3.11.15

YA - la Briscola Selvaggia -




BOZZA DI LAVORAZIONE


XXX
LA PRIMA MANO

Il gioco era Briscola Selvaggia, un passatempo molto amato dagli adulti ma vietato ai giovani perché ritenuto troppo pericoloso. Ovviamente, questa restrizione aveva trasformato i giovani in giocatori accaniti, compreso Stecco, che alla Terza Sorella aveva mentito perché la prima regola della Briscola Selvaggia era non mostrare mai all'avversario la tua forza.

- Giochiamo con il mazzo completo.

Quella della donna non era una domanda quanto un'affermazione. Significava che avrebbero usato tutte le figure, anche quelle ritenute più crudeli. Sarebbe stata una partita senza pietà.
La Terza Sorella trasse un voluminoso mazzo di carte da sotto il mantello e cominciò a mescolarlo. Poi lo porse a Stecco.

- Alza per chi è di mano.

Stecco sollevò un mucchietto di carte e mostrò alla donna un Re Pazzo, una buona figura che però non bastò però a battere la Ghigliottina della sua avversaria. Le carte stavano a lei e la divinità ne servì cinque a Stecco e nove per sé stessa. Era diritto del mazziere decidere quante carte servire, in che ordine e in quale modo, a patto che non fossero mai meno di tre e mai più di dieci. Non sempre a Briscola Selvaggia era utile avere in mano più figure di quante se ne sapessero gestire.
A Stecco capitarono un Grifone, il Cadavere, la Testa Mozzata e due Denari. Non male pensò il ragazzo, calando subito i Denari e toccandosi la fronte, il gomito e il naso nel giusto ordine, per raddoppiarne il valore sulla tavola. La donna giocò un Ladrone e una Punizione, portò via i quattro Denari e diede uno schiaffo in pieno volto a Stecco, che non batté ciglio, per non dare vantaggi all'avversaria. Il ragazzo allora mise sul tavolo il Cadavere, sperando che la Terza Sorella cadesse nel suo tranello ma lei era una giocatrice esperta e si tenne alla larga da quella presa sin troppo invitante, preferendo calare un Castello e una Vergine. Stecco decise di pescare una carta, rinunciando a giocarne. Gli arrivò un Bruto. Gli sarebbe stato utile, se avesse fatto in tempo a giocarlo. La donna, ormai sicura della sua posizione, ruppe gli indugi e calò un Becchino sul Cadavere di Stecco, intenzionata a portarselo via, ma il ragazzo giocò in successione prima la Testa Mozzata, che annullava il suo stesso Cadavere, rendendo la presa nulla la presa del Becchino, poi il Grifone, che distruggeva il Castello, e infine il Bruto, che violentava la Dama. Una giocata come quella veniva definita “scasso con stupro” e dava un bonus aggiuntivo: la possibilità di sottrarre la metà delle carte rimaste in mano all'avversario, pescandole alla cieca. Stecco prese due Punizioni che giocò subito, alzandosi dal tavolo e andando a dare due violenti calci negli stinchi alla donna. Avrebbe potuto usare quelle figure con più accortezza ma voleva mettere le cose in chiaro da subito. La Terza Sorella non si scompose e calò le ultime carte che le erano rimaste in mano, un Re Pazzo e Tre Denari. La mano era finita e il mazzo passava a Stecco.



XXXI
UN BREVE CENNO STORICO

In origine c'era sola la Briscola, adesso conosciuta come Briscola Originale o Briscola Semplice, giocata con quarantadue carte rappresentanti le figure di re, nobili cavalieri, dame, castelli e creature mitologiche. Il suo regolamento sobrio ed elegante lo rese per molti anni il gioco più diffuso nelle Alte Corti, quando il mondo era ancora un posto bello in cui vivere. Poi, con il declino del Primo Regno e il sorgere dell'età dei Feudi, la Briscola Originale venne abbandonata in favore di alcune sue varianti regionali, più complesse e caotiche. Ogni città-stato aveva la sua versione del gioco e non c'era modo che che due persone di regioni diverse potessero farsi una partita senza incorrere in serie discussioni a proposito delle regole da applicare. Inutile dire che molte di quelle dispute finivano nel sangue. Fu Re Teodoro, grande amante dei giochi di carte, a ristabilire l'ordine. Per celebrare la nascita del suo regno decise che un nuovo regolamento unificato dovesse venire stilato, in modo che si sarebbe potuto tornare a giocare dal nord al sud, dall'est all'ovest, senza incomprensioni o barriere di sorta. Teodoro era così preso da quell'idea che, mentre il suo reame già cominciava a vacillare, si impegnò personalmente nell'impresa, scrivendo di suo pugno il nuovo regolamento e disegnandone anche tutte le carte Ci mise anni ma alla fine consegnò agli amanuensi un tomo di oltre seicento pagine e un mazzo composto da centoquarantanove figure, alcune riprese dalla tradizione, altre dalla sua contorta fantasia. Nacque così la Briscola Selvaggia.
Essendo Re Teodoro un sadico e un visionario il gioco che creò fu rapidamente definito come il più “violento gioco di carte mai creato”, cosa che ne aumentò enormemente la popolarità, tanto che, anche quando a Teodoro venne spiccata la testa dal busto, la sua creazione gli sopravvisse, diventando il suo unico lascito all'umanità. Secondo molti storici, se Re Teodoro avesse dedicato più tempo all'amministrazione del suo regno e meno alla sua passione per il gioco, forse il suo governo avrebbe avuto maggior fortuna. Ma del resto, se fosse stato un regnate ragionevole e assennato, nessuno lo avrebbe mai definito come “Re Teodoro il Pazzo”, giusto?




XXXII
L'ULTIMA MANO

Il regolamento della Briscola Selvaggia comprende un corpo di cinquecento regole principali, utile per giocare con quelli che vengono definiti “mazzi abbreviati” e duemila eccezioni, necessarie per giocare con il mazzo completo. Nessun giocatore di Briscola Selvaggia conosce davvero tutte le regole ma quelli bravi ne conoscono molte, e sono svelti a inventarne di credibili quanto la necessità lo richiede. Stecco e la Terza Sorella erano giocatori esperti.

- Ho giocato un Indovino, Voglio conoscere le carte che hai in mano.
- Non puoi, sono protetto dal Simbolo Sacro sostenuto da un Prete, insieme impediscono a tutte le creature magiche di fare sortilegi.
- Io ho uno Scandalo. Colpisce il tuo Prete facendolo scomunicare. Nessuno porta più il tuo Simbolo Sacro. Il mio Indovino ha di nuovo potere.
- Questo se io non giocassi la Morte Violenta che porta via il tuo indovino.

Era stata una mossa azzardata, Stecco lo sapeva. La Morte Violenta era una carta preziosa ma erano all'ultima mano e la Terza Sorella aveva accumulato un grosso vantaggio su di lui. Doveva giocare in maniera folle e spregiudicata, se voleva avere una possibilità di vincere.

- Calo un'Umiliazione.
- Cosa vuoi che faccia?
- Apriti la veste e mostrami le tette, ya.

Stecco era imbarazzato nel dover fare una richiesta simile. Mai, prima d'ora, si era spinto a fare in un gioco così sporco. Ma per quanto fosse ancora convinto di trovarsi solamente in un sogno, sentiva che la posta in palio in quella partita era molto alta, e potenzialmente mortale.
La Terza Sorella lo guardò con i suoi occhi d'oro e per un attimo il ragazzo temette che lo avrebbe incenerito sul posto.

- Ti sei scordato con chi stai parlando?
- Al tavolo da gioco il Re è uguale al Contadino. Sei tu che hai voluto usare il mazzo completo.
- In questa caso... gioco la Cecità!

Quello era il momento decisivo. La Cecità era una figura rara e molto potente che poteva chiudere la partita. Adesso l'avversario di Stecco avrebbe dovuto decidere se infliggergli una pena permanente o momentanea. Se la donna fosse stata furba, avrebbe scelto la pena permanente, costringendo Stecco a bendarsi gli occhi e a giocare il resto della partita alla cieca, garantendosi la vittoria. Ma il ragazzo sperava di averla fatta arrabbiare al punto da volergli infliggere del dolore, mettendo da parte il buon senso.

- Scelgo la pena momentanea.

Reprimendo un sorriso Stecco protese la faccia verso la donna che non ci pensò sopra un istante e gli cacciò due dita negli occhi, con abbastanza violenza da costringerlo alle lacrime.

- Stai piangendo. Altri dieci punti per me.
- La mia Umiliazione è ancora valida e tu non l'hai soddisfatta. Mi riprendo i miei dieci punti e altri dieci come indennizzo!
- Non puoi farlo...
- Lo dice il regolamento.
- Dove?
- Eccezione A38. Primo paragrafo. Terza appendice alla voce “Conseguenze di un impegno disatteso”.
- Non ti credo.
- Puoi controllare tu stessa, se non ti fidi.

E qui scattava la trappola di Stecco.
Secondo il regolamento, se un giocatore invocava una regola sconosciuta al suo avversario e quello chiedeva la sospensione della partita per controllare, le cose sarebbero potute andare in due maniere: se la regola ci fosse stata e fosse stata reclamata a ragione, la partita sarebbe stata data vinta a tavolino a chi ci si era appellato. Se invece la regola non ci fosse stata o fosse stata descritta in maniera errata, avrebbe automaticamente vinto chi aveva chiesto il controllo.
Nella posizione della Terza Sorella non valeva la pena di rischiare. Era ancora in vantaggio, anche se solo di poco, adesso.

- No. Giochiamo, ya.
- Tocca a me. Calo un Avventuriero, una Grande Impresa, una Festa del Villaggio e una Scende la Sera. Mano chiusa.

Stecco si era tenuta stretta quella combinazione esattamente per quel momento, per quando si fosse avvicinato abbastanza al punteggio della sua avversaria per superarlo in un col colpo e vincere la partita. Era stata una giocata da maestro di cui i menestrelli avrebbero parlato per anni se solo ne avessero avuto conoscenza.
La Terza Sorella fissò le carte del ragazzo, poggiate sul tavolo davanti a lei.
Il suo volto non tradiva emozione, poi, lentamente, un lieve sorriso le si formo in un angolo della bocca.

- Mi hai battuta.
- Un brave avventuriero deve saper sconfiggere la morte quando si presenta davanti a lui.
- Il Granduomo non avrebbe saputo dirlo meglio.
- Lo conosci?
- Li ho conosciuti tutti.
- Ogni tanto dici cose che non capisco.
- Mi sembra normale visto che io sono un dio e tu solo un ragazzo.
- Adesso posso andarmene?
- Ya. Adesso puoi.

E Stecco si svegliò.






YA -la Battaglia di Campocarne- è il mio primo romanzo. E l'inizio di una trilogia.
Il genere è quello che io definisco "fantasy di provincia".
E' edito da Mondadori.
Ha la copertina di Gipi.
Lo potete trovare nelle librerie di tutta Italia oppure ordinarlo da QUI.
La carta che vede in intestazione al pezzo è sempre realizzata da Gipi per il suo gioco Bruti e rappresenta il protagonista del mio romanzo.
Se la volete, dovete partecipare a uno degli incontri che si terranno nelle prossime settimane.


1 commento:

Bella Jack ha detto...

Ciao Rrobe! Dove posso trovare la lista degli incontri?
Grazie a presto!