12.2.16

Di cosa parliamo quando parliamo di fumetti -parte 16-



Le puntate precedenti le trovate QUI.



Vi avevo promesso che avremmo avuto modo di riparlare di cosa significa lavorare su personaggi creati e codificati da altri e cosa implica rispondere a regole editoriali non decise da noi.

Facciamo una premessa:
Per quanto il settore dei fumetti sia pieno di personaggi dalla lunga storia editoriale, per un esordiente è più facile arrivare a pubblicare con qualcosa di suo che su personaggi di altri.
Perché? Perché i personaggi di altri, se esistono, vuol dire che in qualche maniera hanno funzionato e funzionano. Ed è difficile che qualcuno affidi ad un esordiente un personaggio che funziona.
E qui scatta il Comma 22 del fumetto (italiano ma anche in genere):

"Non puoi lavorare per noi perché non hai nessun esperienza. Ma non puoi fare esperienza se non lavori per noi."




Ovviamente, questo paradosso (per quanto vero), non è una legge assoluta e ci sono un certo numero di autori che, pur arrivando dal nulla, sono approdati direttamente a testate molto popolari.
In linea di massima, però, quelle sono le eccezioni.
Generalmente, un autore che arriva a cimentarsi con qualche grosso personaggio ha quell'occasione perché, in precedenza, è riuscito (faticosamente) a maturare in maniera autoctona una certa esperienza e dei crediti personali, oppure è cresciuto nella redazione della casa editrice a cui appartiene in personaggio su cui andrà a lavorare.
E' per questo che, visto che la questione è già difficile e complicata di suo, nel caso la vostra aspirazione fosse quella di scrivere, per esempio, Dylan Dog, sarebbe meglio arrivare quanto più preparati possibile.




Dunque, la prima cosa da capire quando ci si confronta con un personaggio esistente, è che NON E' IL VOSTRO PERSONAGGIO. E' il personaggio di qualcun altro: del suo autore, per esempio, ma pure della casa editrice che lo manda in stampa.
Questo significa che la vostra visione del personaggio dovrà, in qualche misura, accordarsi con quella dei suoi creatori e proprietari.
Dovrete scrivere il personaggio esclusivamente come dicono loro?
No.
Dovrete trovare un modo per scriverlo che vada bene tanto a voi, quanto a loro.
Qualsiasi altro approccio non potrà che risolversi con un rifiuto da parte della casa editrice o con un'esperienza mortificante in termini autoriali per voi.




La prima cosa da fare quando si ha l'aspirazione a scrivere un personaggio altrui, è conoscerlo.
Che significa, leggerlo.
Sembrerà una cosa scontata, ma non sono stati pochi gli sceneggiatori che mi hanno sottoposto un soggetto per John Doe o di Dylan senza mai averne letto nemmeno un numero.
Documentarsi è lo sforzo obbligatorio minimo, da fare.
Poi, dopo aver letto, bisogna capire.
Che non basta ricordarsi che Dylan Dog è un indagatore dell'incubo che vive a Craven Road e ha un assistente con la faccia di Groucho Marx, per scriverne le storie.




Come il film qui sopra dimostra.

Cosa intendo dire quando parlo di "capire"?
Capire chi è DAVVERO quel personaggio, passando attraverso tutti i vari strati che lo compongono, fino a riuscire a vedere il volto dell'eroe che si nasconde sotto la maschera.
E qui torniamo alle prime lezioni di questo corso e alla tecnica di strappare di dosso tutte lo sovrastrutture per capire qual è il cuore della faccenda.
Rimaniamo all'esempio di Dylan Dog.
A spogliarlo di tutto, Dylan non è altro che un Amleto.




E' il dubbio. L'altro punto di vista. L'umano. Il fallibile. L'abbandono. Il sogno. E, forse, la morte.
Stabilito questo, dovrebbe risultare chiaro a tutti che scrivere una storia per Achille e metterci come protagonista Amleto, non sarebbe una così grande idea.
Capire con chi si ha che fare realmente, dovrebbe già aiutarvi molto nella fase di ideazione di una storia adeguata. Ma non basta.
Dopo essere andati a fondo, bisogna risalire verso la superficie e prendere in considerazione tutti gli elementi accessori che trasformano l'archetipico Amleto, in Dylan Dog.
In questa fase, bisogna badare al dettaglio. Ai tratti caratteristici del personaggio, alla sua storia, al suo modo di agire e reagire. Quando si avrà un'idea ben chiara del suo modo di rapportarsi al mondo e alle persone che ha intorno, sarà più semplice immaginare il tipo di reazione che avrà agli avvenimenti della storia che andremo a creare e in che modo parteciperà attivamente a essi.
Come ho già detto: avete presente quando uno scrittore dice che il suo personaggio si scrive da solo? E' una balla. La verità è che quello scrittore ha costruito talmente bene il personaggio e lo conosce talmente a fondo, che quando si trova a calarlo in una situazione, non deve esercitare alcuno sforzo di fantasia per immaginarsi come agirà. Il personaggio agirà secondo la sua natura. Tutto qui.

Oltre al carattere del personaggio, altrettanto valore dovrà essere dato ai luoghi topici della sua narrazione, alle tematiche delle sue avventure e al loro sviluppo.
Bisognerà conoscere quello che è stato raccontato e come.
Ma, soprattutto, dovreste stabilire quello che NON è stato raccontato e perché.
E' un elemento o un tipo di storia che si sposerebbe male con il personaggio o che sarebbe in conflitto con la sua natura o con la linea editoriale della casa editrice tutta (che è una sovrastruttura a cui tutti gli autori devono rispondere, indipendentemente su quale personaggio stiano lavorando)?
E se così non fosse, è utile per noi utilizzarlo?
E' qualcosa che vi appartiene e attraverso cui potrete mettere qualcosa di vostro nella storia? Vi lascia un margine adeguato per poter esprimere voi stessi o vi costringe ad andare contro natura?
In questa maniera, non solo avrete un'idea più chiara sull'adeguatezza della storia che volete raccontare in relazione al personaggio, ma dovreste anche cominciare a farvi un'idea se sia una storia adatta a voi.
Perché, lo ripeto di nuovo: prima il personaggio, poi l'editore, poi voi.
Dove "voi" rimane comunque una parte sempre fondamentale nell'equazione complessiva.

Se tutte queste condizioni (quelle del personaggio, quelle dell'editore e le nostre) sono soddisfatte, allora si potrà passare a scrivere la storia.
E, anche qui, bisognerà tornare all'analisi di quello che è stato già fatto e porsi un mucchio di domande.

- Il fumetto con cui vi state confrontando ha un suo stile peculiare nella narrazione al punto da doverlo ritenere parte integrante del personaggio stesso? Esempio, per Diabolik e così. Per Tex quasi. Per Dylan Dog o John Doe, molto meno.

- Che tipo di gabbia ha? Come viene usata? Si può usare la gabbia in altra maniera senza snaturare il codice del linguaggio del personaggio?

- Le didascalie come vengono utilizzate, se vengono utilizzate? Sono di tempo e di luogo? Sono del narratore onnisciente? Sono al servizio del flusso di coscienza di uno o più personaggi?

- Che tipo di linguaggio usano i personaggi? E' una lingua che cerca di emulare il vero o standardizzata  in funzione dei canoni di leggibilità? Vi lascia margini di poter mettere del vostro?

- Quanti balloon ci sono a vignetta?

- I personaggi parlano una sola volta per vignetta o più volte? Se parlano più volte, come sono utilizzati i balloon?

E via dicendo.

Come al solito, dovrete badare tanto a quello che c'è, quanto a quello che non c'è. E capire se quello che non c'è, è stato eliminato per un motivo specifico oppure, semplicemente, non è mai stato utilizzato perché a nessuno è venuto in mente di farlo (e, in quel caso, dovrete verificare se sia un qualcosa di davvero funzionale alla storia che volete raccontare e se non si discosti dallo stile del fumetto su cui state lavorando).
Una volta fatto questo, nella vostra mente si dovrebbe creare una specie di mappa.
Sulla mappa, un continente che è il personaggio, solcato da strade più o meno battute, che sono i filoni delle sue storie. Ci saranno indicate le sabbie mobili e le paludi, tutti posti da cui tenersi alla larga, e magari anche un paio di scorciatoie utili. A voi il compito di solcare nuovi percorsi che, magari, correranno paralleli e vicinissimi a quelli già tracciati ma che potrebbero anche divergere di parecchio, inoltrandosi in zone mai esplorate prima. L'importante, è che restiate nei confini della mappa. Perché se ne uscite fuori, cadrete giù dal mondo, nel terra delle storie rifiutate.



E anche per questa volta, è tutto.

2 commenti:

milanoromatrani ha detto...

Non per fare il guastafeste, ma negli anni 90 e nei primi 2000, gli sceneggiatori del tutto esordienti (o quasi) sono stati la norma. Per esempio, pensando a Dylan Dog mi vengono in mente: Chiaverotti (quando gli fu dato il compito di affiancare Sclavi, aveva alle spalle solo una piccola esperienza con i testi di alcune strisce di Bonvi); Paola Barbato (in un'intervista, dice: "Sono arrivata per caso alla Bonelli perché ho scritto una raccolta di racconti [...] Pensavo che da un racconto potessero trarre un soggetto per Dylan e magari comprarmelo, invece mi è stato proposto di tentare di scrivere alcune pagine di sceneggiatura"); Ruju (che era un doppiatore di cartoni animati (laureato in architettura, per altro) e anche il suo fu un esordio assoluto).
Diciamo che non è mai stato chiaro come avvenisse la selezione per entrare in Bonelli - dico Bonelli, perché Bonelli è il top del fumetto italiano: da una parte si sceglievano disegnatori sempre più bravi (con qualche eccezione, vista la mole di fumetti stampati), spesso provenienti dalle case editrici che tentavano la fortuna con i bonellidi in edicola (mi viene in mente tutto il gruppo Hammer, che ha contribuito alle fortune di Nathan Never e non solo - quindi anche Vietti come sceneggiatore), dall'altra non c'è stato un vero scouting per gli sceneggiatori.
Quindi - e non è una leccata di culo, perché non mi sto firmando col mio nome, e non ho alcun interesse in gioco - sono felice che oggi ci sia invece un vero scouting. Mi riferisco a cose come il Color Fest, che consentono a disegnatori che hanno un tratto più moderno, o comunque differente dallo standard Bonelli, di farsi notare. Ma mi riferisco anche all'ingresso di un certo tipo di autori nello staff di DyD - Ratigher ecc.
Resta però il fatto che esordienti assoluti ce ne sono stati e ce ne sono.
ciao

Vin.Mark. ha detto...

Salve Roberto,
la contattavo per sapere se fosse possibile sottoporre alla sua attenzione alcuni miei lavori e ricevere una sua valutazione.
La ringrazio anticipatamente per il tempo che vorrà concedermi e rimango in attesa di un suo cordiale riscontro.