21.1.16

Di che parliamo quando parliamo di fumetti? parte 2



Nella precedente chiacchiera abbiamo parlato dell'idea, quella roba, nuda e scarna, che si nasconde nel cuore di ogni storia. Vorrei, per un momento e prima di andare avanti, chiarire un punto per non creare incomprensioni:
non è assolutamente detto che, nel creare una storia, voi partiate dall'idea, anzi, è molto più probabile il contrario. Probabilmente vi capiterà di partire da una suggestione, da un'immagine o da un soggetto già definito nell'ambientazione, nei personaggi, nelle architetture narrative o da tutti questi elementi messi insieme. Quello che io vi suggerisco, però, è di prendere questo spunto già parzialmente "vestito" che vi è venuto in mente e di spogliarlo, prima di agghindarlo ulteriormente. La ragione è semplice: avere la piena consapevolezza della storia che si sta raccontando.
Se la vostra è una storia che si basa sull'idea di un uomo che cerca vendetta su di un altro uomo, allora quell'idea dovrà essere il filo conduttore di tutto quello che scriverete, sarà la vostra ancora che vi impedirà di perdervi, sarà la vostra bussola, la stella cometa da seguire a qualsiasi costo. È per questo che ritengo così importante che voi sappiate individuarla sin dalle prime fasi di scrittura.

E, adesso, andiamo avanti.
Se non erro, ci trovavamo davanti una ragazza nuda, spaventata e in preda a forti brividi a causa del freddo.
Non sarebbe carino lasciarla così, quindi, è il caso di metterle qualcosa addosso, giusto? Ok, dipendesse da me, io la lascerei nuda e tremante e probabilmente passerei qualche ora a seviziarla, ma questo è un corso di sceneggiatura e non un manuale su come vanno trattate le ragazze, ergo, cominciamo a lavorare sul serio.

Cosa significa vestire una storia?
Significa iniziare a individuare gli elementi che la caratterizzeranno, aldilà del suo nucleo primordiale.
Parliamo di meccaniche narrative e poi, in secondo luogo, di ambientazione e personaggi. Anche in questo caso, tenete presente che quello che stiamo facendo potrebbe essere anche un procedimento inverso rispetto a un'idea, già in uno stato più avanzato, che potreste avere avuto.
Teniamo presente dell'esempio fatto all'inizio, ok? Quello dell'uomo che cerca vendetta su di un altro uomo.
Alcune domande a cui rispondere.
Perché cerca vendetta? Cosa gli ha fatto l'altro uomo? Che tipo di vendetta cerca il nostro protagonista? Morale? Fisica? Economica? Il nostro protagonista riuscirà a trovare la sua vendetta? Se sì, come? Se no, perché? Che difficoltà troverà il nostro protagonista lungo il suo cammino? Avrà degli alleati? Chi gli si opporrà e perché? Molte di queste domande porteranno ad altre domande e, rispondendo a ognuna di esse, a poco a poco, vi ritroverete per le mani la completa architettura di una storia. Sia chiaro che, questa architettura, è ancora bel lontana dall'essere una forma completa, ma diciamo che adesso, la vostra ragazza adesso ha la sua lingerie.

Mettiamole i primi vestiti addosso.
A che genere appartiene la vostra storia? Anzi, facciamo un passo indietro: la vostra storia appartiene a un genere? Se sì, a quale? Nel caso appartenga a un genere, chiedetevi se quel genere lo conoscete abbastanza. Se i suoi meccanismi narrativi, i suoi luoghi topici, i suoi archetipi, vi siano davvero familiari. Se non lo sono, avete solo due strade: cambiare genere e trovarne uno che si presti a quanto avete in mano fino a questo punto, oppure studiare. Ma studiare tanto perché la prima regola d'oro  è quella di scrivere di cose che si conoscono bene e intimamente. E non credete che l'intenzione di stravolgere le regole del genere vi sollevi da questa responsabilità perché è tutto il contrario.
Per sovvertire le regole di un genere, quel genere bisogna conoscerlo a menadito. Alan Moore era decisamente in intimità con i meccanismi del genere supereroistico prima di scrivere Watchmen. È per questo che l'opera finale è così iconoclasta nei confronti dei supertizi con super problemi. Alan Moore conosceva perfettamente il suo "nemico" e sapeva dove colpirlo per fargli più male.
Se invece la vostra storia non vi sembra appartenere a nessun genere... controllate di nuovo. Tutto è genere, anche quel diario intimistico di quella volta che siete andati al mare con Filippo e lui vi ha detto che era gay e voi siete rimasti tutto il pomeriggio a guardare il mare.
Prendete, per esempio, Appunti per una Storia di Guerra di Gipi. È una storia intimista? Assolutamente, sì. Ma è anche, e in egual misura, una storia di riti di passaggio e crescita, una storia di guerra e una storia di fantascienza. È il tono e il linguaggio scelti da Gipi ad averla resa una storia "intimista" (che poi, è una definizione del cazzo che non significa molto). Pompeo di Paz? Uno dei libri sacri del fumetto d'autore, il diario intimo e disperatissimo di un artista. Ma, volendo, anche la tradizionale storia di un uomo che scende all'inferno. Anche qui, è la voce di Andrea Pazienza, il suo stile, ad aver trasceso il genere per diventare altro. In questi casi non è questione di architettura di base ma di linguaggio. E del linguaggio parleremo poi.
Quindi, se pensate che la vostra storia non appartenga a un genere, probabilmente vi sbagliate.
C'è pure da dire che spesso, gli autori bravi e dotati, con i generi sanno giocare, nasconderli, mescolarli e sviare. Prendete un film come Shaun of the Dead (L'Alba dei Morti Dementi, in Italia). All'apparenza è un film di zombi. Ma, se lo guardate meglio, è una commedia romantica. Pegg e Wright si sono divertiti a mescolare le carte e a gettare abilmente fumo negli occhi agli spettatori che, in larga parte, ci sono cascati.
Ecco perché voi dovete cercare di ragionare, quanto più possibile, in termini nudi e crudi. A che genere appartiene la vostra storia? Lo avete stabilito? Bene, possiamo andare avanti e magari imparare non solo a vestirlo, quel genere, ma pure travestirlo.

Guerre Stellari è un film di fantascienza? Ci sono le astronavi, le stelline, le spade laser... Verrebbe da dire di sì, giusto? Sbagliato.
In primo luogo perché di "scienza" in Guerre Stellari non ce n'è neanche un pochettino e, in secondo luogo, perché non risponde ad alcuna regola di quel genere. In compenso, risponde a tutte le istanze del genere della cappa e spada, alla maggior parte di quelle del genere western e a molte di quelle dei chambara (i film di samurai). Ma visto che ci sono degli elementi fantastici preponderanti, possiamo dire tranquillamente che si tratta di un fantasy. Del resto, la sua idea base non è quella "chiamata dell'eroe" che è il canone portante della maggior parte dei cicli fantastici?
In sostanza, il genere scelto non influisce sulla sua ambientazione.
Un Dollaro d'Onore, Distretto 13 – le brigate della morte e Fantasmi da Marte appartengono tutti allo stesso genere: il western. A dirla tutta, raccontano tutti la stessa idea: l'assedio. Solo che uno è un western dichiarato, l'altro è un thriller moderno con venature horror e l'ultimo, in teoria, è un film di fantascienza.

Ecco perché, pur avendo stabilito il genere a cui appartiene la vostra storia, non potrete esimervi dal porvi le seguenti domande: dove è ambientata la storia? E quando?
Due domande apparentemente semplici che aprono infinite possibilità.
Potreste decidere di far indossare alla vostra ragazza dei vestiti d'epoca o degli abiti futuristici, o magari un completo casual o un abito elegante e formale, oppure potrete creare voi stessi degli abiti espressamente per lei. Nessuna scelta vi è preclusa ma, talune scelte vestiranno meglio di altre e lo capirete da come "cadono" sul vostro modello.
Ricordatevi che, al pari di come il genere non influisce sul "come e quando" della vostra storia, alla stessa maniera il "come e quando" non influiscono sul genere.
In compenso, tutto influisce sui personaggi.
Ma di questo, parliamo al prossimo appuntamento.



2 commenti:

CREPASCOLO ha detto...

Mi piace molto il richiamo a Ray Carver nel titolo delle lezioni. Se è vero che si cerca e si brama ciò che non si possiede, lapalissiano direi, io cerco e bramo la sua sintesi.
Hitch dice a Truffaut in una famosa intervista / libro che non si perde a ridurre a film libri che siano capolavori perchè in un capolavoro ogni parola ed ogni segno di interpunzione non è sostituibile con altro. E non credo che abbia avuto il tempo di leggere i racconti in Di cosa parliamo quando parliamo di amore ?
Sapeva quale era la sua strada e dove non era il caso di avventurarsi.
Nel mio piccolo, ammetto che l' Ed Norton di Birdman , con le sue considerazioni su quanto abbia dovuto sopportare il fegato di Carver nelle continue revisioni che imponeva ai suoi racconti, suscita in me un senso di colpa ogni qualvolta "brucio" una storia dello scrittore sul filobus in un pugno di fermate.

Adele ha detto...

"A che genere appartiene la vostra storia?"

Ed ecco il mio cervello esplodere davanti alla seconda lezione. Ammetto di non averci dato molta importanza, mea culpa. Ma la peggiore sensazione è che probabilmente mi devo studiare i cliché di generi che in genere non leggo, come il romanzo rosa (e che, già dalle prime righe di wikipedia, si discosta di molto dalla mia idea iniziale)!