25.1.16

Di che parliamo quando parliamo di fumetti? - parte 4 -




E si continua a viaggiare in quella terra nebulosa delle idee, apparentemente fatta di tante soggettività, in cui tutto è vero e niente lo è.

Nella nostra ultima chiacchierata vi avevo lasciato alle prese con i personaggi, gli attori della vostra storia. Oggi parliamo della costruzione del palcoscenico che quegli attori dovranno calcare: lo scenario.
Il termine scenario, nel fumetto franco-belga sembra discendere direttamente dalla tradizione della commedia dell'arte e con esso si intende tutto l'insieme degli elementi della storia come l'idea, il soggetto, i personaggi, l'ambientazione e la sceneggiatura. L'accezione italiana, invece, è decisamente più circoscritta e, sostanzialmente, è volta a identificare quegli elementi che compongono lo sfondo della vicenda che si vuole raccontare, in particolare, la sua collocazione storica e geografica.



In poche parole e per rifarsi come sempre a Guerre Stellari, l'incipit del film "tanto tempo fa, in una galassia lontana, lontana" è scenario.

Messa in questi termini, non sembrerebbe che ci sia poi molto da dire sullo scenario, giusto?
Si sceglie un posto, di decide un quando e ci si ambienta la propria storia, magari facendo qualche ricerchina su Google, giusto per non far vedere di essere proprio ignoranti come capre.
E, tutto sommato, è un approccio che potrebbe pure filare. A patto che la propria storia sia così universale da poter funzionare in qualsiasi contesto.
In realtà, raramente le cose sono così semplici.
Un esempio facile: Romeo e Giulietta.



L'archetipo dell'amore contrastato. C'è forse una storia più universale? No, tanto è vero che è stata calata praticamente in ogni ambientazione possibile... ma ogni ambientazione ha richiesto alcune modifiche, certe volte minime, certe volte consistenti. E, in certi casi, le cose non hanno funzionato comunque.
Prendiamo il caso, per esempio di Romeo + Juliet di Baz Luhrmann.



In questo adattamento dell'opera shakesperiana, l'azione è spostata ai giorni nostri, in una immaginaria località della costa ovest americana (Verona Beach). Tutto il film ha un'atmosfera sopra le righe e continua a giocare sui parallelismi tra il mondo moderno e l'epoca antica, in un divertito e divertente affresco post-moderno. Tutto funziona alla perfezione fino a quando un meccanismo della storia originale finisce per schiantarsi con lo scenario proposto:
Romeo è esiliato a Mantova dopo l'uccisione di Tebaldo. Giulietta chiede aiuto a Padre Lorenzo per sottrarsi alle nozze  e ricongiungersi con l'amato. Il religioso ha la bella pensata di dare alla ragazza un veleno che la farà apparire come morta. Nel frattempo, invierà una lettera a Mantova per informare Romeo dello stratagemma e invitarlo a recarsi a Verona quanto prima per portarsi via la, momentaneamente senza vita, Giulietta. Purtroppo la lettera non arriva e le cose vanno a finire come sappiamo.

Un momento, c'è qualcosa che non quadra...

La lettera?!

Se l'ambientazione è moderna, perché Padre Lorenzo si sarebbe dovuto affidare a una lettera? Perché non usare il telefono?!
Alzi la cornetta, informi Romeo che Giulietta non è morta, lui arriva a Verona, si porta via la salma, la ragazza si risveglia al suo fianco, un bel bacio e tutti vivono felici e contenti, tranne Bill Shakespeare che, fortunatamente, è morto da un pezzo e non può assistere a questo sabotaggio della sua opera.

Poi chiariamoci: il film di Luhrmann è un gioiello che gioca proprio sul paradosso tra la storia originale e l'ambientazione moderna, e quindi -in relazione a questo film- l'appunto non ha davvero senso di esistere. Ma il punto della discussione (della nostra discussione), non è questo.
Il punto è che le buone storie, funzionano praticamente in ogni ambientazione ma, in certe ambientazioni, funzionano meglio e che certe altre un poco le sabotano.
Basti pensare a Yojimbo, una meravigliosa storia di samurai trasformata in una altrettanto meravigliosa storia di pistoleri da Sergio Leone, ma solo dopo un accurato lavoro di sartoria per farla cadere a pennello.



Il primo consiglio che vi posso dare quindi, quando vi troverete a dover stabilire il dove e il quando della vostra storia, è sempre il solito: andate al nucleo di quello che volete raccontare, capite bene qual è il senso della vostra storia e provate a immaginarvi in quale contesto questo nucleo narrativo possa venire esaltato al meglio, per affinità o per contrasto.
Così facendo, scoprirete che ci sono ambientazioni che servirebbero male la vostra storia (mettendogli, letteralmente, il bastone tra le ruote, come nell'esempio di Romeo e Giulietta), altre che potrebbero risultare neutre e altre ancora che potrebbero dargli un respiro più ampio e profondo. Alla stessa maniera, se il vostro processo creativo è partito dall'ambientazioni (magari vi siete detti: "voglio proprio raccontare una bella storia d'ambientazione vittoriana!") cercate di stabilire quali concetti proprio non potrebbero funzionare in un contesto del genere e quali, invece, ne verrebbero esaltati.
Ma, soprattutto, non scegliete mai e poi mai un'ambientazione per poi non sfruttarla.
Se la vostra storia si ambienta in un preciso momento storico e in un preciso luogo, ci deve essere un perché. La storia, la cultura, e la geografia di quel luogo devono intervenire nella vostra vicenda in maniera diretta (influenzandone gli avvenimenti) oppure in maniera indiretta (dettando le psicologie dei personaggi a causa del contesto sociale in cui essi vivono).
Ci sono storie in cui l'ambientazione è, a tutti gli effetti, un vero e proprio personaggio tanto è grande la sua influenza sugli avvenimenti ma, anche senza arrivare a questo, non può esistere una storia in cui l'ambientazione non abbia una qualche rilevanza sulle vicende e i personaggi. Ed è per questo che la documentazione e lo studio diventano fondamentali.



Uno degli aspetti più belli del nostro mestiere è quello di poter passare ore sui libri (o su internet) ad approfondire gli argomenti che riteniamo necessari per creare le nostre storie e a perderci dentro di essi.
State facendo una storia western? Il cinema e i fumetti non bastano. Serve la storia, quella vera. Serve conoscere la politica del tempo e il sentire della gente. Serve sapere come funzionavano le armi, quando sono state introdotte, che problemi davano. Serve conoscere il prezzo delle cose. Serve sapere che tipo di flora e di fauna c'è nella regione in cui avete deciso di ambientare la vostra vicenda e magari anche conoscerne il clima. E via dicendo.

E si badi, tutta questa roba non è necessaria solo nel caso si stia facendo un rigoroso fumetto storico, eh?



Quando ho scritto Ucciderò Ancora Billy The Kid avevo già una discreta conoscenza delle vicende di Pat Garrett e William Bonney ma molte cose, elementi che poi hanno influenzato in maniera importante lo sviluppo di tutta la storia (arrivando fino ad alterare la mia idea iniziale) le ho apprese dallo studio, approfondendo la mia conoscenza dei vari personaggi reali che comparivano lungo il corso della narrazione, cercando di immaginare come avrebbe reagito la gente di quel periodo e il governo dell'epoca a un'invasione di non-morti,.
E stiamo parlando di una storia di pistoleri e zombi, non di Guerra e Pace.
E voi direte: ma se l'universo me lo invento io, allora posso fare come voglio, no?

Col cavolo.

Il genere fantasy è pieno di autori che ragionano in questa maniera e questa è l'esatta ragione per cui il genere fantasy è pieno di spazzatura.
Nel caso di un universo fantastico, SPECIALMENTE se si tratta di un universo fantastico, dovrete creare regole e meccanismi coerenti. E vi ci dovrete attenere. Perché se li cambiate a seconda delle vostre necessità, romperete quel patto con il lettore sui cui si basa ogni storia, ovvero la sospensione dell'incredulità.
In più, qualsiasi sia l'universo che avete creato, avrà delle coordinate fisiche, sociali, matematiche, storiche... e via discorrendo.
Per esempio, se state scrivendo un'opera fantasy-medievale, non potrete ignorare l'aspetto reale di quel contesto: un arco non sarà mai un'arma adatta ai deboli solo perché voi avrete deciso che è così (funzionando su delle precise basi fisiche, un arco avrà sempre una corda che richiederà un notevole sforzo per essere tesa), gli eserciti non schiereranno mai gli arcieri davanti ai fanti e alla cavalleria, perché è un'idiozia bellica e mettere in scena una roba del genere significa non aver fatto i compiti a casa.



Detto questo però, bisogna stare attenti a non eccedere nel senso opposto.
Poco importa quanto avete studiato e quanto vi siete documentati, la narrativa non è l'occasione per far sfoggio della vostra cultura. La documentazione e l'approfondimento devono servire per dare credibilità allo scenario e corpo alla storia ma non devono soffocarla. Se l'approfondimento uccide il ritmo della vostra storia, eliminatelo. Se un dettaglio storico o geografico non collima con quello di cui avete bisogno per realizzare una bella storia, ignoratelo. Tarantino ha fatto uccidere Hitler a colpi di mitraglia in un cinema in fiamme e nessuno è venuto a lamentarsi che Bastardi Senza Gloria fosse storicamente inaccurato. O forse siete di quelli che dicono che Il Gladiatore è un brutto film perché ci sono le balestre e i tatuaggi?

Detto questo, direi che è il momento di lasciarvi da soli, a riflettere nella vostra stanzetta, alimentandovi di sole teste di pesce e scuotendo le catene che vi tengono prigionieri (io vi immagino così, fatevene una ragione).

3 commenti:

Slum King ha detto...

Potevi sintetizzare questi 4 post in "Prima scrivete e poi fatevi le seghe mentali".

Viviana Boccionero ha detto...

Dài, RRoby, basta, che mi sono rotta. Dimmi cosa devo fare per sortire da 'sto ginepraio, che non ne posso più. E più. E poi, vuoi che venga lì a farti da serva? A lavarti i piedi? A togliere le pulci a Mary? A prendere lezioni di sceneggiatura pagate a peso d'oro? Ad acchittare? A mettiamola così? Ad arrestare le antologie con tutta me stessa? Lo faccio. Giuro; giacché la misura è colma. Esempio: non posso più respirare in casa né tantomeno uscirne (in apnea) senza che parentado e volgo m'additino a mo' di cagna sterilizzata (cagna borderline), prof(f)erendo le seguenti parole: "Eccola, la persecutrice del RRoby! La Santacroce de noantri. La... Daglie, famola fori!". Ma, mamma?!... Ma, signor operatore ecologico?!... Me fanno 'mpazzì, RRoby. E i vicini... Guarda, meglio che sto zitta. E non è per fare la simpatica. E ho il terrore di guardare il captcha. E pensa a come sto ridotta. E... otta... otta... otta...

tua echeggiante, per sempre in attesa
VivyVivyVivyVivyVivyVivyVivyVivyVivyVivyVivy

P.S. Queste lezioni di fumettologia sono stupende e non ne perderò una.

Gigos ha detto...

"Bill Shakespeare" è da Hot Fuzz vero?