19.12.14

Big Hero 6 - la recensione -



Dividerò questa recensione in tre parti:

- quella dello spettatore normale, che entra al cinema, si siede, e non pensa a nulla se non a guardarsi (e magari a gustarsi) il film.

- quella del narratore, che un film lo studia e se lo smonta in testa, per cercare di capire cosa gli piace, cosa non gli piace, e perché.

- quella dell'addetto ai lavori che, in base alla sua esperienza e a quello che sa del settore, cerca di vedere oltre il film.

In ordine di importanza, queste tre parti hanno rispettivamente il valore di cento, dieci e uno.
Quindi, non facciamo che poi date peso alle cose che peso non dovrebbero averne.


IL PARERE DELLO SPETTATORE NORMALE
In sole sei parole: questo film mi ha reso felice.

Andate a vedere senza remore.


IL PARERE DEL NARRATORE.
Il livello tecnico è fuori scala.
Come già per Rapunzel e Ralph Spaccatutto, la Disney umilia qualsiasi altro studio di animazione in CG. Non c'è Pixar o Dreamworks che tengano. Siamo proprio su di un altro pianeta.
Credevate che la scena del volo del drago in Dragon Trainer 2 fosse bella? Ecco, qui ce n'è una analoga ma superiore. Pensavate che gli effetti materici e particellari messi in campo dalla Pixar negli ultimi film fossero lo standard qualitativo massimo? Ecco, Big Hero 6 li ridefinisce da capo.
L'unica cosa con cui questo film è comparabile è, appunto, Rapunzel. E, per capirsi, Rapunzel è uno dei più costosi film d'animazione in CG mai realizzato (se non il più costoso).
Sul livello prettamente artistico, anche qui, siamo fuori scala. Design meravigliosi (Kabuki è uno dei cattivi più belli di sempre), gusto squisito, attenzione maniacale in ogni dettaglio.
Con poche linee minimali e con un lavoro d'animazione che sfiora il miracolo, quelli della Disney fanno innamorare gli spettatori di un pupazzone bianco di plastica gonfiabile in, più o meno, venti secondi. Ripeto: fuori scala.
Se proprio vogliamo trovare un difetto, si può dire che il canone di caratterizzazione dei personaggi umani definito dal lavoro di quel genio di Glen Keane e poi ripreso da chiunque altro, comincia a essere sin troppo standardizzato e che, forse, sarebbe ora di andare avanti.
C'è pure da ammettere però che in questo caso è declinato talmente bene che chissenefrega.
Per quello che riguarda la storia, che dire? E' bella per quanto semplice e fedele quasi in maniera dogmatica ai precetti narratologici di Robert McKee. Tre atti, arco narrativa dell'eroe e via dicendo.
Uno spettatore minimamente smaliziato capirà l'unico colpo di scena presente con eoni di anticipo e, in linea generale, non verrà sorpreso da nessuno sviluppo della storia.
MA... non è importante.
Perché tutto è servito talmente bene  che il coinvolgimento emozionale ci sarà comunque.
Aggiungete al tutto una regia davvero sapiente e una bellissima colonna sonora e un nuovo classico istantaneo della Disney è servito.

Andate a vederlo senza remore.


IL PARERE DELL'ADDETTO AI LAVORI
Ci sono molti aspetti di cui parlare.
Il primo è quello che, di fatto, questo è il primo film della Disney tratto da una proprietà intellettuale della Marvel (QUI trovate la scheda del fumetto originale). Il film però, non ha il marchio della Casa delle Idee e non si iscrive affatto nell'universo dei personaggi Marvel. Curioso.
La Disney ha preso l'idea di alcuni personaggi, li ha riscritti e reinventati  e li ha calata in un universo narrativo nuovo di zecca. In sostanza, hanno preso un supergruppo della Marvel (di terzissima fascia) e ci hanno creato il primo supergruppo, di primissima fascia, di casa Disney.
Operazione stramba, più che altro perché non se ne capisce bene il bisogno visto che i personaggi originali della Marvel non erano nulla di speciale o originale e, se non fosse stato per il lavoro di reinvenzione operato dalla Disney, nessuno li avrebbe filati di striscio.
Quello che si evince da tutta l'operazione è la smania della Disney di avere proprietà intellettuali proprie, nel segmento dei supereroi. E ci riesce anche bene, sia chiaro.
L'unica domanda è: perché?
AVETE LA MARVEL CAZZO, FATE UN FILM COSI' BELLO CON I VENDICATORI E MI FARETE FELICE PER SEMPRE!!

Ma quindi di elementi Marvel non ce sono, nel film?
Al contrario.
Tanto cast artistico è della Casa delle Idee ma anche tante citazioni dirette o indirette, a cominciare da Stan Lee (che appare in un quadro e in una scena dopo i titoli di coda che non vi posso rivelare senza fare spoiler).
E, a proposito di Stan Lee, vorrei dire una cosa:
premesso che io nella disputa tra Stan "the Man" e Jack "the King", ho sempre pensato che Kirby avesse ragione di essere incazzato ma si prendesse troppi meriti e che non riconoscesse al sorridente il suo giusto ruolo, trovo comunque che l'attuale celebrazione di Stan Lee e la completa omissione di Jack Kirby sia una cosa da voltastomaco. E questo Big Hero 6 non ha migliorato la questione, anzi.
Altra nota interessante (e inquietante) è come tutto il film sia pensato per far presa in primo luogo sui mercati asiatici, Cina e Giappone in testa.
La città in cui è ambientata la vicenda si chiama San Fransokio, tutti i personaggi e gli oggetti sono un misto culturale e raziale tra oriente e occidente. E, per carità. se guardassimo la cosa sotto il punto di vista della fratellanza culturale, sarebbe bellissimo. Peccato che, invece, tutto puzzi lontano un miglio di "i cinesi e i giapponesi sono più di un milardo e mezzo di persone. L'economia del presente e del futuro è la loro. Iniziamo a mettere eroi giappo-cinesi nelle nostre storie, SUBITO!"
Insomma, se fosse stato fatto con intenzioni più nobili e meno palesemente commerciali, sarebbe stato meglio. Ma del resto, Hollywood è riuscita a sfornare un remake di Karate Kid ambientato in Cina dove il protagonista impara il Kung Fu... che pretendiamo?

Andate a vederlo solo se non siete allergici alle smaccate operazioni di marketing.

E con questo è tutto.
Ho amato questo film e lo rivedrò più volte. Spero che lo facciate anche voi.