita privata, il tempo necessario per lo svago e la cura delle persone care, non riesco a stare dietro a tutto.
Ci provo, sia chiaro, ma certe cose le faccio male.
Come leggere le proposte dei molto aspiranti che su base giornaliera si presentano per Dylan Dog.
Se siete tra questi avrete già avuto modo di provare con mano i miei tempi biblici di risposta e la fatica che faccio a tenere sotto controllo la situazione.
Non sono tipo da mandare mail tutte uguali con sopra scritto "siamo spiacenti ma la sua proposta non soddisfa le istanze redazionali" perché credo che i rifiuti debbano essere motivati e circostanziati nel dettaglio, per dare modo a chi li riceve di capire cosa non funzionava nel suo lavoro.
Questo significa che ogni soggetto o sceneggiatura sbagliata mi costa infinitamente più tempo di una sceneggiatura giusta. E questa cosa è assurda, specie in una situazione in cui il lavoro è davvero troppo.

Aggiungo una cosa: io ho delle idee precise su chi dovrebbe arrivare a scrivere Dylan Dog ed è molto probabile che queste idee vi piaceranno poco, se siete degli esordienti assoluti.
Mettiamola così: per me non puoi andare a giocare nella nazionale del Brasile se alle spalle hai solo lunghi pomeriggi passati sul divano a giocare a Fifa.
Che significa? Che Dylan Dog è la seconda testata più venduta d'Italia e che non è il posto adatto per far pubblicare esordienti assoluti.
Esordienti per Dylan Dog, gente con alle spalle altri lavori che ho avuto modo di leggere e apprezzare, sì.
Esordienti assoluti, no.
Dylan (come Tex, del resto), è un personaggio troppo delicato e difficile per metterlo in mano a chi non ha sulle spalle nemmeno una pagina pubblicata.
Ma badate, non pretendo che abbiate una vostra serie in edicola (anche se io, prima di averne una, mai mi sarei sognato di provarmi come sceneggiatore per l'Old Boy) ma pretendo che vi siate confrontati con il fumetto vero, quello che viene scritto, disegnato e pubblicato (se fatto con cura, va bene anche una pubblicazione sul web).
E non solo, io quel vostro fumetto voglio averlo letto, e averlo trovato buono.
Lo so, è antipatico ma io la vedo così e non potete fare altro che accettare questo punto di vista perché, al momento, sono io quello che decide (e che si prende tutte le responsabilità delle sue decisioni).
E prima che qualcuno di voi alzi la mano per dire "E Paola Barbato, allora? Lei è arrivata su Dylan come un'esordiente assoluta e Mauro Marcheselli gli ha dato piena fiducia!" vi dico questo: Paola è l'eccezione.
Ha trovato il momento giusto e la persona giusta, una persona che ha visto in lei qualcosa di speciale e che ha avuto il tempo di seguirla e farla crescere. Io questo tempo, al momento, non ce l'ho. Per nessuno.
Faccio già una fatica boia a tenere a fuoco i molti bravi sceneggiatori professionisti con cui lavoro e a dare i giusti consigli agli esordienti (per Dylan) che ho già contattato.
Non ce la faccio a seguire un esordiente assoluto. Lo farei male e farei un danno a Dylan Dog, a me stesso, e a lui.
Quindi, accettate questa cosa: per arrivare a scrivere Dylan Dog, oggi, è condicio sine qua non aver pubblicato qualcosa prima. Qualcosa di buono. Qualcosa che mi dica in anticipo che i fumetti li sapete fare, che ne conoscete il linguaggio e che conoscete i problemi che comporta farli.
Non mi importa che siano fumetti popolari da edicola o fumetti indipendenti, l'importante è che ci siano e che io possa leggerli. E che siano BUONI.
Aggiungo una cosa: è molto più probabile che sia io a trovare voi, che voi a trovare me.
Cerco di seguire con attenzione tutta la scena italiana, compresa quella più di rottura.
E non ho nessun problema a scrivere a qualcuno se il suo lavoro mi piace o mi colpisce in maniera particolare, senza pregiudizi di sorta per la sua scena di provenienza (vi assicuro che ho contattato nomi che vi sorprenderebbero, e tanto). Dylan ha bisogna di autori dotati di talento e cose da dire, poco importa se si siano fatti le ossa su un volume disturbante della Grrrzetic o sulle pagine di un bonellide Aurea (gli esempi non sono propriamente fatti a caso).
Quindi, se siete degli esordienti assoluti, odiatemi ma mettetevi il cuore in pace: prima fate dei fumetti (anche sul web, non importa) e poi venite a bussare alla porta di Craven Road.
Se la vostra roba è buona, vi offriremo del tè e dei pasticcini e ci metteremo a parlare.