4.2.16

Di che parliamo quando parliamo di fumetti -parte 11-



Il cagnetto è solo un'esca.
Le puntate precedenti le trovate QUI.


Non esiste "il metodo". Esistono dei metodi, e ognuno, con il tempo e l'esperienza, capisce quello che è più indicato per lui. E magari non lo usa neanche sempre ma, piuttosto, lo cambia a seconda di quelle che deve scrivere o, magari, a seconda della predisposizione del momento.
Uno dei metodi più inusuali che mi è capitato di usare spesso era quello a cui ricorrevo per scrivere John Doe.
Partendo da una serie di ragionamenti con non erano mai sulla carta ma solo nella mia testa, elaboravo la storia generale e mi facevo uno schema mentale dei momenti cruciali del racconto. Se la trama era molto complessa (raro), potevo arrivare a segnarmi qualche appunto, giusto per ricordarmi come la storia si sarebbe sviluppa e  suddivisa, in grandissime linee.
In quella fase, facevo una stima, quasi istintiva, che mi aiutava a capire se c'era abbastanza "ciccia" per andare avanti, oppure se la storia non è ancora abbastanza matura da essere colta.
Se tutto tornava, affrontavo la prima scena.
E ne scrivevo i dialoghi.
Sì, avete capito bene: partivo dai dialoghi.
Tutti i dialoghi della scena, uno via l'altro.
Certe volte segnando chi era a parlare, la maggior parte delle volte, no, affidandomi alla mia memoria e al buon senso.
Il risultato era una roba così:



- Ciao, John... è bello rivederti.



- Vorrei dire lo stesso ma la mamma mi ha insegnato che è brutto mentire.



- Il tempo non ti ha cambiato, uh?



- Il tempo, no... le persone, devo ammetterlo, hanno avuto una certa influenza, invece.



- Buona o cattiva?



- Dipende dal punto di vista.



- Vuoi qualcosa da bere?



- No.



- Perché sei, qui, John?



- Devo ucciderti.



- Nulla di personale, immagino...



- Si tratta solo di lavoro.



- Come sempre.



- E' una faccenda da sbrigare subito o puoi permetti il lusso di un ultimo goccetto con una tua vecchia amica?



- Ti ho già detto che non bevo... ma sì, abbiamo il tempo di fare due chiacchiere.



- Sono gli ultimi momenti della mia vita... e tu ti aspetti che io li passi a parlare?



- Che hai in mente?



- Voglio vedere un film... l'ultimo. Che dici, puoi concedermelo?



- Dipende.



- Da cosa?



- Dal film.



A quel punto, nella mia testa, la scena si chiudeva, c'era uno stacco e si passava alla scena successiva.
Di solito era a questo punto che tornavo indietro e suddividevo i dialoghi in tavole e, indicativamente, in vignette. Avevo già in mente quanto doveva essere lunga la sequenza ma ero disposto a variarlo, a seconda delle necessità della sequenza.
Al secondo passaggio, la mia pagina appariva così:



TAV 1

1\2


- Ciao, John... è bello rivederti.



- Vorrei dire lo stesso ma la mamma mi ha insegnato che è brutto mentire.



3

- Il tempo non ti ha cambiato, uh?



4

- Il tempo, no... le persone, devo ammetterlo, hanno avuto una certa influenza, invece.



5

- Buona o cattiva?



6

- Dipende dal punto di vista.





TAV 2

1\2

- Vuoi qualcosa da bere?



- No.



3

- Perché sei, qui, John?



4

- Devo ucciderti.



5

- Nulla di personale, immagino...



6

- Si tratta solo di lavoro.





TAV 3

1

- Come sempre.



2

- E' una faccenda che da sbrigare in fretta o puoi permetti il lusso di un ultimo goccetto con una tua vecchia amica?



3

- Ti ho già detto che non bevo... ma sì, abbiamo il tempo di fare due chiacchiere.



4

- Sono gli ultimi momenti della mia vita... e tu ti aspetti che io li passi a parlare?



5

- Che hai in mente?



6

- Voglio vedere un film... l'ultimo. Che dici, puoi concedermelo?





TAV 4

1

- Dipende.



2

- Da cosa?



3

- Dal film.






Come vedete, la distribuzione non funziona perché il dialogo si chiude a vignetta 3 mentre a me serviva che si concludesse a vignetta 6 (detesto gli stacchi narrativi all'interno della pagina, non ne faccio mai). Quindi, le mie possibilità a questo punto erano:

- diluire la sequenza, frammentando ulteriormente i dialoghi nelle vignette

- aggiungere qualche altra linea di dialogo.

- concentrare i dialoghi, in modo da far entrare tutto in 3 tavole.

Ma questa scena ha bisogno di almeno 4 pagine per respirare bene e frammentare troppo i dialoghi non è mai una buona idea, quindi l'unica via possibile era diluire, magari aggiungendo alcune vignette di ambientazione.


TAV 1

1\2

Apertura.



3\4


- Ciao, John... è bello rivederti.



5

- Vorrei dire lo stesso ma la mamma mi ha insegnato che è brutto mentire.



6

- Il tempo non ti ha cambiato, uh?





TAV 2

1

- Il tempo, no... le persone, devo ammetterlo, hanno avuto una certa influenza, invece.



2

- Buona o cattiva?



3

- Dipende dal punto di vista.



4

- Vuoi qualcosa da bere?



- No.



6

- Perché sei, qui, John?



6

- Devo ucciderti.





TAV 3

1\2

- Nulla di personale, immagino...



- Si tratta solo di lavoro.



3

- Il buon vecchio, John... sempre ossessionato dalla sua deontologia professionale.



4

- Lo hai detto tu stessa... il tempo non mi ha cambiato.



5

- E' una faccenda che da sbrigare in fretta o puoi permetti il lusso di un ultimo goccetto con una tua vecchia amica?



6

- Ti ho già detto che non bevo... ma sì, abbiamo il tempo di fare due chiacchiere.





TAV 4

1\2

- Sono gli ultimi momenti della mia vita... e tu ti aspetti che io li passi a parlare?



- Che hai in mente?



3

- Voglio vedere un film... l'ultimo. Che dici, puoi concedermelo?



4

- Dipende.



5

- Da cosa?



6

- Dal film.




A questo punto, passavo  a scrivere le singole vignette. Forse apportando qualche modifica, per servire meglio la regia.







TAV 1

1\2
Esterno giorno. L'isola di Manhattan.


3\4
Spostiamoci nel lussuoso salone di un attico newyorkese. E' arredato con gusto e lusso. Alle pareti, alcuni poster cinematografici e, poggiato su di un mobile, la statuina di un Oscar. Da qualche parte un grosso televisore a cristalli liquidi, ultrapiatto, e un carrello-bar molto fornito.
Nel salone vediamo una bella donna, non più giovane, e John Doe. La donna indossa abiti eleganti, John è nel suo completo "d'ordinanza" da Morte. La donna sta sorridendo a John. La donna si chiama Liz.

Liz
- Ciao, John... è bello rivederti.



5
La donna, in primo piano, di spalle, in quinta a sinistra. Davanti a lei vediamo John che le sorride. Cattivo.

John
- Vorrei dire lo stesso ma la mamma mi ha insegnato che è brutto mentire.


6
Su Liz. Adesso è lei a sorridere amaramente.

Liz
- Il tempo non ti ha cambiato, uh?





TAV 2

1
Su John che si stringe nelle spalle.

John
- Il tempo, no... le persone, devo ammetterlo, hanno avuto una certa influenza, invece.


2\3
Laterale, in piano americano. Liz si è fatta vicina a John e gli si rivolge con fare malizioso.

Liz
- Buona o cattiva?

John
- Dipende dal punto di vista.


4
Stacco sull'asse in avanti, a stringere sul primo piano di Liz e di John. Adesso la donna gli si è fatta molto vicina e, con le dita, giocherella con il colletto della sua camicia. La donna ha un sopracciglio inarcato e un mezzo sorriso malizioso sul volto. John la guarda duro e con distacco.

Liz
- Vuoi qualcosa da bere?

John
- No.


5
Da sopra la spalla di John, guardando verso Liz. Adesso la donna non sorride più. Si è fatta seria. Forse è spaventata.

Liz
- Perché sei, qui, John?

6
Soggettiva di Liz che osserva John. E' serissimo.

John
- Devo ucciderti.





TAV 3
1\2

Allarghiamo e alziamoci, in una visione d'insieme.
Liz, con un moto di stizza, si stacca da John, dandogli le spalle.

Liz
- Nulla di personale, immagino...


John
- Si tratta solo di lavoro.


3
Alle spalle di Liz. Si sta versando qualcosa da bere. John, di spalle, in quinta a destra, la osserva.

Liz
- Il buon vecchio, John... sempre ossessionato dalla sua deontologia professionale.


4
Primo piano, di profilo su John. Stretto. Sorride ironico.

John
- Lo hai detto tu stessa... il tempo non mi ha cambiato.


5
Simile alla 4 ma stringiamo sul primo piano di Liz. La donna si è voltata verso di noi.

Liz
- E' una faccenda che da sbrigare in fretta o puoi permetti il lusso di un ultimo goccetto con una tua vecchia amica?

6
Piano medio, frontale, su John. Sta allargando un poco le braccia.

John
- Ti ho già detto che non bevo... ma sì, abbiamo il tempo di fare due chiacchiere.




TAV 4
1\2
Liz, di spalle, nella parte a sinistra della vignetta. Si è voltata di nuovo verso John e sta avanzando verso di lui (lo vediamo sullo sfondo, nella parte a destra della vignetta) con un bicchiere pieno di scotch, in mano.

Liz
- Sono gli ultimi momenti della mia vita... e tu ti aspetti che io li passi a parlare?


John
- Cos'hai in mente?

3
Nella soggettiva di John che osserva Liz. La donna sta bevendo dal bicchiere e guarda intensamente verso di noi.

Liz
- Voglio vedere un film... l'ultimo. Che dici, puoi concedermelo?


4
Piano medio, laterale, su John. Serio.

John
- Dipende.

5
Primo piano su Liz.

Liz
- Da cosa?

6
Primissimo piano, frontale, su John. Sempre serio.


John
- Dal film.





E il gioco è fatto.
Quattro tavole di sceneggiatura, pronte a venire disegnate.
Facile, no?
Questo sistema mi permette di concentrarmi sugli aspetti che più mi stavano più cuore in un fumetto: i dialoghi, il ritmo, gli stacchi.
Inoltre, John Doe era un fumetto realizzato in tempi strettissimi, spesso da disegnatori inesperti.
Affidarsi principalmente ai dialoghi come base portante della storia ci permetteva di concentrare su quelli l'attenzione del lettore e non gravare troppo sulle spalle del disegnatore con scene eccessivamente complicate.
Era, in sostanza, una scelta di stile e artistica ma anche una soluzione produttiva.
Oggi ricorro meno raramente a questo metodo, lavorando tavola per tavola, più che altro perché quello che mi sta a cuore adesso è la dinamica dell'azione, ma devo dire che quando ci torno mi ci trovo sempre bene.
Comunque sia, quale che sia il metodo che preferite usare, la cosa che conta è che non vi faccia sentire costretti in qualcosa che non vi appartiene e che si sposi in maniera naturale con il tipo di cosa che state scrivendo.
Insomma, non importa come ci arrivate, l'importante è che ci arriviate bene.






3 commenti:

Luca Rocca ha detto...

Per "lavorando più tavola per tavola" intendi anche che descrivi più particolari della singola vignetta? Oppure in genere ne dai sempre il minimo necessario, come ad esempio in queste quattro tavole, fidandoti del disegnatore? Ti capita di scrivere il testo adattandolo al disegnatore che dovrà trasformare in immagini la sceneggiatura?

CREPASCOLO ha detto...

Per quel che vale,secondo me, partire dai dialoghi è il sistema migliore. Scommetterei che anche Berardi & Milazzo sono partiti da lì quando hanno progettato Il Respiro ed il Sogno. Tutto parla, a volte urla , altre sussurra.
E la luna bussò alle porte del buio / fammi entrare lui rispose di no.
Chissà cosa ne farebbe Neil Gaiman di una cosa così.

Val_ ha detto...

Rrobe, io sulle questioni troppo tecniche mi ci perdo, ma mi sto gustando i tuoi post con una tale avidità... Anzi, posso dire che ho un atteggiamento da vampira, io che dovrei insegnare (ci sto provando, almeno) a dei nove/decenni a scrivere, ho trovato degli insegnamenti preziosissimi qua, specialmente nelle prime puntate. Sto iniziando con i miei ragazzi un laboratorio di fumetto, diciamo una versione alternativa a quando alle medie i prof ti facevano portare il Corriere per insegnarti come si legge un giornale, e anche se il lavoro che ho in mente sarà, appunto, più di fruizione (come si legge un fumetto), mi da sicurezza sapere che da qualche parte c'è anche qualcuno che ci si è messo di testa e di cuore (anche se hai scritto di non averne uno) per far capire agli altri anche come, un fumetto, lo si fa.
Quindi grazie,
Valeria