27.1.16

Di che parliamo quando parliamo di fumetti? -parte 5-









"Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia."



Così Topolino apostrofava il suo amico cavallo Orazio, nell'Amleto.
E il ratto aveva dannatamente ragione.
Perché la verità che ci circonda è mutabile, sfumata, incoerente, contraddittoria, imperfetta, sfuggente, irrisolta, sfaccettata.
E le storie, che della realtà non sono altro che l'inadeguato simulacro, lo sono a che loro.
E anche se non nella stessa misura, in quanto figlie comunque del nostro intelletto e quindi limitate a prescindere, lo sono comunque abbastanza da spiazzare e far perdere chi si appresti a loro con gli strumenti del carpentiere piuttosto che con quelli del poeta.
Si badi, non vi sto dicendo che le storie siano solo il frutto del genio e dell'arte, anzi, sono ben convinto che le buone storie siano fatte prima dal buon mestiere e poi dall'estro, ma non mi spingerei nemmeno a dire che possano esistere manuali, guide, regole, strutture e meccanismi che bastino da soli a circoscrivere il finito ma vastissimo universo della narrazione.
Ci sono grandi storie nate da penne che si sono fatte beffe di tutte le regole del buon senso narrativo e ci sono pure storie che, al contrario, le regole e gli schemi li hanno rispettati tutti e che, nonostante questo, sono miseramente crollate come castelli di carte.
E' per questo che quello che ho dato vita a queste chiacchiere non è stato tanto suggerirvi un metodo da seguire per costruire le vostre storie quanto, piuttosto, aiutarvi a sviluppare degli strumenti in grado di aiutarvi a razionalizzare le vostre idee, a scomporle ai loro minimi termini, per capire quale fosse il loro vero aspetto e spingervi a ricostruirle nuove, cercandole di farle il più belle possibile.
Questo significa forse che, per creare la vostra prossima storia, il mio consiglio sia di seguire il metodo che abbiamo applicato sino a qui?

No.
Santo cielo, non fatelo assolutamente!

Lasciate che le vostre idee arrivino come hanno sempre fatto e poi, prima di portarvele a letto, dategli una controllata con il metodo che vi ho suggerito. Magari scoprirete che l'idea regge alla perfezione e che vivrete per sempre felici e contenti. O che ha bisogno di qualche messa a punto (del resto, quale grande amore non ha i suoi piccoli problemi?), o che bisogna lavorarci sodo per fare in modo che le cose funzionino (è il segreto di un solido matrimonio... o, almeno, così dicono).
O forse scoprirete che quella storia che voi chiamavate amore era in realtà una bastarda traditrice che vi avrebbe abbandonato con due bambini a carico per andare a spassarsela a Las Vegas, con il vostro peggior nemico.
E certe cose è meglio saperle prima, fidatevi.
Insomma, ignorate quanto fatto fino a questo momento ma solo fino ad un certo punto.
Scrivete quelle che volete scrivere. Ma non ritenete che sia buono solo perché siete stati voi a partorirlo. Cercate di assicurarvi che lo sia davvero.
Sezionatelo e cercate di capire cosa state raccontando e perché. Controllate da dove lo avete copiato.
Se vi sembra di non averlo copiato da nessuna parte, controllate ancora.
Se vi sembra di non averlo copiato da nessuna parte, ricontrollate che la storia funzioni davvero perché è altamente improbabile che una buona storia non sia stata mai raccontata da nessuno e se la vostra storia è del tutto inedita, o voi siete un genio o la storia fa schifo e infiniti altri l'hanno bocciata prima di voi.
Se vi sembra che sia troppo derivativa di qualche altra storia, stabilite se potere raccontarla con una voce diversa oppure, cambiatela. E poi controllate che funzioni ancora.
Raccontate la vostra storia agli amici e sentite cosa ne pensano (non necessariamente il loro parere è indicativo ma spesso lo è).
Poi raccontategliela di nuovo. Una buona storia si ascolta sempre volentieri un paio di volte. Poi raccontategliela una terza, giusto per capire se sono davvero vostri amici.
E poi, quando siete davvero sicuri che tutto funzioni... scrivete il soggetto.


E come lo scrivo il soggetto, vi chiederete?

Niente di più semplice.
Scrivere un soggetto è facile.
Oscenamente noioso, ma facile.
Io odio scrivere i soggetti perché i soggetti è più una roba che riguarda il "cosa" piuttosto che il "come" e, come sceneggiatore, io sono decisamente un uomo del "come". Ma ci sono un mucchio di bravissimi sceneggiatori che mettono il "cosa" prima di tutto e che amano fare i soggetti perché, per loro, è come portarsi avanti con il lavoro.
Comunque sia, ecco qui alcune semplici regole a cui io mi attengo scrupolosamente quando si tratta di scrivere un soggetto:



- Il tempo impiegato per leggere (e scrivere) il soggetto deve essere sempre inferiore a quello che sarebbe necessario per leggere (o scrivere) l'opera finita.
Se per spiegarmi cosa vuoi raccontare hai bisogno di più parole di quante te ne servono per raccontarmela davvero, ha sbagliato qualcosa ed è bene che tu lo sappia.
Io, in ambito fumettistico, non credo di aver mai scritto un soggetto più lungo di una paginetta e mezza in corpo 12. Poi, sì, mi è capitato di leggere soggetti molto più lunghi. Alcuni, oscenamente più lunghi di quanto ho scritto sopra. Ma per me è e rimane un modo assurdo di lavorare.


- Un soggetto deve dirmi subito dove mi trovo e quando.
Se leggo "Londra, 1880" io mi immagino una Londra nebbiosa, in piena rivoluzione industriale, mi immagino i costumi e le atmosfere, mi immagino le facce degli uomini e delle donne e la mia fantasia galoppa sull'eco della storia (quella vera) e delle storie (quelle di finzione) che già sono state scritte in quell'ambientazione... e tu non devi sprecare neanche una parola per ottenere questo risultato, a meno che non voglia sorprendermi con elementi inattesi. Se, al contrario, il tuo scenario è di pura invenzione e fantastica, cerca di farmi capire bene dove mi trovo e come funziona questo mondo (anche con confronti ad altre opere fantastiche).


- Un soggetto deve introdurre i protagonisti della vicenda e i loro eventuali antagonisti in maniera chiare e ben delineata. Pochi tratti e vigorosi. Per le sfumature e personaggi sullo sfondo, ci sarà tempo poi.
Un personaggio è come un filo conduttore in una storia. Deve essere chiaro chi è e quale è il suo ruolo, in modo che la storia venga compresa anche da un lettore disattento (e i lettori disattenti capitano... oh, se capitano!).


- Un soggetto deve delineare chiaramente il suo sviluppo e i suoi principali colpi di scena, ma non deve mai entrare troppo nel dettaglio specifico, che in fase di sceneggiatura c'è sempre il caso che certe cose cambino mentre, in fase di soggetto, i dettagli annoiano (specie chi li legge). Mi deve essere chiaro qual è il tema della storia.
Voglio sapere cosa mi stai raccontando e attraverso quali passaggi me lo vuoi raccontare. Ma non voglio conoscere la storia della tua vita.


- Un soggetto deve avere un finale.
Può essere non troppo dettagliato (sempre per le ragioni di poco sopra), ma io voglio sapere come va a finire la storia.



A margine di questi elementi, che per me sono fondamentali, ci puoi anche mettere...



- Il perché raccontare proprio quella storia.
Le ragioni che ti fanno credere che quella storia sia buona, la rilevanza della tematica, le motivazioni commerciali e via dicendo. CONSIGLIO: non scrivete mai una roba tipo: "è una buona storia che merita di essere pubblicata perché ho due figli e devo dargli mangiare". Ci ho provato e non funziona: gli editori sono cuori di pietra.
Poco male: io non ho figli.



Seguendo questo schema, non perdendovi dietro a una esposizione confusa, scrivendo semplice e affidandovi a un italiano corretto e che aiuti una lettura fluente, il vostro soggetto dovrebbe avere un aspetto presentabile e professionale.
Poi, con l'esperienza, potrete divertirvi e arrischiarvi a mettere tracce di stile ma, per il momento, state sul semplice e cercate di fare poche cose e bene.








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