20.1.16

Di che parliamo quando parliamo di fumetti? prima parte




PREMESSA


"Da dove nascono le tue storie?"
Se un giorno avrete la fortuna campare con quello che raccontate, presto o tardi vi sentirete rivolgere la domanda qui sopra.
In ventidue di attività professionista e in un vita passata a creare e raccontare storie, io non ho ancora trovato una buona risposta.
Le storie, in linea generale, non nascono.
Se ce le avete, sono già tutte dentro di voi, e quello che dovete imparare a fare è solamente riuscire a trovarle e tirarle fuori, come uno scultore che tira fuori la forma che ha visto in un blocco di granito. Se invece le storie non ce le avete, mi dispiace ma nessuno ve le potrà mettere dentro: non la vita, non questo corso e, di sicuro, non io.
Al massimo, quello che potrete a imparare a fare è a raccontare una storia. Non una vostra storia.

Ma siamo ottimisti: facciamo conto che siete stati tutti fortunati e che i vostri corpicini ribollano di spirito narrativo.
Adesso Come facciamo a trasformare tutto questo potenziale in una vera forza creativa?
Con l'osservazione, lo studio e l'applicazione.
Costruendo, giorno dopo giorno, parola dopo parola, immagine dopo immagine, i vostri strumenti narrativi, quegli strumenti che userete (e affinerete) per tutto il resto della vostra vita.
E in questo, posso darvi una mano.


DEFINIZIONE DELL'IDEA
E' convenzione affermare che per iniziare a raccontare una storia, si parta dal soggetto.
Il soggetto, sostanzialmente, è un grosso riassunto della storia che avete intenzione di articolare nel vostro medium di competenza (che può essere il fumetto come il cinema, o la narrativa, o le arti figurative e persino la musica).
Il soggetto può essere più o meno lungo, più o meno dettagliato ma, di fatto, conterrà sempre al suo interno degli elementi come l'ambientazione della storia che si vuole raccontare, il suo genere, un accenno agli snodi narrativi e, il taluni casi, anche dei segni di stile.
Tutto questo, a mio modo di vedere, appartiene già alla seconda fase dello sviluppo narrativo e lo affronteremo nelle prossime lezioni. Quello di cui parleremo oggi, invece, è qualcosa che viene ancora prima del soggetto, qualcosa di terribilmente semplice e primitivo: l'idea.

Che cos'è l'idea?
Prendete una bellissima ragazza vestita elegantemente, seduta allo sgabello di un bar in un bel locale alla moda. Trascinatela all'aperto, in un posto che non conosce e sotto la luce del sole. Toglietele la borsetta e gettate i suoi documenti e il cellulare in un fosso. Strappatele di dosso i vestiti, gli accessori e tutti i suoi gioielli.
A quel punto, quello che vi ritroverete davanti è una bella ragazza nuda, senza un nome, senza un contesto e senza nessuno che possa chiamare in suo soccorso.
Adesso fate lo stesso con la storia di un film, di un fumetto o di un romanzo che vi piace.
Strappategli di dosso l'ambientazione, il genere a cui appartiene (se appartiene a un genere), la caratterizzazione dei suoi personaggi e lo stile con cui è stata raccontata.
Quello che vi ritroverete davanti, è l'idea. E non avrete nemmeno corso il rischio di finire in galera.

L'idea è la storia nella sua forma più pura.
L'idea è il cuore di qualsiasi cosa vorrete andare a raccontare.
L'idea è il motore immobile.
L'idea è l'alpha e l'omega.
L'idea è quello che passa tra il fare e il non fare.

E come per tutte le cose importanti, più l'idea è semplice, meglio è.

"Un uomo ne insegue un altro (per giustizia, o vendetta, o per soldi, o perché costretto da qualcosa o qualcuno...)"
"Un uomo ama una donna ma il loro amore è contrastato da qualcosa o da qualcuno."
"Un uomo lotta per sopravvivere."
"Un uomo è alla ricerca di qualcosa."

Questi qui sopra sono esempi elementari che possono essere la pietra angolare su cui costruire storie molto complesse e molto diverse l'uno dall'altra.

Prendiamo l'esempio più classico in assoluto:
"Un eroe inconsapevole viene chiamato dal destino a compiere una grande impresa e salvare il regno."

Ambientate questa storia in una galassia lontana, lontana, e avrete Guerre Stellari. Calatela nell'America dei tardi anni quaranta e fate del ragazzo il figlio di un mafioso, e avrete Il Padrino. Spostate il tutto nell'Inghilterra del quinto secolo dopo Cristo e avrete il ciclo arturiano. Mettetela in un computer, e avrete Matrix. E queste sono solo una piccolissima parte delle storie che sono state scritte partendo dalla stessa idea di fondo.






tante facce diverse, un solo personaggio.

Nella mia testa, le idee hanno la stessa valenza dei concetti geometrici primitivi. Sono punti, rette e piani.
Un'idea come "Quando si svegliò, il dinosauro era ancora lì" per me è un punto, una suggestione finita che contiene al suo interno tutti gli elementi di una storia completa ma che permette infinite possibilità narrative, se articolata.
"Un uomo viene inseguito da un camion" è una retta, potenzialmente illimitata e lineare nello sviluppo.
"I morti tornano dalle loro tombe" è un piano, una situazione da cui partire per poi costruire al suo interno infinite storie.
Ovviamente, non tutte le vostre storie saranno sempre e solamente composte a partire da piani, rette e punti (anche se, lo ammetto, sono quelle che io preferisco) e nulla vi impedirà di costruire il vostro racconto sulla base di forme geometriche più complesse e articolate come quadrati, triangoli, trapezi, esagoni, rombi, poligoni di ogni forma e misura e naturalmente, anche a a partire da un cerchio.
Ricordatevi solo che più la figura alla base della vostra architettura sarà semplice e funzionale, più sarà facile costruire sopra di essa forme complesse, perché le storie sono cose infide che cercheranno di tradirvi a ogni svolta, con lo scopo di farvi perdere all'interno di esse. E quando la bussola smetterà di segnare il nord, sarà meglio avere bene in testa la forma dell'idea alla base di tutto, per ritrovare la via di casa.
Del resto, anche le più contorte delle chiese gotiche si innalzano su piante dalla forma di semplici croci, giusto?



COSTRUZIONE DELL'IDEA
Non amo particolarmente il concetto di umiltà, quindi non vi dirò di essere umili e di abbandonare le vostre velleità narrative per andare alla ricerca dell'idea semplice e onesta su cui costruire le vostre ardite cattedrali narrative. Anzi, vi invito a cercare di concepire idee complesse e articolate, a dare sfogo alla vostra arrogante ambizione di aspiranti autori.
Se ci riuscirete, io sarò il primo ad applaudirvi e mi prenderò pure qualche merito dicendo che sono stato io a insegnarvi tutto quello che sapete.
Ma se le cose non dovessero andare così, se doveste sentirvi frustrati nel vedere le vostre arroganti architetture continuare a franare a causa delle loro deboli fondamenta, ripensate a quanto ho scritto fino a questo momento e provate a prendere in considerazione l'eventualità che forse"semplice" è meglio. Che "originale" non è importante. Che "inedito" è impossibile. Quello che conta in un'idea è che sia pura, solida ed efficace. Se la vostra idea avrà queste caratteristiche, poi avrete tutto il tempo del mondo e tutti gli strumenti necessari per abbellirla con mille orpelli (e dalla prossima chiacchierata vi dirò come iniziare a farlo) che la renderanno unica.
Ma ripeto, io non vi sto obbligando a concepire le vostre storie future sulla base della semplicità. Vi sto solo consigliando di farlo. Ve lo sto consigliando, caldamente.




5 commenti:

Giuseppe Falco ha detto...

attendo con ansia le parti seguenti, così che un giorno non molto lontano tu possa dire: " questo risultato lo ha raggiunto grazie ai miei consigli ".

claudioakaklaus ha detto...

Grazie dei consigli! Seguirò sicuramente il corso!

riccardo ha detto...

ci sono un paio di refusi, "un uomo insegue un'altro" e "le storie sono cose infide che cercare di tradirvi"

cmq bello, m'è piaciuto.
io di "idee" credo di averne sempre avute, solo erano semplicemente tali, non ho mai avuto interesse o non mi è mai riusciuto svilupparle, ma credo più che altro di non essermi mai sentito in grado. tipo lo scrittore che teneva prigioniera la musa della prosa in sandman: tanti spunti, tanti "e se succedesse che..." ma mai voluto veramente trasformarli in qualcos'altro. e però li racconto a chi mi sta accanto quando mi vengono, e allora mi rendo conto di che mestieraccio fai. ma forse già il fatto che riesca a chetare così i miei fantasmi vuol dire che il mondo non si è perso niente :D

CREPASCOLO ha detto...

Lo scrittore che aveva comperato Calliope dal precedente proprietario ha preso gli spunti al balzo, ammesso che gli spunti possano balzare e non siano stelline che si accendono sul vetro come capitava a Castoro Cruise in Minority Report, e ne ha fatto libri, commedie e film di successo. Consiglio la lettura di quella storia di Sandman anche a chi non ama Gaiman. E' quando Morfeo, chiamato dalla antica amante, punisce il birichino che il ns non riesce a dominare la emorragia di idee e finisce x scriverle con le unghie qui e lì come il DeSade /Rush di Qullis ( a dire il vero il divin marchese nel film scrive sulle pareti della sua prigione usando materiale di rifiuto che il suo corpo produce ). La pace arriverà solo quando la zucca del malfattore sarà svuotata dalla malìa della musa. Nemmeno il rumore di fondo. Silenzio totale. Brr.

Coranak ha detto...

Spero che tu continui questa serie di post fino all'infinito, perché ho veramente solo da imparare e visto che sono un povero pezzente imparare aggratis da te è veramente tanta roba!