3.1.15

The Imitation Game - la recensione -


Per parlare di The Imitation Game devo fare alcune brevi premesse:

- Adoro le storie che riguardano la macchina Enigma.

- Ho una stima infinita per Alan Turing e ho letto vari libri su di lui (e mi sono preso anche la briga di andare a vedere una bella mostra a Londra a lui dedicata).

- Ho un debole per tutte le storie che raccontano la genesi dei computer.

- Benedict Cumberbatch che interpreta la parte del sociopatico ad alta funzionalità mi rende frocio.

-  Mi piace il polpettone. A patto che sia cucinato bene.


A questo punto, esaminiamo The Imitation Game.


- Parla delle decodifica della macchina Enigma (e lo fa anche abbastanza bene rispetto ad altri disastri visti al cinena).

- Racconta la vita di Alan Turing (ma è un poco troppo sbrigativo sugli ultimi anni e sulle cause della sua morte).

- Mostra i primi passi dello sviluppo dei moderni calcolatori.

- Benedict Cumberbatch interpreta un sociopatico ad alta funzionalità e il suo vocione inglese sostiene tutto il film (a questo proposito: guardatelo in lingua originale, vi prego).

- Ha la sceneggiatura e la regia di un solido polpettone cucinato con misura, senza eccedere, in modo da non rimanere sullo stomaco.

Non è quindi difficile capire perché The Imitation Game mi è piaciuto.
A conti fatti, non è un capolavoro, a tratti è un poco pesante e non approfondisce cose che, a mio avviso, avrebbero meritato maggior approfondimento... ma è comunque un buon film, sostenuto da un ottimo cast e da una bella fotografia. E parla di cose che mi appassionano.
Consigliato.
A patto che condividiate almeno qualche punto di quelli elencati qui sopra.