21.3.16

Miller. Frank Miller.



Pare che la DC Comics non abbia approvato il testo che avevo preparato per il volume del Comicon La Grande DC dedicato a Frank Miller, che quindi non apparirà in suddetto catalogo.
Poco male.
Lo posto qui, che tanto, a conti fatti, sul web lo legge più gente.




LA VERA IDENTITÀ DI BATMAN

La storia di Frank Miller alla DC Comics inizia con un tradimento.
Sono i primi anni ottanta: Frank Miller non è più, solamente, un giovanotto dalla mano non troppo felice che passa da un lavoretto all'altro come disegnatore tappabuchi per editori grandi e piccoli.
Grazie all'arco di storie che ha scritto e disegnato per la serie Daredevil, tutti hanno capito di avere a che fare con un autore che è dinamite pura. Il merito va principalmente a quel Jim Shooter (editor in chief della Marvel in quegli anni), che per primo ha creduto in lui, dandogli spazio, libertà di manovra, e visibilità. Non è una cosa che debba stupire, del resto: Shooter è un personaggio anomalo per quegli anni, un maverick, un despota illuminato, uno straordinario uomo di marketing. E, soprattutto, un provocatore culturale purissimo. E come tale, ne sa riconoscere un altro. E' proprio Shooter che propone a Miller di realizzare qualcosa di nuovo, di autonomo, in cui dare pieno sfogo alla sua visione autoriale: una graphic novel per la neonata etichetta della Marvel, la Epic, dedicata a questo tipo di opere. Miller ci pensa sopra e accetta. Del resto è giovane, incazzato e di talento: le sfide gli piacciono. Inoltre, il Miller di quegli anni è affamato e onnivoro e oltre che agli Usa e al Giappone, il suo sguardo spazia anche verso l'Europa, dove incappa nelle straordinarie pagine di Moebius e Hugo Pratt e ha già in testa un'idea precisa di cosa gli piacerebbe fare: una storia ambientata tra Giappone feudale e il futuro, disegnata a mezza via tra il manga, il fumetto francese e quello italiano, il tutto deformato e fatto esplodere alla maniera dei comics USA.
Terrorismo artistico e culturale. Un fumetto d'autore sabotato dalla cultura pop e sparato a tradimento contro il lettore di supertizi in calzamaglia. Consapevolmente o meno, il progetto che Miller inizia delineare a Shooter è un'opera che concettualmente somiglia in maniera pericolosamente eccitante a quanto fatto pochi anni primi dai mostri sacri del fumetto mondiale sulla rivista Métal Hurlant.
E' qualcosa che nel bigotto, noioso, perbenista, panorama del fumetto americano dell'epoca, non si è mai visto. Qualcosa che, forse, non è adatta per la Marvel che, infatti, tentenna nello stargli dietro.
Ed è in quel momento che il tradimento viene messo in atto.
La DC Comics, che all'inizio degli anni '80 sta iniziando a fare interessanti esperimenti in ambito editoriale, coglie l'opportunità e si fa avanti. E' l'illuminata editor Jenette Khan (la stessa che poi starà dietro al Dark Knight Return, Watchmen, Sandman, tra gli altri) che contatta Miller e lo seduce, garantendogli non solo la libertà assoluta e un ampio potere decisionale per tutti gli aspetti dell'opera, ma anche tutto lo spazio e il tempo necessario. E tanti soldi in più.
Miller non può resistere a abbandona la Casa delle Idee per la Distinta Concorrenza.
Nasce così Ronin, una delle prime mini-serie DC stampate in edizioni di pregio.
Con una solida base economica e tutto il tempo a sua disposizione, Frank inizia una lavorazione anomala, decidendo di realizzare lo script del fumetto alla maniera degli europei, scrivendo l'intera sceneggiatura vignetta per vignetta, non limitandosi a quel grosso plot riassuntivo tipico del metodo all'americana reso celebre da Stan "the Man" Lee e Jack "the King" Kirby. Con la stessa tecnica di sceneggiatura, Miller scriverà poi tutte le sue opere più importanti (e le più solide) della sua carriera.
Una volta completato lo script, si passa ai disegni. E qui Miller si diverte e si lascia andare: da una parte porta coerentemente avanti il discorso già iniziato su Daredevil, sviluppando la narrazione su vignette a tutta fascia sovrapposte, frammentando l'azione in mille dettagli e dilatando i tempi narrativi (forte, in questo senso, l'influenza del fumetto orientale). Dall'altra parte, è sul segno che Miller sperimenta di più. Non dovendo più sottostare alle chine violente (e bellissime) di Klaus Janson, l'autore si permette il lusso di andare in direzione opposta, lasciandosi influenzare dai tratteggi ordinati e ossessivi di Moebius e dal feroce intreccio di linee del Kojima di Lone Wolf and Cub. Forse, per l'unica volta nella sua carriera di artista, Miller cerca il semitono, la sfumatura, il grigio.
Il risultato è interessante ma discontinuo. Evidenti e a tratti mal digerite le varie influenze, alcune pagine di Ronin hanno però un'efficacia e una visionarità che mai più si riscontrerà nell'opera del sindaco di Sin City. E' comunque nella pura e semplice narrazione per immagini, negli attimi che l'autore decide di mostrarci e nel modo in cui questa serie di attimi si legano l'uno all'altro, che l'opera trova la sua eccellenza. In quello e nella storia, che è bizzarra, originale e ardita, e che rappresenta all'interno del corpo dell'opera milleriana quasi un elemento alieno.
Gli esiti dell'operazione sono incoraggianti al punto da spingere autore e casa editrice a rilanciare e a osare davvero. Il lavoro successivo di quello che sta rapidamente diventando l'enfant terrible del fumetto USA andrà a toccare una delle tre icone sacre del DC: Batman, il cavaliere oscuro. 
Siamo nel 1986, adesso, e Il Ritorno del Cavaliere Oscuro impatta sul mercato dei comics americani in maniera devastante. La visione di Miller è oscura e provocatoria e antitetica a quella di un altro autore che, sempre il quegli anni, sta scuotendo la DC Comics e il mondo del fumetto tutto: Alan Moore. Moore è inglese. Miller americano. Moore è cerebrale. Miller scrive con la pancia. Moore è un autore fortemente politicizzato a sinistra, fieramente schierato contro la Thatcher e Reagan. Miller è un fascista zen (per dirla con le parole di John Milius) e se ironizza contro Reagan non lo fa perché lo ritiene un repubblicano iniquo e ottuso, quanto perché rappresentate di un governo troppo invadente, oppressivo e nemico di quello spirito di indipendenza e di liberismo propri della parte migliore (e di quella peggiore) dell’american way. Non è un caso che Miller, all'interno del Dark Knight Return, decida di raffigurare Superman, personaggio creato da due immigrati ebrei ed emigrante pure da lui (da un pianeta vittima dell’olocausto), come un potentissimo servo colluso del sistema, una creatura che vive alla luce del giorno e, per questo, accecata dal sole e incapace di vedere. Tutto il contrario del “dannato” Batman insomma, figlio di un magnate che si è fatto da solo, un giustiziere solitario e mascherato (al pari di tanti vigilanti mascherati che si facevano veramente giustiza da soli all’epoca dei pionieri americani, tipo il Ku Klux Klan), illuminata creatura della notte in grado di vedere quelle stelle che il sole cela alle creature diurne e, per questo, portatore di verità. Un uomo che non accetta padroni ma che è padrone del proprio destino e del destino di quelli più deboli e inconsapevoli di lui, gli ignavi. E se ci vedete una pesante lettura massonica in tutto questo, è perché c’è. Il Ritorno del Cavaliere Oscuro è un’opera viscerale di un autore incredibilmente dotato, un capolavoro di linguaggio, invenzioni, potenza e intensità. Ed è pure un fumetto reazionario fino al midollo che diventa un successo planetario e un opera di culto. Dopo un successo del genere, Miller vuole dimostrare la sua piena indipendenza rispetto al sistema. Quindi lascia la DC, torna in Marvel e sforna altri tre capolavori (Daredevil -Born Again-, Daredevil -Amore e Guerra, Elektra Assassin). Poi, come il cavaliere della valle solitaria che si allontana verso il tramonto dopo aver ammazzato tutti i cattivi, prende e se ne va di nuovo. Perché a Miller, Batman gli è rimasto nel sangue e sa di essere l'autore più significativo che si è mai confrontato con il personaggio. Gotham City è la sua città e lui gli appartiene. E' la volta di Batman -Year One-, capolavoro di misura e controllo in cui Miller fa vedere al mondo che sa scrivere una storia anche senza dover rompere tutto quello che ha attorno.
A fargli da compagno di giochi c'è quel David Mazzuchelli che è cresciuto con lui sulle pagine di Born Again e che adesso è arrivato alla piena maturità artistica. Insieme i due danno vita alla storia di Batman perfetta, riscrivendone per sempre il mito. Ovviamente, è di nuovo un successo enorme. La storia d'amore tra Miller e Batman sembra destinata a non finire mai.
E invece finisce in maniera subitanea. Frank vuole la libertà completa di raccontare quello che vuole e vuole più soldi. Anzi, quello che vuole davvero è una percentuale sulle vendite dei suoi volumi, una percentuale alta. La DC gli dice che la libertà gli verrà data a patto di accettare l'umiliante sistema censorio che le major del fumetto USA si sono imposti e, quanto alla percentuale sulle vendite, non se ne parla. La DC non è una di quelle nuove case editrici indipendenti che presto spariranno.
E poi, Batman non è una sua creazione, giusto?
E allora Miller prende e se ne va. Se non può più abitare a Gotham City da cittadino libero, allora fonderà la sua città. E la chiamerà Sin City.
Per parecchi anni le cose resteranno così, con Frank impegnato in vari progetti indipendenti (tra cui 300). Ma se Miller non ha bisogno della DC, la DC ha bisogno di Miller. E infatti lo richiama e gli propone di dare un seguito alla sua opera di maggior successo, Il Ritorno del Cavaliere Oscuro.
Per invogliarlo ad accettare la DC gli dice che può chiedere quello che vuole: Miller chiede la libertà totale.
E un milione di dollari.
Sono passati tredici anni dall'ultima volta che Frank si è confrontato con Batman. Cosa è successo nel frattempo? Il reaganismo è finito, il glam metal dimenticato, l’Unione Sovietica è storia, l’austerity clintoniana è venuta e passata, come il grunge. Ma, soprattutto, Le Torri Gemelle sono crollate e dalle loro macerie è nato il regno del terrore. A difendere la vita e gli interessi del il povero consumatore occidentale, c'è solo George W. Bush e la sua Guerra Santa 2.0.
Mai come in questo momento c’è bisogno che il crociato con il mantello torni a colpire.
Prima dell’uscita della miniserie, le leggende si moltiplicano: si dice che la storia verterà su uno scontro tra Batman e Osama Bin Laden, che da questa miniserie nascerà un nuovo universo supereroistico interamente progettato da Miller stesso, che se ne farà immediatamente un film con Clint Eastwood. E via discorrendo. L’unica cosa certa è che tutti lo aspettano con il fiato sospeso e che venderà un fantazillione di copie. E l’uscita del numero uno lascia tutti spiazzati. Miller sfoggia uno stile di disegno ultra essenziale, molto sintetico e fortemente caricaturale in un incrocio blasfemo tra l’ultimo Hugo Pratt e il primo Bob Kane. A rendere ancora più traumatica la cosa, Lynn Varley, la sua storica colorista e compagna, abbandona le sue velature analogiche in favore di un uso della colorazione digitale assolutamente straniante che la fa sembrare, a seconda delle pagine, una geniale punk eversiva intenzionata a sovvertire le convenzioni di una colorazione standardizzata o una principiante alle prese con i suoi primi esercizi al computer. E poi c’è la storia. Che è uno scherzo crudele. Miller non solo non realizza un seguito all’altezza del capolavoro che lo ha preceduto, ma non ci prova nemmeno. Quello che fa, invece, è farsi beffa di tutto e tutti. Ride, il vecchio Frank. Di sé stesso e dell'aurea di sacralità che ha investito il suo lavoro. Ride della DC, che lo ha coperto di soldi e che si aspetta un'opera dai toni epici e, invece, si ritrova per le mani un lavoro così satiricamente corrosivo da sembrare quasi una storia concepita dal Joker in persona. E, soprattutto (e questa è la cosa che i nerd non gli perdoneranno mai), Miller ride dei supereroi e della loro inalienabile ingenuità. L’unico personaggio che Frank Miller prende sul serio, l’unico che risparmia dalla sua furia iconoclasta, è lui, il dannato Batman, che nel Cavaliere Oscuro Colpisce Ancora viene rappresentato come un maestoso e terribile terrorista dell’ordine e della mediocrità costituita.
Nessun dubbio che Miller si identifichi al cento per cento nel suo uomo-pipistrello.
Il ritorno di Frank in DC è la pietra tombale dei bravi eroi in calzamaglia e il trionfo del cinico e beffardo vigilante.
Batman vive per sempre mentre i supereroi sono morti da un pezzo.
La risposta della critica è contrastante. La risposta del pubblico è univoca: odio puro.
Ma le vendite sono ugualmente stratosferiche. E allora si continua. E' la volta di All Star Batman e Robin, scritto da Miller e disegnato da un'altra star del fumetto USA: Jim Lee.
L'opera avrebbe dovuto fare da anello di congiunzione tra l'interpretazione del Batman del Year One,violenta, paranoica e ferocemente avverso alla polizia corrotta di Gotham City, figlia del periodo golden age del personaggio, e quella più moderata, amica degli sbirri e borghese della silver age. Un maniera per Miller di cominciare a cucire assieme tutte le sue opere in una sua visione unica e coerente. Purtroppo, per problemi mai del tutto chiariti, alle stampe arrivano solo i primi capitoli, fortemente interlocutori. Poi il progetto si arena e cade in quel limbo in cui si trova ancora oggi. Miller torna ai suoi lavori personali e il suo rapporto con la DC sembra definitivamente interrotto, anche per le cattive condizione di salute in cui versa l'autore.
Ma, come diceva Sean Connery: “mai dire mai”. E, infatti, il cavaliere oscuro (Miller, non Batman), colpisce ancora, tornando di nuovo sul luogo del delitto, quella Crime Alley in cui trovarono la morte i coniugi Wayne e nacque il crociato in nero.  E siamo alla storia recente.
Proprio in questi mesi sta venendo serializzata negli Usa la terza miniserie dedicata all'universo alternativo del Dark Knight Return e questa volta l'intenzione sembra sia quella di creare un “Millerverse” alternativo all'universo supereroistico ufficiale DC Comics. Miller ha annunciato anche un quarta iterazione dello stesso brand e poi, chissà cos'altro.
Quello che ormai sembra chiaro è che c'è un solo modo per portare via Batman da Frank Miller ed è quello di strapparglielo dalle sue fredde mani (per citare il motto della National Rifle Association). E io spero che questo accada il più tardi possibile, perché Miller non solo è uno dei più grandi fumettisti di sempre, ma è anche le vera identità segreta di Batman, con buona pace di quel debosciato di Bruce Wayne.



10 commenti:

The Passenger ha detto...

Non capisco perchè ti abbiano rifiutato il pezzo (che mi è piaciuto, hai fatto bene a divulgarlo su blog) anche se ad onor del vero certi concetti che un amante di Miller dovrebbe conoscere, spiattellati papali papali come li hai scritti tu, potrebbero dar fastidio e non essere politically correct...quindi capisco anche perchè te lo abbiano rifiutato (ma ti sei offerto tu di scriverlo o te lo hanno chiesto? perchè in base alla risposta cambia anche considerazione della vicenda)

ps Ti sei dimenticato di nominare anche Gianni De Luca. è impossibile che ad esempio in Elektra Miller non avesse letto gli adattamenti grafici fatti da De Luca per le opere di Shakespeare. Non credi?

RRobe ha detto...

Me lo hanno chiesto. Alla luce degli editoriali che ho scritto per il DKR, Il DKR2 e Ronin (che sono regolarmente pubblicati nelle edizioni attualmente in corso).
Vero, Gianni De Luca!

Slum King ha detto...

Lettura pazzesca, RRobe!

PaoloArmitano ha detto...

Potente il paragone con il kukluxClan...gran pezzo!

CREPASCOLO ha detto...

Bruce Wayne non esiste più da quella notte in cui i suoi genitori hanno preso x un vicolo male illuminato per fare prima e raggiungere i genitori del mito come i signori della Casa di El e tutti coloro che consegnano il loro figlio ad una missione alla quale non possono sottrarsi. Non è un debosciato, ma una maschera che Bats indossa ogni tanto. Nelle migliori interpretazioni, Wayne è persino sarcastico quando pensa alla classe che lo ha prodotto - si veda il Chris Bale finto ciucco che butta veleno sui suoi ospiti x indurli a lasciare di corsa il suo home - perchè ha capito che denaro e censo non ti proteggono dal momento, sceso il crepuscolo, in cui scopri che mamma e papà non hanno tutte le risposte e a volte nemmeno sanno formulare le domande nel modo migliore.
FM è stato + bravo di altri ad indossare il manto e correre nella notte come un pipistrello in fuga dall'inferno. Un bimbo scelto per ultimo quando si trattava di formare i team di baseball. Un provinciale smilzo e nasuto che arriva a New York con una tonnellata di schizzi di omoni in trench e li porta a Neal Adams che li fa a coriandoli , in più modi , tutte le volte fino a che FM non produce qualcosa di decente. Una spugna che assorbe e capisce roba che ai suoi contemporanei dice ancora poco. Il Darkartoonist.

Batman Year One - banale, I konow - è un romanzo hard boiled con protagonista Jim Gordon. Bats e Catwoman sono sullo sfondo. Malgrado la presenza di Dave - maquantomipiacealextoth - Mazzucchelli, non si tratta di un altro Born Again in cui Matt Picchiatello Murdock e Wilson Stopeggiodilui Fisk sono centrali.
E' comunque davvero una bella storia.
Sono parziale , lo ammetto. Crepascolino ha rischiato di chiamarsi o Giacchirbi o Frenmiller, ma temevo sarebbe stato preso per il lato B x anni dai suoi compagni di scuola e si chiama altrimenti. Non che Altrimenti sia poi così comune.
E' una citazione dei primi Tex in cui il ns ranger poteva osare un ineffabile " Pendaglio da forca o altrimentidetto ".

Andrea Finetti ha detto...

Cazzo mi hai sconvolto...gran pezzo!

Sam ha detto...

Cioè, dai a Superman del colluso, paragoni Batman ai terroristi e al Ku Kux Klan, depingi la DC come una spietata multinazionale il cui obbiettivo è quello di fottere chi lavora per lei ( cosa assolutamente vera, tra l'altro) e qualcuno qui si chiede perché la DC ha bocciato il pezzo ?

JH PROJECT ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
JH PROJECT ha detto...

Mah...! Che Miller sia un fascista zen, un fautore del liberismo economico (anzi, direi del liberismo morale), nulla da ribattere. Ma scrivere addirittura che Superman sia stato inserito come antagonista, o comunque come personaggio negativo e servile, in Il Ritorno del Cavaliere Oscuro, perché Miller lo ha inteso come l'immagine di un ebreo (e le "origini ebree" di Superman qui non sono in discussione; è in discussione l'importanza che hanno avuto in TDKR); e che Batman, l'eroe positivo, sia un vigilante puro nello stile del Ku Klux Klan, è un altro paio di maniche. E' un'opinione personale, supportata come può da prove, o in proposito esistono interventi di Miller o di terzi? In particolare il riferimento alla massoneria mi pare (pare!) abbastanza gratuito, più provocatorio che altro.
Secondariamente, a proposito del Cavaliere Oscuro Colpisce Ancora, una derisione del supereroe, per quanto sia indubbiamente presente - e su questo sono d'accordissimo con l'articolo -, mi pare venga qui e là mitigata da punte di sincero lirismo. La morte di Capitan Marvel e il discorso precedente con Wonder Woman, ad esempio, sono tra le pagine DC migliori che io abbia mai letto.
Bell'articolo, comunque! In particolare l'analisi di Ronin. Per The Dark Knight III: Master Race, tra l'altro, sto leggendo critiche entusiaste: Non vedo l'ora che arrivi in Italia :D

Itlas ha detto...

Ma si dai,diamo del fascista innamorato del Ku Klux Klan ad un autore solo perchè non se ne condividono le posizioni.
E lamentiamoci pure che il pezzo non sia stato accettato