11.2.16

Di che parliamo quando parliamo di fumetti -parte 15-


Le puntate precedenti le trovate QUI.



Parlavamo di stile.
Colete trovare il vostro stile? Non cercatelo.
Scrivete e basta.
Scrivete tanto.
Scrivete ogni giorno.

Ogni storia ha le sue difficoltà. Ogni difficoltà necessita di essere risolta. Questo significa che, mentre starete scrivendo, sarete costretti a cercare delle soluzioni. Alcune di queste soluzioni saranno più efficaci e con il tempo scoprirete quali sono, e le metterete da parte per utilizzarle ancora quando quello stesso tipo di difficoltà vi si parerà davanti.
L'insieme di queste soluzioni andrà a costituire il grosso della vostra cassetta degli attrezzi da narratore. Più ci vi applicherete, più questa cassetta sarà completa e versatile e vi permetterà di affrontare ogni situazione che vi si parerà davanti.
Detto questo, ci sono alcune insidie anche in questo procedimento.
Per esempio, con il tempo correrete il rischio di utilizzare sempre lo stesso "strumento" per risolvere lo stesso genere di problema e questo finirà per ridurre l'efficacia del vostro lavoro, rendendolo scontato e prevedibile. Una buona soluzione è non smettere mai di cercare strumenti nuovi, anche per risolvere situazioni note, in modo da non diventare mentalmente pigri e manichei.
Il problema del raccontare, quando si inizia, è trovare un modo efficace per farlo.
Quando però si acquistano gli strumenti, il problema è non diventarne schiavi.
Detto questo, esaminiamo più nello specifico gli elementi che compongono lo stile di un autore.

Il primo luogo, ci sono le tematiche.
Che, in senso stretto, sono le cose che uno decide di raccontare.
Un osservatore disattento potrebbe pensare che le tematiche sono legate al genere a cui si aderisce (western, horror, fantasy, gialli, esperienze di vita reale, diari sentimentali, storie di denuncia, storie umoristiche e via dicendo).
Io non credo che sia così.
Io sono ragionevolmente convinto che le tematiche di un autore trascendano il genere con cui si confronta. Se prendiamo, per esempio, il lavoro di Gipi, troviamo storie di genere diverso ma delle tematiche comuni in ogni sua opera. Appunti per una storia di guerra, per esempio, tecnicamente è (appunto), una storia di guerra. Ma quello che Gipi racconta davvero (le sue riflessione sulla natura umana) non di discostano poi molto da quello che lo stesso Gipi mette in scena in un racconto nero come Hanno ritrovato la macchina o un un racconto comico e drammatico come La mia vita disegnata male.
Parlando del mio lavoro, io sono un autore che si è confrontato quasi sempre con generi molto diversi l'uno dall'altro (dalla commedia surreale all'horror, dall'action al western, passando per la fantascienza e l'erotico) ma posso assicurarvi che gran parte delle mie tematiche è comune in qualsiasi cosa che ho scritto (la cultura del dubbio, i personaggi compromessi, la fascinazione del male, il nichilismo, un certo tipo di sguardo ironico sulla vita e via dicendo).
Quindi, il mio consiglio quando vi trovate a dover concepire una storia è, prima di tutto, capire cosa vi sta a cuore di raccontare. Capire perché questa cosa vi sta a cuore e approfondire il vostro punto di vista, cercando di individuare chiaramente quello che volete dire a proposito di questa cosa. Una volta fatto questo, dovrete capire se il genere e la storia si sposi con quello che avete dentro e, se ci si sposa, andare avanti. Se non ci si sposa, invece, il mio consiglio è di buttare via tutto e ricominciare il processo da capo. Che non c'è niente di peggio di quegli autori che hanno un qualcosa da dire e lo infilano a forza in storie e generi che proprio non sono adatti a contenerla.

Il secondo elemento che compone lo stile di un autore sono gli strumenti di cui abbiamo parlato nell'apertura di questo pezzo. Ovverosia le soluzioni che l'autore ha trovato per risolvere i vari problemi che la storia gli ha posto. Più questo insieme di soluzione è coerente e armonico, all'interno della singola opera e nella summa del suo lavoro, più lo stile sarà riconoscibile.
Un autore come Alan Moore, per esempio, usa spesso approcci e soluzione diverse a seconda delle storie che sta raccontando, ma li mantiene coerenti per tutta la narrazione di quella storia.
Altri autori hanno articolato l'insieme delle loro scelte su tutto quello che hanno scritto, applicando gli stessi principi per ogni genere di storia, indipendentemente dal loro genere (in questo caso, mi viene in mente Berardi).
Altri autori, al contrario, non hanno mai dato un grande peso alla coerenza e all'organicità e hanno preferito adottare soluzioni sempre diverse a seconda delle necessità del momento narrativo, trasformando questo tipo di approccio in una scelta di stile (in questo caso, l'esempio migliore è sempre Sclavi). Come sempre, la cosa che conta di più è la consapevolezza di quello che si sta facendo. Quando c'è una consapevolezza a monte, a valle le cose sono più semplici. Cercate di ricordarvelo sempre.

Terzo elemento è l'occhio.
Le inquadrature sono importanti.
Il modo in cui chiederete di inquadrare le cose al disegnatore sarà poi il modo in cui il lettore vedrà quelle cose inquadrate. Il vostro occhio (vostro e del disegnatore chiamato a illustrare le vostre storie) sarà pure l'occhio del lettore.
Non siate mai sciatti o pigri nella scelta delle inquadrature e, pure se deciderete di utilizzare soluzioni classiche, fatelo sempre con la consapevolezza di cui sopra. Non affidatevi sempre e solo alla solita litania di orrendi termini codificati (PP, PPP, PA, CL...).
Ogni inquadratura è un quadro. Ogni quadro necessita di progettazione.
Potete affidare questa responsabilità al solo disegnatore? Certo. Ma, in quel caso, la visione sarà sua e sua soltanto.

Quarto elemento: la tavola.
Non è solo uno spazio che raccoglie le vignette. O, almeno, non dovrebbe esserlo.
Lo spazio della tavola è spazio di lettura. Ogni suo punto è importante.
Mettere le vignette una dietro l'altra, senza prestare attenzione alla loro rilevanza e alla loro economia all'interno dello spazio significa delegare al solo disegnatore questa responsabilità di scelta. E può essere che il disegnatore ne abbia voglia, come no. Può essere che il disegnatore ne sia capace, come no. Attraverso la tavole e attraverso la disposizione delle vignette all'interno di essa, voi controllate il ritmo della storia. E il ritmo della storia è importante.
Poi sia chiaro, ci sono sceneggiatori (specie gli argentini) che scrivono le sceneggiature senza indicare la grandezza o la disposizione delle vignette. Taluni, non indicano nemmeno come le vignette siano distribuite nel numero di pagine a disposizione, lasciando questa scelta al disegnatore. Ma, per me, non è così che si deve lavorare.

Quinto elemento, il linguaggio.
Dei dialoghi e delle didascalie e dell'importanza che ricoprono nel delicato processo di trasmissionw delle informazioni, ne abbiamo già parlato.
Mi permetto solo di ricordare il solito precetto: niente deve essere tirato via.
Ogni parola ha un suo peso e un suo significato. Anche con un linguaggio molto neutro (come quello dei fumetti Bonelli, per esempio) si può fare molto e lasciare la propria impronta. Anche con parole semplici o con poche parole si possono dire cose e le si possono dire in maniera propria.
La difficoltà e sceglierle bene, queste parole.


E per oggi è tutto.
Ovviamente, abbiamo parlato di tutta una serie di elementi che possono essere gestiti in piena libertà solo nel contesto di un fumetto di cui abbiamo il totale controllo.
Il discorso cambia quando ci si trova alle prese con personaggi codificati da altri e magari rispondenti e regole editoriali.
Ma di questo parliamo domani, ok?

4 commenti:

CREPASCOLO ha detto...

Ricordo una intervista di Warren Ellis in cui lo sceneggiatore raccontava di quella volta in cui si era indispettito di fronte ad un lettore che gli attribuiva solo il ruolo di quello che sceglie le parole da infilare nei balloons.
Alfredo Castelli confessa, senza falsa modestia, di ritenersi un buon visualizer, cioè di riuscire ad immaginare come dovrà esser la vgnetta che sarà disegnata da altri. Il profano - e non solo, ricordo la posta del magazine Torpedo con le polemiche sulle parte di compenso che dovrebbe andare al disegnatore - non capisce quanto sia importante e complesso il lavoro dello Alan Moore di turno.

elbombero ha detto...

Grazie Rrobe! Veramente una lettura piacevole e una condivisione generosa del tuo bagaglio d'esperienza. Grazie!

Alessio Aletta ha detto...

qualche refuso:
Colete trovare il vostro stile > Volete
questo insieme di soluzione > soluzionI
usa spesso approcci e soluzione > soluzionI
delicato processo di trasmissionw > trasmissionE

Luca Rocca ha detto...

E anche oggi ho imparato qualcosa :)