16.12.14

Lo Hobbit: la battaglia delle cinque armate - la recensione -


144 minuti.
10 di prologo con Smaug che fa quello che deve fare e finisce come deve finire (sigh).
44 di chiacchiere, scene di raccordo, fegatelli e tutta quella roba strettamente indispensabile per darla da bere al pubblico e far credere che si è raccontata una storia.
90 minuti di una sola, lunga, estenuante, infinita, battaglia. Girata benissimo.
Praticamente è come il terzo atto dell'Ultimo dei Mohicani, solo che dura tutto il film.
Ma come cazzo faccio a dirvi che il terzo capitolo de Lo Hobbit è un brutto film?
Intendiamoci: sono certo che una parte bella ampia del pubblico lo odierà.
Che dirà che è, appunto, solo una lunghissima e non necessaria baruffa.
Che Jackson ha allungato il brodo e che è ovvio che se cerchi di trarre tre film da un libercolo che si legge in un pomeriggio, alla fine sei costretto a fare un film che è fatto solo di mazzate.
Che il film è del tutto squilibrato, con quel prologo che tradisce e uccide quanto di buono si era costruito nel secondo capitolo.
Che è noioso.
Eppure, per me, che penso che il cinema sia prima di tutto una questione di immagini in movimento e che se c'è una bella e solida storia è meglio, ma che se non c'è pazienza (a fronte di un livello visivo superiore), questo terzo capitolo è un gioiello che vive indipendetemente dal rapporto con i film che lo hanno preceduto. Anzi, mettiamola così: vive indipendentemente dalla storia (che non c'è), dai suoi personaggi (che sono e rimangono impalpabili, nonostante un cast meraviglioso) e dalla sue ambizioni narrative.
Lo Hobbit: la battaglia delle cinque armate è puro cinema di movimento. Un capolavoro visivo che non ha alcuna pretesa di raccontare nulla di più che l'azione per l'azione. Il gesto per il gesto.
E che, proprio per questo, fuori dalla sua storia oggettiva, è infinitamente pregno di significato.
E voi direte: ma che cazzo stai dicendo?
Che, per me, roba come questo film d Peter Jackson o il terzo capitolo di Transformers di Michael Bay, hanno più attinenza con un certo tipo di nouvelle vague (tipo À bout de souffle per capirci) che con i giocattolini di plastica che Hollywood ci propina. Mi spiego ancora meglio (che sul web servono i sottotitoli per non capenti):
io credo che Jackson, spacciando il suo film per il solito polpettone fantasy-epico e vestondolo come tale, giri invece un film fortemente di rottura sia rispetto alla sua filmografia, sia rispetto a quella ricetta per la cottura standard di un buon polpettone, che è alla base delle cucina da blockbuster made in USA. E questo, ve lo giuro, non è per un cazzo poco. Poi, è ovvio, siete liberi di odiare il film in ogni sua sfumatura, ma fatelo per quello che è (una roba autoriale, estrema e senza compromessi) e non per quello che non è (l'ennesimo film per nerd).
Insomma, io ve lo consiglio.
Ma sono sicuro che mi odierete per questo.



p.s.
cose a margine per chi ha proprio bisogno dei compitini:

- "E' previsto che si vedano degli Hobbit in questo film di Hobbit?"
Risposta: no.
Bilbo è a dir poco marginale.

- Orlando Bloom e il suo cazzo di Legolas che deve fare una cosa ridicola a film (e qui ne fa ben due) rimane la cosa più divertente da odiare di tutti e sedici gli anni che Jackson ha speso nella Terra di Mezzo.

- Radagast, al pari di Jar Jar Binks, è stato quasi tolto di mezzo. Ma per quel che poco che si vede, da fastidio.