5.2.16

Di che parliamo quando parliamo di fumetti -parte 12-




I bicchieri sono uno specchietto per le allodole.
Le puntate precedenti le trovate QUI.

Dopo aver molto cincischiato intorno a concetti come l'idea, il soggetto e lo sviluppo, con questa lezione passiamo a parlare di cose più concrete.
Nello specifico, tratteremo oggi della croce e delizia di tanti sceneggiatori: i dialoghi.
Un classica espressione che capita di sentire davanti a tavole a fumetti particolarmente buone è che "non servono nemmeno i dialoghi per capirle".
Assodato che è un'espressione abbastanza stupida, va anche detto che i dialoghi (almeno: nella mia concezione di narrazione per immagini) non dovrebbero servire a "far capire" la storia, quanto a renderla più ricca e profonda, a dare quell'elemento in più che non può essere solo mostrato. Capire una storia senza doverne leggere i dialoghi è sicuramente indice che quella che si sta leggendo è una storia ben raccontata attraverso la sua regia e i suoi disegni, ma non significa affatto che la si stia apprezzando in tutti i suoi aspetti e sfumature. Perché anche i dialoghi fanno parte di quella storia e anche i dialoghi hanno il loro peso nel risultato complessivo.
Quindi, sottovalutare la valenza dei dialoghi, sia in fase di lettura che in fase di sceneggiatura è, in termini semplici, una stupidata.
Del resto, non bisogna neanche credere che una storia a fumetti possa poggiarsi esclusivamente sui dialoghi per essere servita.
Una delle regole cardine della scrittura è "show, don't tell", ovverosia "mostra, non raccontare". Che significa che compito di qualsiasi cantastorie non è quello di narrare qualcosa ma di fare in modo che questo qualcosa possa prendere vita davanti agli occhi del pubblico. In poche parole, trasformare le parole in immagini che si è deciso di evocare.
Che è una cosa che ha molto a che fare con il fumetto, non trovate?

Ma questo cosa significa, in termini pratici?

In primo luogo, che i dialoghi devono aiutare la storia, sostenerla nella trasmigrazione delle informazioni, arrivando dove il solo disegno e la sola regia, non possono arrivare.
E per molti fumetti e taluni autori, il lavoro dei dialoghi finisce qui.
Prendiamo il caso di Diabolik, per esempio. Lo stile narrativo del personaggio è freddo e distaccato. Ogni elemento presente nel fumetto è strettamente utilitaristico. C'è tutto quello che ci deve essere per fare in modo che la storia sia narrata con la massima chiarezza e che qualsiasi tipo di lettore (da quello con l'istruzione minima al letterato) la possa fruire appieno. Tutto il non necessario è eliminato. Persino il disegno, su Diabolik è quanto di più essenziale e limpido si possa trovare nel panorama fumettistico mondiale. E' ovvio che, in un contesto del genere, i dialoghi debbano essere quanto più finalizzati alla mera trasmissione di informazioni. Qualsiasi "sbavatura" si vede, su Diabolik e questo è un elemento che bisogna tenere bene in conto, prima di mettersi a scriverlo.
Ma il mondo non è fatto solo di fumetti come Diabolik che, anzi, rappresenta una strana eccezione.




I dialoghi infatti, possono (e, per me, DEVONO) avere una valenza diversa rispetto a quella di mero meccanismo per far procedere la narrazione. Sono, in realtà, una parte integrante della storia tutta, in grado di donare profondità e realismo, aiutando a creare l'atmosfera, caratterizzando lo stile e le sfumature.
Persino un personaggio come Tex si affida ai dialoghi per dare un tocco di colore e caratterizzazione ai suoi personaggi. Anzi, il lavoro fatto da Gianluigi Bonelli nel corso degli anni sui dialoghi dei suoi pards è encomiabile e non è un caso se tanti modi di dire di Tex sono poi entrati nel linguaggio comune.  Il lavoro sui dialoghi di Tex però, è principalmente di superficie. In sostanza rispetto a Diabolik, Tex maschera i suoi dialoghi meccanicistici con delle "note di colore" atte a caratterizzare rapidamente i personaggi e dare un poco di brio ai loro scambi verbali. Non c'è però un vero lavoro profondo sul linguaggio: i personaggi di Tex, come la gran parte dei personaggi della SBE, parlano tutti la stessa "lingua", contraddistinta dalla stessa costruzione grammaticale, la stessa pulizia, gli stessi vocaboli. E' un lingua universale che viene adottata da gran parte delle produzioni popolari, una lingua "semplice" (ma non facile da ottenere, sia chiaro) che riesce a comunicare in maniera limpida a chiunque.
In questo tipo di linguaggio, il personaggio viene caratterizzato dal dialogo in base a QUELLO che dice. Non a COME lo dice.






Per entrare nel merito del "come" ci tocca spostarci un paio di passi fuori dall'ambito del fumetto più strettamente popolare e muoverci in ambiti di maggiore ricerca e sperimentazione, dove molti autori, nel corso degli anni, hanno fatto vari tentativi.

Si passa dalla lingua inventata da Bonvi per le sue Sturmtruppen, al linguaggio dei Puffi di Peyo, passando dai testi tanto teatrali  fino ad arrivare a quella lingua vera, calda e emozionante di Andrea Pazienza, acclamato maestro del disegno ma non altrettanto celebrato (eppure se lo meriterebbe) scrittore di dialoghi.





E quindi?
Voi come li dovete scrivere i vostri dialoghi?
Dipende.
Prima di tutto dalla natura del vostro fumetto.
Se state facendo un fumetto popolare, dovrete cercare di usare una lingua relativamente più neutra, di facile comprensione per chiunque, cercando di limitare le licenze e, comunque, introducendole in un contesto che possa permettere a chiunque di capire cosa state dicendo.
Poi dalla natura della storia che state raccontando.
Un fumetto storico richiederà un linguaggio diverso da uno ambientato ai giorni nostri, una storia scanzonata avrà bisogno di uno stile diverso da una drammatica e via dicendo.
Infine, dalla vostra naturale predisposizione.
Alcuni di voi tenderanno ad essere più prolissi, altri più asciutti, alcuni si lasceranno guidare dai dialoghi, altri li metteranno al servizio del fruire della narrazione. Qualcuno riterrà i dialoghi una noiosa pratica da svolgere in fretta, qualche altro scriverà una scena solo per poterci mettere un certo dialogo. Il fatto è che, per la maggior parte di questo particolare aspetto del nostro mestiere, si andrà ad orecchio, seguendo il proprio metronomo interiore che ci dirà cosa funziona e cosa no.


Ma come? Ci hai rotto il cavolo fino a questo momento con il metodo, la razionalizzazione, i passaggi, e adesso ci lasci in mezzo al mare dicendo: sbrigatevela da soli?
Avete ragione.
Proviamo allora a schematizzare il difficilmente schematizzabile.


- prima di tutto, capire quali sono le informazioni che devono essere necessariamente trasmesse attraverso i dialoghi perché impossibili da veicolare con immagini e regia.Queste informazioni possono riguardare qualsiasi cosa: dal luogo e il tempo, al carattere di un personaggio, alle sue intenzioni, alla spiegazione delle sua azioni, ai rapporti con gli altri personaggi, l'unica cosa che conta davvero è che non ci sia altra maniera di passarle se non attraverso il dialogo.


- scrivere i dialoghi in funzione di quelle informazioni.


- cercate di arricchire e dare corpo a questi dialoghi, mascherandone la natura meccanicistica.


Un esempio.

Avete presente la scena di Pulp Fiction n cui John Travolta e Samuel L. Jackson si dirigono verso la casa dei tre criminali di mezza tacca e, nel frattempo, parlano di serie televisive e del massaggio ai piedi alla signora Wallace?

Ve lo riporto qui sotto (perdonatemi, l'ho trovato solo in inglese):










                                 VINCENT

                      What's her name?








                                 JULES

                      Mia.








                                 VINCENT

                      How did Marsellus and her meet?








                                 JULES

                      I dunno, however people meet

                      people.  She usta be an actress.








                                 VINCENT

                      She ever do anything I woulda saw?








                                 JULES

                      I think her biggest deal was she

                      starred in a pilot.








                                 VINCENT

                      What's a pilot?








                                 JULES

                      Well, you know the shows on TV?








                                 VINCENT

                      I don't watch TV.








                                 JULES

                      Yes, but you're aware that there's

                      an invention called television, and

                      on that invention they show shows?








                                 VINCENT

                      Yeah.








                                 JULES

                      Well, the way they pick the shows

                      on TV is they make one show, and

                      that show's called a pilot.  And

                      they show that one show to the

                      people who pick the shows, and on

                      the strength of that one show, they

                      decide if they want to make more

                      shows.  Some get accepted and

                      become TV programs, and some don't,

                      and become nothing.  She starred in

                      one of the ones that became

                      nothing.







They enter the apartment building.









5.      INT. RECEPTION AREA (APARTMENT BUILDING) - MORNING              5.





Vincent and Jules walk through the reception area and wait for

the elevator.








           JULES

                      You remember Antwan Rockamora?

                      Half-black, half-Samoan, usta call

                      him Tony Rocky Horror.








                                 VINCENT

                      Yeah maybe, fat right?








                                 JULES

                      I wouldn't go so far as to call the

                      brother fat.  He's got a weight

                      problem.  What's the nigger gonna

                      do, he's Samoan.








                                 VINCENT

                      I think I know who you mean, what

                      about him?








                                 JULES

                      Well, Marsellus fucked his ass up

                      good.  And word around the

                      campfire, it was on account of

                      Marsellus Wallace's wife.







The elevator arrives, the men step inside.









6.      INT. ELEVATOR - MORNING                                         6.








        VINCENT

                      What'd he do, fuck her?








                                 JULES

                      No no no no no no no, nothin' that

                      bad.








                                 VINCENT

                      Well what then?








                                 JULES

                      He gave her a foot massage.








                                 VINCENT

                      A foot massage?








                                 VINCENT

                      That's all?












                                 VINCENT

                      What did Marsellus do?








                                 JULES

                      Sent a couple of guys over to his

                      place.  They took him out on the

                      patio of his apartment, threw his

                      ass over the balcony.  Nigger fell

                      four stories.  They had this garden

                      at the bottom, enclosed in glass,

                      like one of them greenhouses --

                      nigger fell through that.  Since

                      then, he's kinda developed a speech

                      impediment.







The elevator doors open, Jules and Vincent exit.








       VINCENT

                      That's a damn shame.











7.      INT. APARTMENT BUILDING HALLWAY - MORNING                       7.





STEADICAM in front of Jules and Vincent as they make a beeline

down the hall.








      VINCENT

                      Still I hafta say, play with

                      matches, ya get burned.








                                 JULES

                      Whaddya mean?








                                 VINCENT

                      You don't be givin' Marsellus

                      Wallace's new bride a foot massage.








                                 JULES

                      You don't think he overreacted?








                                 VINCENT

                      Antwan probably didn't expect

                      Marsellus to react like he did, but

                      he had to expect a reaction.








                                 JULES

                      It was a foot massage, a foot

                      massage is nothing, I give my

                      mother a foot massage.








                                 VINCENT

                      It's laying hands on Marsellus

                      Wallace's new wife in a familiar

                      way.  Is it as bad as eatin' her

                      out -- no, but you're in the same

                      fuckin' ballpark.







Jules stops Vincent.








   JULES

                      Whoa...whoa...whoa...stop right

                      there.  Eatin' a bitch out, and

                      givin' a bitch a foot massage ain't

                      even the same fuckin' thing.








                                 VINCENT

                      Not the same thing, the same

                      ballpark.








                                 JULES

                      It ain't no ballpark either.  Look

                      maybe your method of massage

                      differs from mine, but touchin' his

                      lady's feet, and stickin' your

                      tongue in her holyiest of holyies,

                      ain't the same ballpark, ain't the

                      same league, ain't even the same

                      fuckin' sport.  Foot massages don't

                      mean shit.








                                 VINCENT

                      Have you ever given a foot massage?








                                 JULES

                      Don't be tellin' me about foot

                      massages -- I'm the fuckin' foot

                      master.








                                 VINCENT

                      Given a lot of 'em?








                                 JULES

                      Shit yeah.  I got my technique down

                      man, I don't tickle or nothin'.








                                 VINCENT

                      Have you ever given a guy a foot

                      massage?





       Jules looks at him a long moment -- he's been set up.








                                 JULES

                      Fuck you.





       He starts walking down the hall.  Vincent, smiling, walks a

       little bit behind.








                                 VINCENT

                      How many?








                                 JULES

                      Fuck you.








                                 VINCENT

                      Would you give me a foot massage --

                      I'm kinda tired.








                                 JULES

                      Man, you best back off, I'm gittin'

                      pissed -- this is the door.






Riflettete: a cosa serve questo dialogo?

Nella prima parte, quella in verde, i due personaggi parlando di Mia, un personaggio che ancora non è apparso in scena e che, come scopriamo dal dialogo stesso, è la moglie del boss dei due, Marcellus Wallace. Sempre da questo dialogo veniamo a conoscenza del fatto che Jules (il personaggio interpretato da John Travolta) dovrà portare fuori a cena Mia, per farle compagnia. Questo sono le informazioni strumentali del dialogo, quelle che servono, meccanicamente, per far procedere la storia. Sono infatti tutti elementi che, andando avanti nel film, torneranno e avranno un peso specifico importante. Ma il resto a che serve?
Prima di tutto, facendo parlare di amenità due killer che stanno per ammazzare un sacco di gente, Tarantino ci dice qualcosa su di loro: per loro quella è ordinaria amministrazione. Sono professionisti che stanno facendo un lavoro e, proprio come le persone vere, parlando del più e del meno. Ma di cosa parlano, nello specifico? Degli episodi pilota delle serie televisive.
Perché proprio questa cosa? E' un altro trucco. Uno dei molti che Tarantino ha rubato a Elmore Leonard (forse il più grande scrittore di dialoghi di sempre) e che consiste nel far parlare due personaggi, ovviamente di finzione, di prodotti di finzione che però sono reali e appartengono alle nostre vite (le serie televisive, in questo caso). A che serve questo trucco? Semplice, pone i personaggi immaginari su un piano più elevato rispetto a quello a cui siamo comunemente abituati. Sono più realistici perché non solo parlano di cose normali, come le persone reali, ma fruiscono i prodotti di finzione proprio come li fruiamo noi (infatti guardano le serie televisive e fanno riferimento, più avanti nel film, a serie televisive reali) e ne discutono, proprio come noi. L'illusione che si vuole creare è che Jules e Vincent non sono due personaggi creati solo per adempiere a uno scopo ma sono persone vere, che fanno cose vere. E il fatto che siano killer non è per nulla straordinario.

Passiamo alla seconda parte del dialogo, quella segnata in azzurro.
E' un dialogo molto lungo, un classico dello stile di Tarantino, e per molti versi, è tempo sprecato. Se non fosse che è dannatamente buono e divertente e che ci passa, ugualmente, un mucchio di informazioni. Forse non strettamente necessarie per lo sviluppo diretto della trama, ma fondamentali per creare i giusti presupposti drammatici.
Apparentemente, l'attenzione torna su Mia, ma in realtà lo scopo del dialogo è quello di sottolineare la pericolosità di Marcellus Wallace, il marito di Mia e il capo di Jules e Vincent.
Si sfiora il tema del sesso, anticipando poi la situazione e il dilemma in cui si troverà Vincent quando, effettivamente, andrà a cena con Mia.
In più, entrambi i personaggi hanno modo di esprimere il loro parere su una questione, portando avanti la loro tesi e facendo emergere il loro carattere e il loro punto di vista sul mondo. Tutti elementi che poi serviranno per spiegare meglio le loro azioni e le loro reazioni.
Un mucchio di roba per un lungo dialogo che, apparentemente, sembrano solo un mucchio di chiacchiere a vuoto, non trovate?



5 commenti:

Aldo Tocci ha detto...

"Sempre da questo dialogo veniamo a conoscenza del fatto che Jules (il personaggio interpretato da John Travolta)(...)" Forse volevi dire Vincent qui. Comunque non so quanto ringraziarti per questi appuntamenti del tutto gratuiti e dal contenuto così formativo! Mettere la propria esperienza al servizio degli altri è forse la forma più alta e ammirevole di generosità!
Grazie ancora
-sì, ho finito di fare lecchinaggio ;)-

luceri fernando ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
luceri fernando ha detto...

Così è dientato nella versione in italiano. Un ottimo adattamento anche se qualcosa comunque è andato perduto nella traduzione.

- Lei come si chiama?
- Mia.
- Mia? E come ha conosciuto Marsellus?
- e che ne so, come si conoscono tutte le persone.Una volta faceva l'attrice.
- Ah davvero? Ha fatto qualcosa che ho visto?
- Da quello che so la cosa più grossa l'ha fatta in un "pilota".
- Pilota? che cazzo è un pilota?
- Le conosci le serie in televisione?
- Io non guardo la Tv.
- Si, ma sarai certo al corrente che c'è una invenzione chiamata televisione e che su questa invenzione ci sono le serie.
- Sì!
- In televisione il modo per scegliere una serie è che fanno un episodio, l'episodio chiamato pilota. poi mostrano quell'episodio alla gente che sceglie gli episodi e sul valore di quell'episodio decidono se fare altri episodi.Alcuni vengono scelti e diventano programmi televisivi e e invece altri no e diventano niente. Sai, lei era in uno di quelli che è diventato niente.


- Ti ricordi Antwan Rockamora? Mezzo nero e mezzo samoano.Lo chiamavano "Tony Rocky
Horror".
- Si mi pare, Quello grasso no?.
- Io non me la sentirei di chiamarlo grasso. Ha problemi di peso, poveraccio, che deve fare? E' samoano.
- Credo di sapere di chi parli e allora?
- Bhe! Marsellus gli ha dato una bella "ripassata".
- In giro corre voce che sia colpa della moglie di Marsellus Wallace.


- Che cos'ha fatto? Se l'è scopata?
- No, no no no niente di così grave.
- E cosa ha fatto allora?
- Le ha fatto un massaggio ai piedi.
- Un massaggio ai piedi?
- mm
- Tutto qui?
- mm.
- E allora Marsellus che ha fatto?
- Ha mandato a casa sua un paio di scagnozzi.L'hanno portato sulla veranda e l'hanno buttato di peso fuori dal balcone, il negro si è fatto un volo di quattro piani.Di sotto c'era un giardinetto ben curato col tetto di vetro come quello delle serre.Il negro ci è passato attraverso e da allora non è capace di esprimersi molto chiaramente.
- Cazzo! Un vero peccato!


- Però bisogna ammetterlo quando uno gioca col fuoco prima o poi si brucia.
- Che vuoi dire?
- mha, che non si và a fare un massaggio ai piedi alla nuova moglie di Marsellus Wallace.
- Secondo te non ha esagerato?
- Antwan probabilmente non si aspettava che lui reagisse come ha fatto. Ma doveva
aspettarsi una reazione.
- Ma era un massaggio ai piedi.non è niente io lo faccio sempre a mia madre.
- No è mettere le mani in modo intimo sulla nuova moglie di Marsellus Wallace. Voglio dire: "È grave come se gliel'avesse leccata"?, no! ma è lo stesso fottuto campo da gioco.
- Oh aspetta fermo li! Leccarglierla a una troia e farle un massaggio ai piedi non è esattamente la stessa cosa.
- Non lo è ma è lo stesso campo da gioco.
- Non è neanche lo stesso campo da gioco, cazzo! Ora senti forse il tuo metodo di
massaggi è diverso dal mio, ma sai? Toccare i piedi di sua moglie e infilarle la lingua nel più sacro dei suoi buchi non è lo stesso fottuto campo da gioco non è lo stesso campionato e non è nemmeno lo stesso sport! Guarda Il massaggio ai piedi non significa un cazzo.
- Ma tu l'hai mai fatto un massaggio ai piedi?
- Non venirmi a parlare di massaggi ai piedi perchè io sono un maestro di piedi
massaggiati!
- E ne hai fatti molti?
- Cazzo! Ho una tecnica che... levati, niente solletico, niente di niente.
- A un uomo glielo faresti un massaggio ai piedi?
- Vaffanculo!
- L'hai fatto a molti?
- Vaffanculo!
- Sai mi sento un po' stanco, mi farebbe bene un massaggino ai piedi!
- Basta! hay hai capito? Cominciano a girarmi le palle!
- Questa è la porta.
- Sì eccola qua!.

martamurasaki ha detto...

Un consiglio: da quale libro parto per iniziare a leggere Leonard Elmore???

anonimo ha detto...

"La parola tecnologia significa "discorso sull'arte".
Ovvero ragionamento sul saper fare.
No, Robe! Ti sbagli e di grosso.